ARTENA, LA PRIMA AD ANDARE AL…CINEMA

LA PRIMA SALA CINEMATOGRAFICA DELLA ZONA FU APERTA AD ARTENA. E IL PRIMO FILM PROIETTATO E’ STATO LA VITA DI GIOVANNA D’ARCO IL 22 LUGLIO 1910.

Più volte abbiamo parlato su questo blog delle tante pellicole che hanno avuto come location Artena, ma non tutti sanno che la nostra Città è stata la prima nell’intera Regione (esclusa Roma) ad avere una sua sala cinematografica e la prima proiezione fu realizzata nel pomeriggio del 22 luglio 1910, festa della patrona.

Ho trovato un manifesto nei vari archivi che visito per le mie ricerche, che pubblicizzava proprio quella giornata.

La storia del cinematografo di Artena non può essere distinta dall’attività dell’Asilo San Marco delle suore vincenziane di Artena. All’inizio del novecento, la gioventù di Artena si trovava in una situazione di quasi totale abbandono. La scolarità era praticamente sconosciuta e bambini e ragazzetti venivano immediatamente condotti sui campi dai genitori: due braccia in più facevano comodo in un’epoca caratterizzata da una profonda miseria che oltre all’economia, si ripercuoteva nella crescita civile della famiglia.

In quel momento storico, però, la popolazione cominciava a riconoscere i vantaggi dell’opera dell’Asilo e ne ammirava l’educazione che le Figlie della Carità, impartivano alle bambine e alle giovanette, che potevano frequentare, dopo l’Asilo, anche le scuole elementari che erano state concesse alle suore vincenziane, e il laboratorio dove imparavano a diventare brave donne di casa.

E’ cosa molto consolante vedere con quanto amore le giovanette corrispondono alle affettuose cure delle loro educatrici! Basta osservarle quando a gruppi scendono festanti per la via discoscesa che le conduce alla scuola, impazienti di tornare alle usate occupazioni e di ascoltare la voce delle loro maestre…”[1]. Così scriveva, in occasione del XXV anniversario dell’Asilo, scriveva padre Silvio Caratelli dell’oratorio di San Filippo neri di Perugia e primo alunno dell’asilo di Artena.

I maschietti, dopo l’asilo, come abbiamo ricordato, erano costretti sui campi a lavorare la terra fin dalla giovane età. Tutti questi ragazzi però, avevano dei buoni ricordi del periodo passato all’asilo e nei giorni di festa, quando non c’era da lavorare i campi, guardavano invidiosi le ragazze e i bambini di due/tre anni che venivano accolti nelle sale dell’asilo non solo per il catechismo, ma anche per rappresentazioni teatrali, per feste scolastiche o per giochi ginnici. Questa invidia, che era sana e senza malizia, li portava ad infastidire il lavoro delle suore ogni qualvolta vi era il ricreatorio festivo. Chi se la prendeva con il campanello, suonandolo in continuazione, chi, invece, lanciava sassi ai vetri delle finestre. Una forma di protesta insomma, come a dire: “pensate anche a noi” oppure “anche noi desideriamo partecipare al ricreatorio”.

Le rimostranze dei ragazzi artenesi ebbero effetto a partire dal 1907, quando la superiora dell’asilo, Suor Luisa, la Mammere di Artena, chiese, ottenendolo, di aprire anche un ricreatorio festivo indirizzato ai ragazzi. All’opera furono chiamati i Missionari del Sacro Cuore. Il loro superiore, fondatore della provincia romana, padre Giovanni Genocchi, s’incontrò con suor Luisa e s’impegnò a mandare da Roma un paio di sacerdoti in ogni giorno festivo, con le spese di viaggio a carico della famiglia Borghese. I primi tempi si alternarono padre Santolini, padre Scinto, padre Zafferana, poi fu inviato ad Artena un sacerdote appena ordinato, il ventiquattrenne padre Bartoli.

Padre Umberto Bartoli era nato a Pisa il 24 agosto 1883. Fin da piccolo aveva mostrato i segni di una precoce vocazione.

Ogni domenica lasciava la Capitale di buon’ora, arrivava alla stazione di Artena alle otto, dove l’attendeva un calesse che lo portava ad Artena e alle nove era già tutto pronto per accogliere i ragazzi.

In breve tutto il paese si affezionò a questo prete giovane, volitivo, concreto, autorevole, Divenne ben presto discepolo e contemporaneamente maestro di suor Mammere.

I giovani accorrevano entusiasti alle porte dell’asilo, e da quei giorni l’ozio delle giornate festive si trasformò in studio della musica, nelle attività sportive, e formarono un’associazione che si chiamava “Virtù e Dovere”.

