ROMANO MIO PADRE. SONO 87!

COME OGNI ANNO FESTEGGIO IL COMPLEANNO DEL MARESCIALLO. LUI NON C’E’ PIU’ DAL 2014, MA E’ IN OGNI LUOGO IN CUI SONO IO. ECCO LA SUA FAMIGLIA

Mio padre, in basso a destra, con la sua famiglia, il 20 aprile 1981 alla Torricciola

Domani 26 aprile, mio padre, il maresciallo Romano, avrebbe compiuto 87 anni. Mio padre non c’è più dal 2014. Molti di voi lo hanno conosciuto. A‘ngrognalito sicuramente lo conoscevano tutti. Era nato lì sopra nel 1934 da Remigio e Letizia, primo di sei tra fratelli e sorelle: dopo di lui nacquero Renzo, Antonio, Gabriele, Assuntina e Mirella.

Una famiglia nata dal nulla e non è per dire, proprio perché prima di mio nonno Remigio non c’era niente.

Remigio, conosciuto da tutti come Orderiggi, figlio di enne enne, abbandonato alla nascita da una madre “che non ha inteso farsi riconoscere”, ma che lui ha sempre cercato, fino agli ultimi giorni della sua vita.

Orderiggi nacque a Roma nel 1909, il 17 aprile, nella clinica denominata Panunzi, in via Arco de’ Banchi, proprio di fronte a Castel Sant’Angelo.

Nacque e fu abbandonato. Portato, dopo due ore dalla nascita, al brefotrofio di Roma che si trovava in piazza San Cosimato. Iscritto all’anagrafe di Roma il giorno dopo e subito inviato a balia a Castel di Tora, nella famiglia di Caterina Franchi che aveva perso una figlia di poco tempo, lo stesso giorno che era nato Orderiggi.

Dopo un anno e mezzo a Castel di Tora, Caterina riportò mio nonno al brefotrofio. Rimase nelle gradi sale dell’edificio per altri sei mesi, poi arrivò una coppia di sposi da Artena, un paesello a sud di Roma.

La coppia non poteva avere figli e Augusta, detta Peppina, la moglie, aveva deciso, di concerto al marito Cesare della razza Sardabanchi, di andare a prendere un figlio all’orfanotrofio.

Appena arrivarono furono subito affascinati da questo bimbetto di un anno e mezzo, biondo e con gli occhi chiari. Con queste caratteristiche in quel paesello non c’erano: i bambini erano quasi tutti scuri, con tratti marcati e vigorosi. Faceva specie un bambino arzillo, vispo e più delicato nei lineamenti.

La casa di Peppina e Cesare, che si trovava a via dell’Ostetrico a venti passi da Santa Croce, dopo un paio di anni, a sorpresa, fu allietata da un figlio legittimo che divenne il fratello di Orderiggi, anzi, in quel paese fu sempre definito il fratellastro. Ma non era un problema per Remigio che, però, quando ebbe l’età della ragione si sarà chiesto più volte: “Perché io mi chiamo Aimati e mio fratello si chiama Priori?” E quando lo avrà domandato alla madre, lei sicuramente avrà risposto: “Te simo toto aglio loco”, volendo dire che “ti abbiamo preso all’orfanatrofio”.

Da quel momento Orderiggi, mio nonno, pur essendo felice con Peppina e la famiglia Sardabanchi, ebbe un desiderio, quello di conoscere la vera madre.

Le ricerche, a distanza di oltre un secolo, le proseguo io, me lo chiese lui prima di morire, ma è un esercizio che vale per me, i suoi due figli rimasti in vita e tutti i nipoti. Gli altri, quelli che non ci sono più, l’hanno già incontrata.

Remigio detto Orderiggi, anche lui ora parte integrante dei Sardabanchi, a venti anni s’innamorò di Letizia Martini, figlia di Gabriele e Assunta. Gabriele era quinto di sei figli, tutti contadini di padre contadino che aveva il possesso di mezza Casademunno. La razza, per farci capire meglio, è quella dei Baffotto.

Assunta, la moglie di Gabriele, era una Colubrara, della razza Mazzone, forte, autorevole e fanatica. Era una donna che io non ho visto mai ridere, che parlava pochissimo, ma quando lo faceva erano sentenze! Assoluta dominatrice della terra di Casademunno, e cuoca, che a mangiare i suoi cibi piangevi per la commozione, per troppo che erano buoni: un’estasi per il palato e per gli altri gusti. Un’emozione!

Da Assunta e Gabriele, nacque Letizia che nel nome aveva la fotografia del carattere. Guardavo mia nonna Letizia e mi nasceva un sentimento di gioia intima e serena.

Remigio e Letizia si sposarono a febbraio del 1933.

Mio padre nacque l’anno dopo.

Romano lo hanno conosciuto in tanti, era un uomo di alto spessore morale. Leader carismatico. Per me fondamentale! E’ stato un uomo che ha avuto il merito di sapersi confrontare con tutti: sapeva parlare con i giovani e con i suoi coetanei; sapeva parlare praticamente di tutto, non ha vacillato mai di fronte a nessuno e alle avversità del quotidiano, aiutato in questo dalla moglie Luigina. Solo la malattia e solo nell’ultima settimana, lo ha sopraffatto, ma finché ha potuto ha urlato la gioia di vivere.

Dopo di lui, in questa famiglia nata dal nulla, nacquero Renzo che se ne è andato nel 2020, preceduto dal suo primo figlio, mio cugino Remigio. Poi nacquero Antonio e Gabriele, che restano gli ultimi baluardi della seconda generazione degli Aimati. Anche le sorelle più piccole non ci sono più. Assuntina fu la prima, nel 2009, il marito Claudio l’aveva anticipata di un paio di anni. Poi lo scorso anno, anche la più piccola, Mirella, la professoressa di matematica, l’orgoglio di tutti, ci ha lasciato raggiungendo l’amata sorella, la mamma, il papà e i fratelli.

Immagino che domani, 26 aprile, saranno tutti insieme attorno a un tavolo a festeggiare gli anni di mio padre, così come in vita amavano trascorrere i giorni più belli dell’anno tutti insieme alla Torriciola, di fronte alla pasta che faceva zio Mario, alla Faraona che cucinava zio Claudio o ai carciofi alla matticella che faceva mio padre.

Una famiglia intera, la mia famiglia. Ciao Papà.

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