ONORE AL VALOROSO DOMENICO PROSPERI

TRENTATRE ANNI FA, A BRESCIA, IL 7 FEBBRAIO, VENIVA FERITO MORTALMENTE IL NOSTRO CONCITTADINO CHE CON UN GESTO EROICO SVENTO’ UNA RAPINA E PERMISE LA CATTURA DI PERICOLOSI DELINQUENTI. UNDICI GIORNI DOPO QUELL’AZIONE, L’EROE MORI’ IN OSPEDALE

Domenico Prosperi

L’otto febbraio del 1988 a Brescia la giornata era serena. Non faceva freddo né c’era umidità. Domenico Prosperi, agente scelto di Polizia viaggiava in borghese con la collega Maria Angela Natali, su un’auto civetta della sezione antirapina della squadra mobile di Brescia.

Prosperi era nato a Colleferro il 6 dicembre 1954. Era di Artena. Era in Polizia dal 1° dicembre 1977, quando fu inviato nella scuola allievi di Vicenza per frequentare il corso di addestramento alla fine del quale fu assegnato alla squadra mobile di Brescia.

La mobile bresciana appena tre mesi prima da quel giorno di febbraio, aveva chiuso la storia sanguinosa della banda della Valcavallina, un gruppo di rapinatori della profonda provincia bergamasca che aveva imperversato anche a Parigi, a Londra, a Zurigo a Rotterdam. Il capo, Pierluigi Facchinetti, aveva 31 anni ed era il leader della ferocissima banda, autore di sanguinose rapine e di fughe rocambolesche dalle carceri di mezza Europa. La mattina del 20 novembre Facchinetti era alla guida di una Delta Turbo, con lui c’era l’altro rapinatore, Mauro Nicoli, La Polizia intercettò l’auto alla periferia di Polaveno e dopo un conflitto a fuoco, uccise Facchinetti. Prosperi e la Natali facevano parte di quel gruppo di poliziotti eroi che mise fine alle vicende della banda della Valcavallina, anche se a distanza di tre mesi, la banda aveva ancora alcune batterie operanti sul territorio.

Una di queste per quell’otto febbraio aveva pianificato una rapina alla banca provinciale lombarda in via Gramsci, in peno centro città.

La rapina appena sventata (dal giornale Brescia Oggi)

L’Audi 80 dei banditi arrivò a tutta velocità davanti alla sede dell’istituto bancario. Dall’autovettura scesero duo giovani uomini elegantemente vestiti, mentre un terzo rimase a bordo dell’auto. I due entrarono in banca a mitra spianati e riuscirono a mettere le mani su un malloppo di un miliardo di lire fra contanti e assegni. Mentre era in corso la rapina, i due non si erano accorti che un impiegato era riuscito a far scattare l’allarme collegato al 113.

La Questura, ricevuto l’allarme, lo girò rapidamente alla pattuglia più vicina al luogo della rapina. L’auto era quella di Prosperi, guidata dalla Natali. La macchina in pochissimi secondo arrivò a via Gramsci. Prosperi, che era uno sbirro esperto, s’accorse subito che la rapina ormai era terminata e che i banditi stavano uscendo dalla banca e che quindi il tutto sarebbe dovuto accadere sulla strada.

Fece fermare l’auto più avanti dall’ingresso della banca, capì subito che il pericolo sarebbe stato all’esterno dell’edificio e ordinò alla collega di entrare nell’istituto. Lo fece per proteggerla e per salvarle la vita. Lui, invece, di corsa, con sprezzo del pericolo e con determinazione, si lanciò verso l’auto dei banditi. Non si accorse, il nostro concittadino, che un rapinatore era rimasto in banca e stava uscendo proprio nel momento in cui la poliziotta entrava dal tornello di ingresso. Il bandito spianò il mitra contro Prosperi e sparò un sventagliata di bossoli. Cinque proiettili colpirono Domenico, questi, però, pur accasciandosi a terra, fu lesto a rispondere al fuoco colpendo il rapinatore Erminio Lorenzi. L’intervento immediato dell’agente Prosperi sventò il colpo, infatti, a terra con il rapinatore rimase tutto il bottino.

L’agente Natali uscendo di corsa dalla banca s’accorse subito che Domenico era rimasto a terra, accasciato. Corse vero di lui in suo aiuto. Lui la guardò, sembrò quasi sorriderle e la rassicurò: “Sto bene” le disse, ma il sangue che circondava il corpo del nostro concittadino diceva il contrario.

Venne immediatamente trasportano all’ospedale dove resterà sempre vigile e cosciente per undici giorni.
L’operazione andò bene, i cinque colpi non avevano leso organi vitali. Durante la permanenza in ospedale ricevette autorità, familiari, amici. Scherzava con loro a qualcuno disse che la ricompensa che gli sarebbe spettata per aver sventato la rapina, l’avrebbe donata al figlio di un collega, un bimbo di poco più di un anno che aveva necessità di un intervento urgente e costoso. Il bambino sarà trasportato a Bruxelles e operato. L’intervento riuscì alla perfezione, ma Domenico non riuscì a saperlo. Morì, infatti, il 19 febbraio, per un embolo che non gli darà scampo, quando tutti credevano che l’agente avesse superato i momenti peggiori.

La morte di Prosperi scosse l’intera comunità della Polizia di Stato. Prosperi era stato un esempio da seguire durante le fasi concitate della rapina, ma anche per quel denaro donato al figlio di un collega. Questo esempio a Brescia è sempre stato ricordato fin dal giorno del funerale. Era il 22 febbraio quando la bara dell’artenese lasciò il duomo di Brescia accolta da applausi scroscianti dell’intera Città.

La cerimonia dedicata allo scoprimento della targa in ricordo del nostro concittadino
La targa in memoria di Prosperi posta nel luogo della rapina

La stessa Città che tre anni fa inaugurò un monumento in memoria dell’agente e a farlo fu il capo della Polizia Franco Gabrielli, accompagnato dal Prefetto della Città Annunziato Verde e dal Questore Vincenzo Ciarambino, oltre che da sindaco di Brescia Del Bono.

E’ straordinariamente bello – ha detto nell’occasione il Capo della Polizia Gabrielli – che una comunità, attraverso la su amministrazione, dedichi un pezzo della Città alla memoria, perché così facendo si manterrà vivo il ricordo della gente che passa, del nostro Mimmo

A Domenico Prosperi la Polizia di Brescia ha dedicato l’aula magna della scuola POL.G.A.I.

Quattro mesi dopo la tragedia, il Presidente della Repubblica Cossiga, consegnò alla mamma di Domenico, Letizia Vacca, la Medaglia d’Argento al Valor Civile alla memoria del figlio.

Domenico Prosperi resterà sempre tra gli eroi di questa nostra Città che di continuo esprime valorosi personaggi come lui.

La mamma di Domenico, Letizia Vacca, riceve la medaglia dall’allora Presidente Cossiga (dal libro di Giuseppe Bucci)

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