IN RICORDO DI ANNA

ANNA STOPPANI, MADRE CARISSIMA DEI MIEI AMICI LUCIANO E STEFANO, E’ STATA UNA DONNA CHE HA PRECORSO I TEMPI

Anna Stoppani, 16 anni, con il fratello Alberto, diciottenne

Ho conosciuto Anna Stoppani da bambino perché frequentavo i suoi due figli: Luciano e Stefano. Luciano è nato un paio di mesi prima di me, a dicembre del 1960, mentre Stefano è più piccolo di un paio di anni.

A dire il vero non siamo proprio cresciuti insieme, anche se per un periodo abbiamo condiviso le aule di un corso di inglese. La nostra amicizia si è cementata durante le scuole superiori, quando abbiamo frequentato lo stesso Liceo Scientifico di Colleferro e tutte le mattine ci trovavamo alla fermata del bus e poi condividevamo il chilometro a piedi che dalla fermata dell’auto ci portava all’edificio scolastico. E’ in quel periodo che abbiamo intessuto un rapporto di frequentazione più duraturo e che spesso ci conduceva anche a vere e proprie goliardate reciproche.

Poi Luciano ha intrapreso l’Università e la sua carriera si è sviluppata in un crescendo di successi fuori da Artena. Stefano, il fratello, è stato più presente sul nostro territorio e per un periodo ha svolto anche la figura di consigliere comunale.

In quei momenti i rapporti si sono dilatati, ma ad Artena, in via Mazzini, abitava sempre la loro mamma Anna e ogni volta che la vedevo era un piacere salutarla e lei accoglieva il mio saluto sempre con quel sorriso dolce che la contraddistingueva. Non mancavo mai di chiederle di Luciano e Stefano, e lei, umile come possono esserlo le persone perbene, non si è mai vantata dei figli che stavano avendo successo nella vita.

Anna è morta sabato mattina, colpita, come tante altre anime fragili, dal covid. La malattia è stata repentina, non ha dato tempo ai medici di porre riparo e soprattutto non ha dato tempo a Luciano e Stefano di accarezzare la madre per l’ultima volta. So che Luciano è sempre stato vicino alla mamma con la preghiera, so che la stringeva al cuore ogni attimo, e così faceva Stefano, pur colpito, anche lui, dalla malattia.

Desidero parlare di Anna, consentitemi, però due parentesi dedicate ancora a Luciano e Stefano, che sono sintomatici dell’educazione che i due fratelli hanno ricevuto da questa donna che, poi vedremo, precorreva i tempi.

Luciano non ha mai fatto mancare la sua professionalità e la sua qualità di giornalista e scrittore in molte attività allestite ad Artena, non ultima la sua partecipazione al giornale Altra Artena impreziosito dai suoi interventi. Stefano l’ho rivisto dopo qualche tempo per caso a Roma il 31 marzo 2017. Ero con mia moglie e festeggiavamo l’anniversario del nostro matrimonio. Lui lo sapeva, probabilmente lo aveva letto su uno dei social che ormai c’informano di tutto. C’incontrò sotto Palazzo Valentini quello che era sede della provincia di Roma in via IV Novembre. Ci fece gli auguri e poi ci disse: “Venite con me”. Partimmo a piedi da Piazza Venezia fino ad arrivare al Colosseo dove ci regalò una visita all’anfiteatro. Fu un gesto sorprendente che apprezzammo molto e che difficilmente dimenticheremo.

Ecco, Luciano e Stefano sono i degni figli di Anna.

Anna era nata nel 1936, nella città, più cosmopolita di quel periodo: Istanbul, che chiamavano ancora Costantinopoli. Guardando il Bosforo Anna è cresciuta fino ai venti anni.

Istanbul. La città natale di Anna

Suo nonno Pietro, nato da una famiglia della borghesia lombarda, era un ingegnere che aveva lavorato prima per le ferrovie del Cairo e poi per il famoso Oriente Express. Si era stabilito a Istanbul che in quel periodo storico dava ospitalità a tanti altri italiani, a greci, a francesi, ad armeni. C’erano ebrei e c’erano turchi, evidentemente, ma erano una minoranza. In questo ambiente in cui si respirava l’aria tanto cara ad Agata Christie, Pietro conobbe Anna Veneziani, la nonna della nostra Anna.

L’amore fra i due fu straordinario e da questa unione nacquero tre figli maschi e tre bambine, tra essi nacque Luciano, il padre di Anna e nonno del mio amico. I sei giovanetti furono inviati a studiare in Lombardia e tronarono sul Bosforo solo dopo gli studi.

Luciano, il padre di Anna, era diventato un agrario e seppe costruire una impresa di apicoltura, mentre uno dei suoi fratelli divenne il presidente della Banca di Roma a Istanbul.

