ASSUNTA DEL BAR CI HA LASCIATI

LA DONNA AVEVA 87 ANNI ERA CONOSCIUTA DA TUTTO IL PAESE. IL SUO BAR ERA QUASI UN’ISTITUZIONE PER ARTENA.

Ecco Assunta Fiorellini da giovane insieme al marito all’interno del suo locale (per la foto ringrazio Pietrina Coltrè)

E’ stato Claudio Proietti, il figlio, a comunicare attraverso i social della scomparsa della madre Assunta Fiorellini. Assunta era una donna di 87 anni che ha rappresentato per centinaia di persone una sorta d’istituzione.

Assunta fa parte di quelle persone che rimangono nell’immaginario collettivo e che segnano un’epoca che, purtroppo, ormai non c’è più.

Assunta aveva perso il marito molto giovane, a tal punto che io che ho sessant’anni, non ne ho memoria. Poi nel 1991 perse anche l’adorato figlio Domenico detto Memmo, in un incidente stradale, mentre andava a vedere la sua squadra del cuore a Torino, la Juventus, impegnata in una partita di Coppa. Con lui, quella sera, c’era Sergio Talone detto Bettega, che rimase illeso, ma che sarebbe morto qualche mese più tardi sempre per un incidente stradale, quello dello scuolabus.

Assunta ha convissuto per anni con questo immane doppio dolore: prima il marito e poi il figlio.

E’ sempre stata una donna forte, però, che non si è mai persa d’animo e che dalle tragedia è sempre stata brava a risollevarsi.

Lo fece quando rimase vedova e con i figli piccoli, in quel momento storico decise di continuare a lavorare nel suo locale, aperto con il marito, in una zona nuova di Artena, subito dopo il piano di Ricostruzione, a ridosso dei palazzi definiti “palazzi Valentini” che, però, quando lei aprì il locale ancora non erano stati costruiti.

Quel locale originariamente era una sorta di osteria/trattoria dove Assunta, che era proprietaria e cuoca,  non faceva mai mancare un piatto di spaghetti agli avventori. Spesso in quel locale si organizzavano anche pranzi di matrimoni.

Un matrimonio festeggiato presso la trattoria di Assunta nel 1964 (per la foto ringrazio Pietrina Coltrè, questi sono i suoi genitori)

Ho un ricordo flebile, ma allo stesso tempo ben impresso di quando gli impiegati di banca uscivano dalla PIO X, che si trovava dove è oggi la Popolare del Lazio, e se ne andavano a mangiare un boccone da Assunta prima di tornarsene al lavoro.

Quando Memmo e Claudio, i figli, crebbero, quella osteria/trattoria diventò un bar e nel giro di pochi mesi divenne uno dei bar più frequentati di Artena.

Il locale si ingrandì e intanto erano cresciuto intorno i palazzi ed era stata realizzata una piazza.

Per i giovani d’allora (io c’ero) due erano i punti di aggregazione: il Muro del Pianto, di cui ho spesso parlato in questo blog, e il bar di Assunta.

Si stava al Muro del Pianto e poi si decideva di andare a prendere un caffè o un gelato da Assunta, anche se, a dire il vero, pure gli altri bar di Artena erano frequentati: Francesco, Antonio, Augusto, Cancia, Paino, il Maracanà, questi erano i bar della mia adolescenza.

Il bar di Assunta era assiduamente frequentato dai ragazzi, anche perché Claudio, sul piano superiore al bar, aveva ricavato una sala biliardo dove i più grandi giocatori di biliardo di Artena si riunivano per giocare partite mozzafiato. Claudio li ha sfidati tutti ed oggi è uno dei più abili giocatori di biliardo in circolazione.

Non posso dimenticare che in quel Bar ho visto, insieme ad altre centinaia di persone, i mondiali di calcio del 1982. In special modo è lì che ho visto Italia-Brasile 3-2 partita leggendaria, ed è lì che ho visto la semifinale con la Polonia, oltre ad aver visto altre partite di calcio.

La domenica ci si riuniva al pomeriggio davanti all’ingresso del bar con una grossa radio che Memmo e Claudio collegavano all’esterno per ascoltare “Tutto il calcio minuto per minuto”, poi a fine partita, dopo una discussione su quello che era accaduto, si entrava nel bar si accendeva la televisione per vedere “Novantesimo minuto”.

E lei, Assunta, c’era sempre, con il suo grembiule bianco, dietro al bancone che guardava ogni comportamento e che se qualcosa non andava bene interveniva e si faceva sentire.

Ancora oggi, che il bar non è più di proprietà della famiglia, si dice “vado al bar d’Assunta”, a significare quanto sia stato così forte il legame tra lei e il suo locale, tra lei e il territorio e tra lei e gli avventori.

Oggi, giorno dei funerali di Assunta, siamo tutti un po’ più soli: ci rimane il ricordo. Un bel ricordo, però!

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