MIA FAMIGLIA

A SESSANT’ANNI HO SENTITO IL BISOGNO DI ANDARE A VEDERE LE MIE ORIGINI E HO SCOPERTO COSE DAVVERO INTERESSANTI E SUGGESTIVE. E’ USCITO UN LIBRETTO CHE DESIDERO PRESENTARE A VOI

La copertina del libro

Alla soglia dei sessant’anni mi sono voluto fare un regalo e, dopo un paio di mesi di lavoro, complice l’emergenza sanitaria che mi ha costretto spesso a casa, sono riuscito a chiudere un libretto sull’origine della mia famiglia. È stato un esercizio difficoltoso, perché parlare della propria gente è sempre rischioso: si può cadere nel banale oppure essere troppo critici o, a volte, essere esageratamente acritici per restare al di sopra delle parti.

Quando parlo della mia famiglia vuol dire che mi riferisco a mio padre e mia madre, ai loro genitori, ai loro nonni e ai loro bisarcavoli. Sono riuscito a tornare indietro fino alla fine del settecento e ho tratteggiato figure di quel secolo, immaginando i loro comportamenti e i loro sentimenti, fino ad arrivare a quelli della mia gente che ho avuto il piacere di conoscere.

È stupefacente leggere che nella stessa famiglia possono esserci pastori e contadini, artigiani e negozianti, grassatori e criminali, avvocati e medici, preti e professori.

Ognuno di noi ha il suo DNA grazie alla commistione principale di quattro famiglie, quelle dei nonni. Ho avuto il privilegio e l’onore di conoscere tutti e quattro i miei nonni (ho avuto l’enorme onore di camminare insieme anche a quattro bisnonni). I miei nonni paterni, Letizia e Remigio hanno storie completamente diverse. Letizia viene dalla razza degli Baffotti, gente contadina che, come diceva Lei, “gente che ha vangato tutta costasepeta, il quarto degli Oppi fino alla Falascosa e tutto Casademunno”. Sempre stati contro i padroni di turno e quindi comunisti, nel senso più bello del termine, da sempre. Nonno Remigio, detto Orderiggi, è figlio di enne enne, un figlio di nessuno abbandonato alla nascita da “una madre che non intende farsi menzionare”. Di lui sto scrivendo la biografia che è un romanzo vero e proprio, anche perché forse sono riuscito a trovare le sue origini. Remigio nacque a Roma nel 1909, in una clinica a fianco a Castel Sant’Angelo. Fu allattato a Castel di Tora, e a novembre del 1910 arrivò ad Artena, affigliato dalla famiglia Sardabanchi, che in realtà di cognome fa Priori. Muratore finissimo, di una bravura mostruosa: sapeva progettare, sapeva costruire, sapeva rifinire. Con il fratellastro Alberto formava una coppia instancabile che nell’edilizia non aveva rivali. Da Letizia e Remigio è nato Romano, mio padre.

I nonni materni erano Adalgisa detta Lavina e Vittorio.

Lavinia, nata all’Arco Scuro da Pasquale Valeri e Rosa Guglielmetti. Lui bovaro di professione, era nominato Il professore. Integerrimo fino all’inverosimile. Retto e ritto come un fuso. Con due baffi enormi alla Umberto. La razza era quella degli Sgambello: brutta razza si diceva un tempo. Parteciparono a quasi tutte le malefatte di Montefortino/Artena da metà ottocento fino all’uccisione di Vincenzo Campi ed Edoardo Colanicchia. Pasquale, il mio bisnonno, che ho avuto la fortuna di conoscere, era, a differenza del padre e degli zii, un uomo da portare ad esempio. La madre di Lavinia era Rosa, originaria dei Guglielmetti artenesi che abitavano a Marino.

Famiglia dell’alta borghesia. Famiglia ricca e altolocata. Genitori possidenti e fratelli medici, avvocati, professori. Immaginate cosa hanno potuto pensare i suoi genitori, Filippo e Teodosia, quando Rosa confessò loro di amare Pasquale della razza Sgambello. Ma alla fine l’amore è più forte di ogni pregiudizio e di ogni impedimento. Da loro nacque Lavinia, mia nonna.

Mio nonno Vittorio, che sposò Lavina nel 1933, veniva da una famiglia di pastori e poi di artigiani, calzolai per la precisione: i Vitelli, della razza Occhialone. Lui era il terzo di otto figli maschi, generati da Angela Talone e Angelo Vitelli, lei donna di casa e lui ciabattino. Una famiglia di preti! I fratelli di mio nonno erano, tra gli altri, padre Giuseppe, l’uomo più buono che io abbia mai conosciuto, missionario e Santo; padre Corrado, morto sotto il bombardamento di Santa Maria per salvare un bambino che era rimasto allo scoperto, e don Amedeo e non ho bisogno di descriverlo.

Mio nonno Vittorio era calzolaio, democristiano, antifascista repubblicano e buono, di una bontà che rasentava l’ingenuità. Devoto ai suoi tre fratelli preti che per lui erano motivo di orgoglio. Da Vittorio e Lavinia è nata mia madre Luigina.

So bene che una storia personale, interesserà in pochi, ed infatti è stato un mio esercizio personale per ricordarmi chi sono e da dove vengo, ma la storia di queste quattro famiglie racconta la storia di Artena negli ultimi due secoli e mezzo.

(chi desidera leggerlo me lo dica e invierò il PDF)

4 pensieri riguardo “MIA FAMIGLIA

  1. Gilberto Vitelli 31 gennaio 2021 — 12:54

    Aspetto una tua risposta e spero che tu possa spedirmi il tutto e comunque il primo impatto è bellissimo, ciao Gilberto

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  2. Antonella Ciucci 31 gennaio 2021 — 18:46

    Carissimo Vittorio, amico e collega, ti prego di inviarmi il testo della storia in pdf per poterla seguire… Lo sai che queste storie mi affascinano. Resto in attesa… Grazie

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  3. Candela Amedeo 1 febbraio 2021 — 10:04

    Ciao Vittorio ho visto che mi hai chiesto un articolo “come vedrei il futuro di artena nei prossimi anni” francamente non è facile. Una prima riflessione che da sempre mi tormenta. Artena avrebbe tante belle persone capaci che potrebbero amministrare la nostra amata cittadina ,però non hanno i voti per essere eletti, di contro tante persone hanno i voti però poco cervello e altri vizi, comunque ci provo. Riguardo il tuo articolo della tua famiglia ti “aggiungo” una cosa che forse non sai, mio padre ha avuto come compare di cresima tuo nonno Uldiriggi, infatti noi portavamo tanto rispetto alla sua persona, ti saluto cordialmente

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  4. Ciao Vittorio, mi farebbe piacere avere il file pdf del tuo lavoro “Storie di Famiglia”. Grazie, Emilio

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