NON CI SONO FONTANE DEL BERNINI AD ARTENA

LO SCULTORE AVEVA UN RAPPORTO QUASI INDISSOLUBILE CON IL CARDINALE BORGHESE, SUO PRINCIPALE COMMITTENTE MA AD ARTENA NON E’ PRESENTE ALCUNA SCULTURA ATTRIBUIBILE ALL’ARTISTA. NEMMENO DELLA TESTA DI MEDUSA SUL CAMINO DEL PALAZZO BORGHESE E’ CERTA L’ORIGINE

Una precisazione sta nel titolo di questa storia, una precisazione che appare doverosa perché molti equivocano attribuendo al Bernini la cosiddetta fontana seicentesca che sta in piazza Ginepro Cocchi. Qualcuno ha addirittura attribuito la conchiglia della piazza della Resistenza allo scultore barocco.

Questa falsa credenza è probabilmente attribuibile al fatto che Gian Lorenzo Bernini compose un sodalizio stretto con il suo committente più importante, Scipione Borghese, che è stato per quindici anni, dal 1615 al 1630, padrone assoluto di Artena, allora Montefortino.

In realtà Bernini è probabile che non sia mai stato a Montefortino e che le opere a lui attribuite sono, in vero, da ascrivere ad altri. Anche la famosa testa di Medusa che campeggia su un camino del Palazzo Borghese, potrebbe non essere di lavorazione berniniana, ma questa è un’altra storia che potete approfondire leggendo il mio ultimo libro Ottocento, storie di quando eravamo Montefortino.

La fontana seicentesca, che è al centro della piazza, non solo non è ascrivibile al Bernini, ma non è neanche del seicento, almeno non la maggior parte di essa.

Quella fontana, così come la vediamo, è stata inaugurata il 3 novembre 1960. Fu il sindaco Gino Bucci a farla realizzare e Don Alessandro, parroco di Santo Stefano, fu chiamato a benedirla la sera di quel giorno.

La fontana oggi. Manca assolutamente di manutezione e attenzione

L’acqua in quel luogo fu condotta dopo il 1870, dopo la costruzione dell’acquedotto Canalicchi che portava – finalmente – l’acqua al centro di Artena. Al tempo quello – evidentemente – non era il centro del Paese ma la zona più vicina all’ingresso di Artena, prima della salita del Borgo, dove fisicamente iniziava il centro abitato. Era stato un successo clamoroso per l’amministrazione Mannucci/Rangoni l’arrivo dell’acqua ad Artena. Prima di allora, infatti, le donne si rifornivano nei due pozzi che erano posti ai limiti del Paese: Puzzabballe, dove è ora il Bar Steccone, e Puzzonovo, dalle parti del Ristorante Ciacitto/Salvatori. L’acqua di fonte era un miraggio che quell’amministrazione riuscì a rendere vero.

Per abbellire la zona, l’amministrazione acquistò una fontana di mostra che era stata fino a quel momento all’interno di Villa Torlonia a Frascati, che fu istallata nella piazza nel 1881. Quella fontana era certamente antica forse anche seicentesca ma nessuna prova la attribuisce allo scultore Gian Lorenzo Bernini.

La fontana originale, portata ad Artena nel 1871

La fontana originale era stata realizzata su un basamento alto non più di dieci centimetri di sampietrini romani, contornato da quattordici colonnette alte poco più di mezzo metro di marmo bianco, unite tra loro da una barra di ferro ricurvo.

Sopra al basamento era posta una prima vasca di forma rettangolare con i lati corti arrotondati e al di sopra veniva una seconda vasca ovale, sorretta da un pilastrino finemente lavorato da dove sgorgavano due fontanelle ai lati opposti.

Durante la seconda guerra mondiale la fontana, colpita duramente dalle bombe, andò quasi distrutta. Era diventata un residuato bellico, rabberciata con il cemento, non aveva più l’originale forma architettonica.

All’inizio del 1960 l’allora sindaco Bucci decise di toglierla e ricostruirne un’altra. Si rivolse a un marmista di Roma, certo Cipolloni, che nella capitale era ben considerato. Questi fece uno schizzo e un preventivo. A questo punto venne in mente di ricostruire la fontana com’era in origine, cercando di recuperare il materiale che era rimasto intatto dalla vecchia fontana.

Il lavoro fu affidato all’architetto Franco Melotti che realizzò un progetto che costava un milione e 320 mila lire. Una somma esorbitante per l’epoca.

Quasi la metà di quella somma la pagò la ditta “Rinascente S. Coop” di Serre di Rapolano[1].

Il 13 ottobre 1960 un enorme camion, come ad Artena non se n’erano mai visti, arrivò in piazza con tutti i pezzi della fontana nuova. I pezzi enormi di marmo era davvero difficoltoso scaricarli soprattutto perché potevano rompersi e inoltre tutta l’opera doveva essere montata.

Gli operai del comune lavorarono dall’alba a tarda sera e alla fine riuscirono a montare la nuova fontana.

Anche questa era posta su un basamento di sanpietrini, su cui era sormontato un altro basamento, contornato da quattordici colonnette di marmo bianco, di cui otto originali, e due colonnette più alte da cui usciva l’acqua.

Al centro del basamento era posta la prima vasca, simile all’originale e sopra una seconda vasca, a forma di scodella ovale, sorretta da un pilastrino lavorato, completamente diverso dall’originale.

Appena montata qualcuno suggerì di illuminarla. Cosa fatta.

La fontana negli anni sessanta, subito dopo la nuova inaugurazione
L’incisione sulla colonnina dedicata a San Francesco
L’altra incisione, dedicata al popolo di Artena

Su una fontanella posta su una colonnina esterna fu incisa la scritta: “Laudato si mi Signore per sora acqua, la quale è molto utile et umile et preziosa et casta – San Francesco”.

Sulla colonnina opposta fu inciso: “Questa fontana secentesca, l’anno 1944 da eventi bellici distrutta, il 4/11/1960 per volere dei cittadini, a cura dell’amministrazione popolare, venne ricostruita a decoro e centro di Artena, pegno di civiltà, di progresso, di pace del suo laborioso popolo – Sindaco Bucci Gino”. Sulla pancia della vasca fu inciso: “Architetto Melotti Franco – ricostruzione 1960

Del Bernini, quindi, nemmeno l’ombra.

Così come non è del Bernini quella fontana realizzata su piazza della resistenza: una conchiglia posta sulla vasca. Quella è una fontana degli anni ottanta del XX secolo, senza alcun rilievo storico.

La fontana di piazza della Resistenza

[1] Gino Bucci: Il mio paese ha cambiato volto. Colleferro 1970. Pag. 46

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