FRANCESCA ROMANA AUGURI. 30 ANNI

CONDIVIDERE E PARTECIPARE, SONO LE CARATTERISTICHE PIU’ STRAORDINARIE CHE UN ESSERE UMANO PUO’ DESIDERARE DI AVERE E DI METTERE IN PRATICA. GRAZIE PERCHE’ IN TRENT’ANNI NON C’E’ STATA UNA VOLTA CHE NON ME LO HAI RICORDATO CON I TUOI COMPORTAMENTI.

Sono trascorsi trent’anni da quel 7 luglio 1991. Una vita, eppure ho precisamente in testa tutto ciò che quella domenica di tre decenni fa è accaduto, fin dalle due del mattino.

Sarebbe dovuta essere la giornata più bella della mia vita fino a quel momento, stava per diventare un incubo. Poi, come d’incanto, per magia, quando il mio cuore era ormai afflitto e rassegnato, eccoti arrivare, testarda più dei medici che erano intorno e che, anche loro, ormai erano con il cuore chiuso e sopraffatto: non avevano fatto i conti con te, con la tua enorme voglia di esserci, di partecipare, con la tua determinazione e la tua volontà.

Quando hai lanciato il tuo primo vagito io non c’ero: trent’anni fa non era così facile entrare in una sala parto e assistere. Vigliacco, non avevo il coraggio né la forza di sostenere tua madre: i medici avevano sconsigliato di esserci perché il parto non si presentava normale, anche se un parto non mai normale, anzi ha tutto della straordinarietà. Ecco, il tuo, oltre ad essere straordinario, si presentava difficoltosissimo.

Tua nonna c’era, però. Il coraggio di quella Donna era formidabile e il desiderio di stare vicino alla figlia nel momento più bello, ma adesso il più terribile, era più forte di ogni altro timore. Tua nonna non si è mai parsa d’animo, in nessuna occasione. Ha sempre trovato dentro se stessa la forza di reagire e di condividerla con gli altri.

Io, nel frattempo, roso dall’ansia, con un macigno sulla bocca dello stomaco, il fiato cortissimo, in affanno continuo, facevo su e giù tra ospedale, cortile, strada, di nuovo cortile e di nuovo ospedale.

Dalle due del mattino, quando tutto sembrava, invece, facile, sei venuta al mondo a mezzogiorno e mezzo, quasi dodici ore fra travaglio e parto. Dovevi nascere con il cesareo ma le sale operatorie erano occupate (sigh) e a tua madre dissero: “Signora, deve fare tutto lei. Lo deve fare da sola e salvare la vita a sua figlia”. Non furono queste le parole ma era questo il senso.

Tua madre è stata una leonessa, una tigre famelica contro il destino che già l’aveva privata di altri tre figli. No, a te non poteva perderti. E non ti ha perso!

Alle dodici e trenta di quel sette luglio, domenica, di trenta anni fa, ti ho amato appena ti ho visto e lo faccio tuttora. Forse non so dimostrartelo come desidereresti, forse non riesco a essere il padre cui ambivi, sicuramente non sono stato capace di stare al tuo passo, quindi non sono stato in grado di stare al tuo fianco e quelle volte in cui ci sono riuscito, mi sono sentito fuori luogo e inopportuno. Questo, però, non m’impedisce di continuare ad amarti, a volerti bene, a pensare a te come il proseguimento migliore di me e tua madre. Auguri Francesca Romana.

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