ARTENA. UN NOME, UN FALSO STORICO

IL NOME DELLA CITTA’ CHE OGGI ABITIAMO E’ RIFERITO ALL’ARTENA RACCONTATA DA TITO LIVIO, FAMOSA CITTA’ VOLSCA. LE RICERCHE HANNO DETTO SENZA DUBBIO CHE QUELL’ARTENA ERA MOLTO PIU’ A SUD. LA RICHIESTA DEGLI AMMINISTRATORI NEL 1873 ERA ARTENA DE VOLSCI, POI CAMBIATO NELLA SOLA ARTENA

La pianta della Città al Piano della Civita

Tra le storie che amo raccontare e che riguardano la nostra comunità, vi è quella della Città sconosciuta di Piano della Civita, quella Città, cioè, da dove facciamo partire la storia di Artena.

Sperando di non provocare reazioni dagli amici archeologi che giustamente rivendicano il diritto di raccontare le storie legate alla loro professione, mi accingo sommessamente a scrivere di quell’antica Città e non lo faccio da archeologo – che non sono – ma in qualità di appassionato studioso di vicende locali.

L’estrema punta settentrionale dei Monti Lepini che s’incunea tra due valli parallele, quella del Trerus (Valle del Sacco o Latina) e quella Tirrenica, e che affaccia lo sguardo sui Colli Albani, è occupata dai resti di una grandissima città megalitica di cui non si conosce il nome. Gli archeologi che hanno studiato i resti dell’insediamento, non hanno stabilito con precisione di che città si trattasse.

Il primo a studiare l’insediamento fu addirittura Philipp Cluver, considerato il fondatore della geografia storica, che all’inizio del XXVII secolo, ricercò su queste nostre montagne la città di Ecetra, che fu la capitale dei Volsci, ed ebbe un ruolo preminente per tutto il V secolo a.C. negli scontri tra Roma e i Volsci. Subito dopo Cluver vennero altri studiosi che non confermarono l’ipotesi del primo. Lukas Holste, anche lui geografo e storico, al Piano della Civita riconosce ed indentifica la città di Virto (Ortona), mentre Anastasius Kircher, nella sua storia del Lazio del 1671, identificò nella città al Piano della Civita in origine Vitellia e poi Corbio.

Per oltre tre secoli si continuò a identificare nel Piano sopra Artena ora una Città ora un’altra.

Nel 1873 Montefortino, antico toponimo di Artena, cambiò nome, perché in quel momento storico le ricerche che si stavano effettuando al Piano identificavano quei resti nella Città di Artena. Non parve vero agli amministratori del tempo poter restituire alla Città una toponomastica che ne avrebbe nobilitato le origini. Artena, infatti era una grandissima città Volsca che per lungo tempo tenne testa a Roma, da cui fu assediata. Per quanti sforzi facessero i romani non riuscivano ad espugnare Artena. Seppero farlo solamente grazie a un servo traditore che fece entrare le truppe romane di nascosto nella Città. Tito Livio racconta il fatto.

“Quell’anno si ebbero tribuni militari con potestà consolare Caio Valerio Potito, Manio Sergio Fidente, Publio Cornelio Maluginense, Cneo Cornelio Cosso. Caio Fabio Ambusto, Spurio Nauzio Rutilo. Si combattè con i Volsci in battaglia campale tra Ferentino ed Ecetra; l’esito della battaglia fu favorevole ai romani. Fu quindi iniziato l’assedio di Artena, città dei Volsci. Durante un tentativo di sortita, poi, si offrì l’occasione ai Romani di fare irruzione nella città dopo avervi ricacciato il nemico, e tranne la rocca, essa fu interamente conquistata; nella rocca, difesa dalla sua posizione naturale, si ritirò una schiera d’armati, mentre al di sotto di essa molti uomini furono uccisi o fatti prigionieri. Si pose quindi l’assedio alla rocca; ma non si poteva prenderla di forza, perchè aveva un presidio sufficiente rispetto all’ampiezza del luogo, ne v’era speranza s’arrendesse, perchè tutto il grano posseduto dallo Stato era stato trasportato là prima che la città fosse presa, e si sarebbe rinunciato all’assedio se uno schiavo non l’avesse proditoriamente consegnata ai romani. Introdotti da lui attraverso uno scoscendimento, i soldati presero la rocca; e mentre trucidarono le guardie, tutti gli altri si arresero. Abbattuta la rocca e la città di Artena, le legioni furono condotte via dal territorio[1].

Quell’Artena, però, come descritto da Livio è tra Ferentino e Ecetra, quindi sicuramente più a sud dell’attuale sito di Piano della Civita.

Da qualche tempo si afferma che la gente che viveva nella nostra montagna non era volsca. In effetti i Volsci che scesero nel Lazio meridionale arrivarono sulla Valle del Sacco incuneandosi fino alla Valle del Liri, poi approfittarono dell’interruzione della catena montuose dei Lepini, e attraverso la Valle di Amaseno, aggirarono i monti e invasero la pianura tirrenica risalendo a nord fino a dopo Velletri, dove trovarono la strada sbarrata dai romani. Quindi, pare proprio che non penetrarono sulla nostra montagna. A questo si aggiunga che i Volsci cominciarono la loro discesa verso il Lazio Meridionale tra il VI e il V secolo a.C., quando cioè le testimonianze archeologiche affermano che un primo insediamento era già presente sul Piano della Civita. Filippo Coarelli, archeologo già docente di storia romana e di antichità greche e romane all’Università di Perugia, è chiaro su questo fatto: “…per i Volsci conosciamo il nome e il sito approssimativo del principale centro del culto comunitario, Ecetra: questa non può essere identificata con Artena, come di recente si è tornati a proporre, ma va localizzata nella zona del basso Sacco, nei pressi di Supino e Morolo[2].

Coarelli rispose a Lorenzo Quilici che nel 1982 nel libro La Civita di Artena (Roma 1982 pp. 168-171) ripropose come Ecetra fosse sul Piano della Civita.

Non voglio entrare nella diatriba sull’argomento fra due dei più grandi archeologi viventi, ma è pacifico che tra le ipotesi possiamo escludere quasi del tutto che quella Città fosse Ecetra e, soprattutto, Artena. Quindi il nome della nostra Città arriva da un clamoroso falso storico, nato da un insieme di ricerche testimoniate come vere, ma per nulla comprovate da fatti, documenti, iscrizioni che ne certificavano la veridicità.


[1] Tito Livio: Ab Urbe condita. Libro 4 – cap. 61

[2] Filippo Coarelli: “Roma, i Volsci e il Lazio antico in atti del convegno Crisi e trasformazione della società arcaica dell’Italia antica. 19-21 nov. 1987. Roma. Pubblicato per la Scuola francese di Roma 1990 pp 135-136

Un pensiero riguardo “ARTENA. UN NOME, UN FALSO STORICO

  1. Sono convinta della giusta affermazione, che in questo articolo stai dimostrando.Ma ora io conosco Artena con questo nome..è sono contenta ,un bel nome.(affermazione del tutto personale)Mi dispiace che non viene considerata di piu,un po come una Cenerentola,più bella delle sue sorelle,ma poco messa in luce..Abitavo a Roma ,ma finché non ho preso casa qui,non sapevo neanche della sua esistenza e neanche altri lo sapevano..Pare che duranti i secoli e sempre stata un po penalizzata ,messa da parte.Forse è una mia impressione,da prendere come tale.

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