IL SUONO DELLE CAMPANE DI SANTA CROCE

I “SACRI BRONZI” HANNO SCANDITO LA VITA DI OGNI ARTENESE/MONTEFORTINESE, DALL’ALBA AL TRAMONTO. ECCO COSA SIGNIFICANO TUTTI I SUONI PROVENIENTI DAL CAMPANILE DELLA SVETTANTE CHIESA ARTENESE

Le genti della nostra Città fino a mezzo secolo fa erano quasi totalmente dedite all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. I contadini e i pastori rappresentavano il 93% della popolazione da mestiere. Nei secoli scorsi si era creata anche una piccola proprietà terriera ma, in molti casi, non permetteva di avere da vivere per tutto l’anno e per questo il contadino diventava anche allevatore, boscaiolo, affittuario.

Tutti questi lavori generalmente si svolgevano in terreni abbastanza distanti dalle abitazioni che si trovavano sempre, o quasi, in quello che oggi è il Centro Storico. Quando erano al lavoro, non avendo orologi (davvero pochi quelli che lo possedevano),  l’unico segnale che poteva dare una cognizione del tempo era il sole e, soprattutto, il suo delle campane.

Da tempo remoto le vite quotidiane di Montefortino/Artena. come delle altre comunità, veniva regolata dal levare del sole e dal calare della notte. Appena arrivava nuovamente la luce a Montefortino gli abitanti uscivano dalle case e si dirigevano verso i campi, accompagnati dal suono delle campane. E’ proprio il suono delle campane che permetteva di aprire e chiudere la giornata lavorativa.

Il suono delle campane aveva moltissimi significati e solitamente arrivava sull’intero territorio parrocchiale e oltre. Immaginate il suono della campana di Santa Croce in tempo dove non esistevano i rumori attuali, e dove la vita era caratterizzata da fragori appena appena percettibili, con quei campanili svettanti (lo era, svettante, anche il campanile della Chiesa antica in piedi fino al 1660) e dominanti.

La voce delle campane di Santa Croce era la voce del popolo e aveva un suo linguaggio segnando il tempo della comunità di Montefortino/Artena.

A Montefortino, subito dopo l’alba suonava la campana del mattino che era chiamata “Campana Mattutina”. Questo era il suono che dava la sveglia e ricordava ai cittadini di recitare l’Angelus Domini, una preghiera dedicata alla Madonna.

Alla fine della giornata lavorativa una campana suonava tre volte a distanza di un’ora ogni squillo, ed era un suono variabile, deciso dall’avanzare delle stagioni.

Prima del tramonto, un’ora prima per la precisione, suonava l’Ave Maria. Il suono ricordava di lasciare il lavoro e mettersi in cammino verso casa perché il sole cominciava a calare. L’usanza voleva che al suono di questa campana si doveva recitare una preghiera per i malati e i moribondi del Paese. Questo suono, in alcune zone montane, era definito l’Ave Maria delle ventitrè, perché essere alle ventitrè significava essere quasi alla fine del lavoro o della vita.

Dopo un’ora dalla prima Ave Maria, si sentiva un nuovo suono di campane. Questo suono significava la fine ufficiale del giorno, ed era riservato a quelli che ancora si trovavano fuori in cammino verso casa e li si avvertiva che si dovevano affrettare mentre recitavano l’Angelus Domini.

A distanza ancora di un’ora, a Santa Croce suonava una terza Ave Maria che avvertiva che la notte era arrivata per cui sarebbe stato pericoloso rimanere ancora fuori. Durante questa Ave Maria doveva recitarsi il Requiem Aeternum.

Le campane di Santa Croce, oggi suonano, oltre alle ore, anche i quarti e quindi comunicano una precisa cognizione del tempo. Secoli fa, però, non era ugualmente così e le campane suonavano certamente solo a mezzogiorno. Il suono serviva per indicare una pausa dal lavoro sui campi, ma anche a far recitare ai contadini e ai pastori l’Angelus Domini.

La recita, tre volte al giorno della preghiera, aveva lo scopo di far recitare l’Angelus nello stesso tempo in cui lo recitavano nei conventi e nei monasteri.

A volere il suono delle campane di mezzogiorno fu Papa Callisto III nel 1456 per ringraziare della vittoria che l’armata cristiana ottenne contro i turchi nella battaglia di Belgrado.  Fu, però, Pio V a ottobre del 1571 a ratificare, imponendolo a tutti, il suono della campana di mezzogiorno, per ricordare la vittoria cristiana nella battaglia di Lepanto.

Ad Artena (Montefortino) la prima volta che si sentì il suono delle campane di mezzogiorno fu quello delle campane della Chiesa del Rosario, fatta edificare da Orinzia Colonna, proprio per ringraziare il Signore dopo la vittoria di Lepanto, in cui gran parte ebbe suo cugino Marcantonio Colonna.

Il suono delle campane, inoltre, serviva (serve) a richiamare i fedeli alla Messa e indicava, anticamente, quanto mancava all’inizio della funzione religiosa. Un’ora prima della Santa Messa a Santa Croce si suonava il “Doppio”. Dopo mezz’ora la campana di Santa Croce suonava ancora e il suono era definito Ave Maria. Dopo un ulteriore quarto d’ora la campana suonava ulteriormente con un suono detto “Cenno”. Cinque minuti prima dell’inizio della funzione, la campana risuonava, e al termine di questo suono partiva lo scampanio di una campana più piccola e il suono era definito “Ultimo”. In questo istante i fedeli dovevano già essere in Chiesa.

Nei giorni delle feste pasquali le campane non si suonano e si dice che le campane “sono legate” per rispetto al Cristo morto.

Ad Artena il suono delle campane era sostituito dal Tricche Tracche, un attrezzo composto da due assi che si battevano tra loro e il suono veniva accompagnato dal detto: “Tricche Tracche Santa Croce, Pizza Calla e Vino doce”.

Fra i suoni delle campane c’era (c’è) anche il “suono a martello”. Dovete sapere che le campane destinate all’uso sacro vengono consacrate, sono dette perciò “Sacri Bronzi”, in tal modo vengono sottratte a qualsiasi uso profano, non strettamente legato al culto di Dio e ad avvenimenti religiosi. Sono però ammesse alcune eccezioni e tra esse quella di segnalare pericoli pubblici. Il suono adibito a questo motivo è il “Suono a Martello” e la campana che la effettua è definita Santa e a questa campana le genti di Montefortino hanno attribuito il potere di scongiurare gravi calamità naturali. La campana Santa  era spesso segnata dall’incisione: “Vinco le folgori, quieto i venti, rallento le piogge

Quando a Santa Croce suonava la Campana Santa suscitava grande emozione in tutti i montefortinesi, che venivano invitati a lasciare il lavoro sui campi o le abitazioni per riunirsi nella pubblica piazza.

Il campanaro di Santa Croce per suonare “a martello”, che doveva essere un suono rapido, secco a brevi intervalli, saliva sul campanile e azionava il batacchio a mano.

A Montefortino la campana suonava (suona) anche per i morti. L’angonia, per tradizione, è il suono riservato ai defunti. Suona quaranta volte se il defunto è un uomo e trentanove se a morire è una donna, e se durante l’angonia suona contemporaneamente l’orologio, vuol dire che si porta via un’altra persona. Questo è quello che raccontavano i vecchi artenesi.

Ma il suono più bello delle campane di Santa Croce è quello detto “a distesa” che comunica una festa, in special modo la festa della Madonna delle Grazie. Ecco, durante questo suono Artena cambia aspetto e il suono delle campane raggiunge l’anima di ogni artenese.

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