Padre Bartoli veniva da Pisa dove era nato e dove aveva vissuto gli anni dell’infanzia e della giovinezza. Molto probabilmente aveva partecipato, a sedici anni, all’inaugurazione della prima sala cinematografica italiana che nacque proprio a Pisa, il Cinema Lumiere, costruito del retro del palazzo Sforzini nel 1899. Da allora aveva visto molte proiezioni ed era rimasto affascinato, a tal punto che fece acquistare dai Missionari del Sacro Cuore, una Lanterna Magica. Era uno strumento di proiezioni d’immagini dipinte, su una parete bianca in una stanza al buio. Un proiettore di diapositive ante litteram, insomma. Le proiezioni avvenivano nella casa dell’Aquila che il principe Borghese aveva messo a disposizione del ricreatorio festivo maschile.

Immaginate i volti di quei giovani artenesi che vedevano quelle immagini e che ne rimanevano affascinati, fantasticando su un mondo che non conoscevano.

Padre Bartoli, osservando lo stupore e l’entusiasmo con cui i giovani partecipavano a queste proiezioni e notando che anche le ragazze, questa volta loro invidiose, si mostravano interessate, chiese all’ordine di acquistare un apparecchio per le proiezioni di film.

Quei giovani non sapevano nemmeno cosa volesse dire la parola film, nè sapevano immaginare che da quello strumento potessero uscire immagini in movimento.

Nel 1910 il cinema stava muovendo i primi passi: le sale cinematografiche nelle grandi città si erano moltiplicate dalla prima proiezione pubblica che in Italia era stata effettuata a Porta Pia a Roma, dove venne presentato il cortometraggio di Filoteo Albertini La presa di Porta Pia. Era il 1896 e il film durava dieci minuti.

Fino al 1899 i film venivano proiettati in saqe cinematografiche ricavate nei bar o nei locali da ballo. Ma dopo l’esperienza di Pisa, i cinema divennero sale esclusive di proiezione. In quei primi anni il film che si proiettava non aveva alcuna importanza, il cinema rappresentava un polo di aggregazione sociale, di divulgazione culturale, di innalzamento della fantasia. Era certamente uno dei divertimenti più apprezzati da tutti i bambini e ragazzi, era un regalo che i genitori concedevano ai figli, ma negavano anche, secondo i meriti conseguiti durante la settimana.

Proliferarono in breve le sale parrocchiali, e Artena fu la prima nell’intera Regione ad averne una.

La macchina di proiezione che aveva acquistato padre Bartoli era di ultima generazione e anche il tecnico che aveva portato con se era un esperto della nuova arte. Decise, di concerto a Suor Luisa, che il Cinema doveva essere inaugurato il giorno delle festa patronale.

La sala fu ricavata nella parte sottostante l’Asilo, quella in cui i cancelli danno su Piazza dell’Unione e quella che è stata sala cinema fino agli anni ottanta del XX secolo e che oggi ospita, invece, la Polizia Provinciale.

Nel 1910 nelle sale cinematografiche erano di moda alcuni cortometraggi comici, specialmente di due personaggi che andavano per la maggiore: Tontolini e Cretinetti. Le storie goffe e incredibili di questi due personaggi erano conosciute dai primi cinefili del tempo.

Gli attori erano due francesi: Ferdinand Guillaime era Tontolini, un popolano italiano, sciocco e maldestro, capace di suscitare entusiasmo grazie alle sue capacità funamboliche e di arrampicatore; Cretinetti era interpretato da Andrè Deed, e anche in questo caso il personaggio imbranato suscitava risate e ilarità nel pubblico. Dopo di loro arrivò Ridolini e poi il più grande di tutti, Charlot.

Per la proiezione inaugurale, però, Padre Bartoli aveva pensato a tre pellicole diverse. Il 22 luglio 1910 si aprirono le porte della sala cinematografiche dell’asilo. Alle sei del pomeriggio venne proiettato il film di Mario Ceresini, Giovanna D’Arco, realizzato nel 1908. Subito dopo venne proiettato Ettore Fieramosca, un film del 1909 e per ultimo venne proiettato un documentario di Filoteo Albertini del 1906: L’arrivo di Buffalo Bill a Roma.

Giovanna D’Arco durò 13 minuti; Ettore Fieramosca durò 20 minuti e il documentario su Buffalo Bill, che raccontava l’arrivo di William Cody in Italia nel 1890, durò 20 minuti.

Il pomeriggio proseguì due ore, e quando il pubblico usci dalla sala era entusiasta, sorpreso, meravigliato. I ragazzi e le ragazze erano stati accompagnati dai genitori anche loro i curiosi di vedere questa nuova invenzione. Nelle prime sedie erano seduti il sindaco di Artena Virginio Prosperi, Suor Luisa e Padre Bartoli. Dietro di loro c’erano i bambini e i ragazzi divisi in maschi e femmine e nelle sedie più arretrate i genitori.

Da quel 22 luglio 1910, furono allestite altre decine di proiezioni. Artena per mezzo secolo ebbe ben quattro sale cinematografiche: quella originaria delle suore, quella dei frati francescani e poi altre due sale cinematografiche quella di padre Bartoli, al Palazzaccio, e quella di Sor Valenti, poi della famiglia Pomponi, in via Scipione Borghese. Oggi Artena non ha alcuna sala cinematografica!


[1] Silvio Caratelli: Dell’asilo infantile di San Marco. Artena 1910. Pag.11

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