OGGI LA MADONNA DI ARTENA IN PROCESSIONE

SARA’ UNA PEREGRINATIO MARIAE CHE DA SANTA MARIA RAGGIUNGERA’ TUTTO IL TERRITORIO DI ARTENA, COMPRESE LE FRAZIONI. LA STATUA SARA’ POSTA SU UN FURGONCINO SCOPERTO E ATTRAVERSERA’ STRADE E CAMPAGNE CHE NON HANNO MAI VISTO LA SUA PRESENZA. PERO’ IO IMMAGINO SEMPRE LA PROCESSIONE E VE LA VOGLIO RACCONTARE

Oggi è il giorno più importante per la devozione mariana di Artena. Un giorno che ogni artenese attende per un anno intero, al fine di rendere omaggio alla Madonna delle Grazie, vera protettrice dei cuori degli artenesi.

La fede per questa Immagine, ritenuta sacra e miracolosa, investe tutti senza distinzione di classe, ceto, età, genere, idee, Non c’è un artenese che almeno una volta nella vita non sia stato testimone del passaggio della Statua sulle strade cittadine, e anche quelli più diffidenti rispetto alla fede, hanno sentito battere il cuore più velocemente.

Oggi, però, la lignea Statua della Madonna di Artena sarà tra noi solo per un rapidissimo passaggio.

Una Madonna itinerante, questa è la novità di quest’anno in assenza ancora della Processione numero 291. Peregrina è la parola giusta per definire in questo 2021 la “nostra” Madonna, nel senso del significato originario di forestiero, straniero, che si trova fuori dal proprio paese e che per questo è un fatto inusitato che è causa di meraviglia. E, infatti, la processione di quest’anno è una vera novità: per la prima volta la Sacra Immagine, nel giorno deputato alla solenne ricorrenza processionale, toccherà tutto il territorio di Artena, comprese le frazioni.

La bella e cinquecentesca Statua raggiungerà la Chiesa di Maiotini, quella di S. Egidio, la Chiesa di Macere, quella del Colubro, quella del Convento e quella del Selvatico, passando per le Valli, via Velletri, via Ariana, via Giulianello, e tornando, prima delle dieci, a Santa Croce, dove quest’anno resterà quindici giorni.

La scelta di effettuare una Peregrinatio Mariae è stata del parroco don Antonio di concerto alla confraternita della Madonna, dopo aver sentito le autorità militari, dell’ordine pubblico e amministrative. L’Immagine sarà posta su un furgoncino scoperto e trasportata – per la prima volta – su tutto il territorio, attraversando strade e campagne che non hanno mai assistito al passaggio mariano.

Per la seconda volta consecutiva l’emergenza sanitaria non ha consentito la manifestazione così come l’abbiamo sempre vista. La raccomandazione, evidentemente, è quella di non affollarsi ad attendere il passaggio, ma aspettarla davanti casa, oppure nei luoghi dove sosterà per pochissimi minuti con tutte lo precauzioni del caso suggerite dal momento di crisi sanitaria.

Anche questa, seppur diversa, è una presenza tangibile della fede che la Città riversa per la Madonna delle Grazie, una fede che è ancora precedente alla prima processione del 1731.

La storia della Madonna di Artena è ormai ampiamente conosciuta: sono stati scritti racconti, addirittura libri, che con dovizia di particolari parlano della “nostra” Madonna.

E’ leggendario il suo arrivo a Montefortino, è leggendaria la sua sparizione, è leggendario il suo ritrovamento ed è leggendaria la storia della Processione.

Il passaggio aglio Sepporteco

Immaginiamola, allora, la Processione, chiudiamo gli occhi e proiettiamoci alle sei di questo pomeriggio.

Il sindaco con la fascia tricolore è arrivato alle cinque accompagnato dalla macchina dei Vigili Urbani, con lui il Comandante della Polizia Locale in alta uniforme, con la fascia blu. Alla spicciolata arrivano nel Santuario di Santa Maria gli altri amministratori e il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri. Tutti prendono posto nelle prime file dei banchi della chiesa, in attesa che il Vescovo vesta i paramenti per celebrare la Santa Messa, quella che precede la Processione. Nel frattempo centinaia di persone comuni hanno raggiunto la Chiesa: è difficile trovare spazio all’interno, e allora gli organizzatori cominciano a sistemare la fila che precederà la Processione.

I confratelli della Madonna, dopo il consueto pranzo che li accomuna, arrivano in chiesa alcuni già vestiti, altri in abiti civili ma coi il saio in mano. Arrivano anche gli altri confratelli, quelli delle confraternite che partecipano alla Processione con i Cristi fiorati o con gli Stendardi. Arrivano i fratelli Settimo e Giancarlo Fioramonti che da generazioni sono deputati al trasporto del Crocione. Loro sono già vestiti: in due devono farsi tutto il tragitto dandosi il cambio per portare un pesantissimo Crocefisso.

La banda musicale, nel frattempo, sta cominciando a suonare, e i fedeli intonano i canti tradizionali: “Evviva Maria, Maria evviva, evviva Maria e chi la creò. Affetti e pensieri dell’anima mia, lodate Maria e chi la creò. Evviva Maria Maria evviva. Per farla sua madre pria d’esser fanciulla ifin dalla culla Iddio la mirò. Evviva Maria Maria evviva, evviva Maria e chi la creò”.

Dentro la Chiesa la Santa Messa prosegue con il Vescovo, mons. Apicella attorniato da uno stuolo di sacerdoti di Artena ma anche degli altri comuni.

Fuori dalla Chiesa continuano ad arrivare i fedeli. Il piazzale è piccolo per contenere tutti, allora il tamburino che da il via alla Processione comincia ad incamminarsi lungo la discesa della Costagliardini, seguito da tanti bambini regolarmente vestiti da Angioletto, accompagnati dalle mamme. A For de Porta il tamburino si ferma per permettere alla doppia fila che precede l’Immagine di sistemarsi nel migliore dei modi.