Nel 1932 Luciano venne attirato in Italia dalla bonifica pontina ed ebbe l’incarico di dotare tutti i poderi di alveari, oltre ad insegnare apicoltura alla Facoltà di Agraria di Littoria. Allo scoppio della guerra, però, i progetti furono messi da parte.

Quando Anna nacque, la famiglia Stoppani era già abbastanza famosa in Italia.

Pensate che un suo prozio era Antonio Stoppani, l’Abate il cui volto abbiamo visto per anni sull’etichetta del formaggio Bel Paese. Antonio Stoppani è stato un geologo, un paleontologo, soprattutto un patriota. Fu talmente importante per il Risorgimento e per l’Unità d’Italia, che l’ex primo Ministro Spadolini nel suo libro “Gli uomini che hanno fatto l’Italia” gli dedica un intero capitolo. Pubblicò, nel 1876, il “Bel Paese”, un’opera divulgativa sulle scienze naturali che rimase lungamente come opera educativa tra le più diffuse in Italia al pari di Pinocchio e Cuore. Antonio Stoppani era amico personale di Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini, ed è stato il primo professore di geologia in Italia. Fondò, insieme a Quintino Sella, il Centro Alpino Italiano.

Il formaggio Bel Paese con la figura del prozio di Anna
Il Bel Paese libro di Antonio Stoppani

Un altro cugino di Luciano Stoppani fu Vescovo in Sudan, e una sua cugina era Maria Montessori.

Questo per dirvi che tipo di aria si respirava in casa di Anna.

A venti anni la giovane donna venne in Italia per fare visita al padre  che aveva stabilito la sede della sua azienda Miele Stoppani, a Valmontone.

Fu lì che Anna conobbe il marito Renato Lanna che era diventato amico del padre di Anna. Bastò uno sguardo per farli innamorare. Renato era di Artena e dopo quattro anni Anna lasciò Istanbul (o, come la chiamavano, Costantinopoli), lasciò il Bosforo, lasciò una città meravigliosa e incantevole, per venirsene ad Artena, a testimonianza di come l’amore è più forte di ogni altra cosa.

Ad Artena Anna ha trascorso il resto della vita, prima a via Mazzini e poi a Colle Siciliano. Anna era davvero una gran bella ragazza: dolce, delicata, raffinata, ed era una donna che percorreva tempi non ancora percorsi dalle donne dell’epoca.

Si presentò ad Artena in jeans, quando ancora non si sapeva cosa fossero, oltre a vestire i pantaloni ogni giorno e girare in bicicletta, che era una vera e propria rivoluzione per una donna della fine degli anni cinquanta ad Artena. A questo si aggiunga che Anna come lingua principale parlava il greco, anche se conosceva perfettamente anche l’italiano e il francese.

Nel giro di poco tempo Anna divenne una leader delle giovani donne artenesi, soprattutto quelle che si erano appena sposate.

Anna lavorava e a quell’epoca era già uno sconvolgimento, ma lo divenne ancor di più quando decise di smettere di lavorare per pensare all’educazione dei figli in maniera diretta, ed infatti Luciano e Stefano forse sono stati gli unici bambini artenesi a non frequentare l’asilo delle suore. Fu lei ad insegnare ai figli a leggere e a scrivere fin dai quattro/cinque anni.

Era una donna che aveva sempre al collo una macchina fotografica per fermare ogni istante che lei reputava interessante. Animava tutto il quartiere tra Via Mazzini, Via di Vittorio e Via Gramsci, organizzando feste e incontri con tutti i bambini che poi portava in gita a Roma e in altri luoghi.

Da cristiana, senza alcun tentennamento, si comportava ogni giorno, non solo perché partecipava alla vita del volontariato delle Dame della Carità vincenziane, ma proprio per gli atteggiamenti quotidiani. Non c’era giorno, ad esempio, che Anna non cucinava per le vecchiette del suo quartiere o che non andasse a trovarle. Era straordinaria nei lavori femminili: ha ricamato e cucito praticamente sempre e lo ha fatto principalmente per far contenti gli altri a cui ha regalato corredi, tovaglie, asciugamani, tende, ecc.

Aveva parenti sparsi in tutto il Mondo: in Svezia, in Svizzera, in Grecia, negli Stati Uniti, in Germania, e ogni Estate, quando tutti si riunivano, sembrava di stare alle Nazioni Unite. E tutto si svolgeva a casa Lanna, perché Anna aveva la dote di saper allestire banchetti per trenta persone in una mezza mattinata.

Anna era una donna forte e allo stesso tempo sensibile; leader carismatica animata da un’autorevole grazia, da garbo e da delicatezza.

La sua morte è stata una grossa perdita e non solamente per Luciano e Stefano.

Anna Stoppani

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