Dopo gli Angioletti, tradizione vorrebbe che ci fossero “un numero vistoso di zitelle, vestite di bianco manto con corone di fiori sul capo, le quali tutte nella mattina hanno ricevuti i Ss Sacaramenti”. Negli anni successivi le zitelle sono diventate prima le comunicande e le cresimande e poi le giovanette non ancora sposate, quindi ritenute vergini, regolarmente vestite di bianco, simbolo della purezza, con un velo in testa ricco di fantasie floreali e un nastro celeste al collo. Una tradizione che si è perpetuata fino agli anni settanta del XX secolo.

Mentre a For de Porta la doppia fila si compatta anche con tante altre donne, ma anche uomini, che si aggiungono alla Processione, dalla Chiesa cominciano ad uscire i Cristi fiorati portati dai rappresentanti delle confraternite. Sono otto e sono stati terminati tutti al mattino di oggi, quando il Sole non aveva ancora scaldato la terra e tra la guazza dei campi gli infioratori sono andati a raccogliere i papaveri che inghirlanderanno il Cristo.

Il tamburino entra in Paese alle sette di sera, seguito dalla lunga fila di donne ognuna con una candela in mano. Fino a qualche anno fa non era raro vedere donne scalze con in mano enormi ceri, erano il loro ringraziamento alla Madonna per qualche miracolo ricevuto o per penitenza. Ecco, il tamburino è sulla via Vittorio Emanuele, quasi a ridosso di via Roma, che si sente il forte boato del botto scuro, prima uno, poi due poi tre. E’ il segnale che la Sacra Immagine è uscita dalla Chiesa di Santa Maria. E’ in quel momento che ogni casa artenese apre la porta all’arrivo della Madonna. Intanto in piazza centinaia di persone aspettano trepidanti l’arrivo della Processione. Le strade che sbucano sulla piazza sono come tribune di uno stadio: via Cavour è presa d’assalto considerata la sua conformazione che permette di osservare l’arrivo della Processione fin da sotto il “sepporteco”. Anche via Principe Amedeo è un luogo privilegiato con quelle scale a forma di palco e quel terrazzo piano che getta lo sguardo sulla piazza. Tanta altra gente è alla Cona, alla confluenza, cioè di via Garibaldi con la piazza stessa. Entrano per primi gli Angioletti che si vanno a posizionare lungo la via XX settembre, pronti per ripartire. Poi arrivano le donne, che come di consuetudine cominciano quello strano percorso i cui passi sono scanditi dal suono del tamburino, che tra un’andata e un ritorno, formano un serpentone aggomitolato su stesso. E nel frattempo cantano: “Viva la Vergine che Artena Onora, la gran Signora del nostro amor” e poi si ode il grido “VivaMmaria” ripetuto per tre volte a cui risponde sempre la folla con “VivaMmaria”. E mentre la piazza si riempie, si canta ancora: “Dall’aurora tu sorgi più bella, coi tuoi raggi fai lieta la terra, e fra gli astri che il cielo rinserra, non v’è stella più bella di te. Bella tu sei qual sole, bianca più della luna, e le stelle più belle, non son belle al par di te”. Alle otto passate, dopo che tutti i Cristi sono stati posizionati sui ganci posti sul muretto della piazza, si fa silenzio…. Dal “sepporteco” entra la banda con un suono di giubilo e subito appresso arriva la Sacra Immagine posta sulla “macchina”. Gli spallatori la portano fino al centro della piazza dove tutti possono guardarLa, ma è certo che Lei guarda tutti, e poi la trasportano all’interno della piccola cappella costruita sulla piazza. Comincia ad essere buio quando il Vescovo inizia l’omelia, e dopo dieci minuti circa, una salve di mortaretti annuncia la ripartenza della Statua. Le donne ricominciano a cantare: “Mira il tuo popolo o bella Signora che pien di giubilo oggi t’onora. Anch’io festevole corro ai tuoi piè. O Santa Vergine prega per me”. Molti Angioletti, stanchi già per il cammino effettuato hanno abbandonato la Processione. C’è da capirli sono piccoli e si sfastidiano facilmente. Il tamburino arriva in piazza dell’Unione dove l’attende ancora una folla traboccante. Pensate che fino agli anni settanta, la piazza Unione era l’ultimo momento per vedere la Sacra Immagine a valle, da lì, infatti, la Statua se ne tornava a Santa Croce. Da qualche anno gli organizzatori hanno allungato il tragitto che oggi arriva fino a via Giuseppe di Vittorio. L’allungamento permette di vedere la Processione a più persone, molte affacciate alle finestre, ma anche un abbandono della stessa Processione da parte delle persone che magari transitano vicino casa a cui non va proprio di tornarsene fino a Santa Croce. Il cammino di ritorno, infatti è più rapido. Ci si ferma di meno, la doppia fila è molto meno vasta e non ha bisogno di controllo da parte degli organizzatori.

Intorno a mezzanotte l’Immagine è sul sagrato di Santa Croce, dopo la salita del Paese da Via Cavour e via Crognaleto, certamente il tratto più faticoso per gli spallatori, che, scalzi sui sampietrini sconnessi, sfidano ogni legge del dolore. La banda suona e la gente urla “VivaMmaria” mentre l’Immagine entra nella Chiesa parata a festa. Starà lì, la “nostra” Madonna, per otto giorni, tutti la potranno visitare e tutti potranno a Lei raccomandare il loro cuore.

Vi ho raccontato le mie emozioni in un altro anno senza Processione, spero di avervi fatto cosa gradita.

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