CASADEMUNNO. UN NOME UNA STORIA

Tra le storie, più o meno leggendarie, che caratterizzano una città come Artena, una che mi ha affascinato molto e che non vi ho ancora raccontato è quella di Casademunno.

Via Casademunno

Si tratta di una località situata nella parte della montagna che digrada verso la via Latina. Ad essere precisi Casademunno è quel tratto di collina che da Colle Roscitto s’inerpica verso Roccamassima, ed è ristretto dalla contrada dei Lombardi, da Costa Sèpeta e dal bosco della Falascosa. Costa Sèpeta è un ripidissimo costone calcareo che arriva fin sopra a Colle Ranera, uno dei colli che circondano il Piano delle Nebbie, come lo chiamava Padre Tommaso da Montefortino, ma che in realtà noi conosciamo come Piano della Civita.

Sul versante est di Costa Sèpeta si sono ritrovati i resti di una strada costruita sfruttano il piano di posa offerto dal naturale gradino della faglia[1].

Questa strada era molto larga e pare essere, come ipotizza Lorenzo Quilici, il naturale prolungamento della via che proveniva dai Canalicchi e che si dirigeva verso il monte.

Su questo tratto stradale appena descritto e oggi del tutto irriconoscibile, si apre una grotta non più ampia di venti metri quadrati che Quilici individua come Grotta dell’eremita. All’ingresso della spelonca ci sono anche alcuni avanzi di muro di chiusura di pietrame cementoso che parrebbe avere origine medievale[2].

Secondo una tradizione, tramandata purtroppo solo oralmente, è quella grotta che da il nome all’intera zona di Casademunno.

Non fatevi ingannare dalla targa stradale apposta in questi ultimi anni che chiama la strada “Via Casal di Mondo”, italianizzando un toponimo dialettale che, in realtà, non c’entra alcunché con il significato vero del toponimo stesso.

L’etimologia di Casademunno, potrebbe arrivare fino a noi, dal toponimo Casamundo, che già Padre Tommaso da Montefortino, cita nella sua storia su Piano della Civita, scritta alla fine del XVIII secolo e che mette in relazione il toponimo Casamundo, con l’esistenza di una villa appartenuta a un personaggio storico della Roma di Tiberio, Decio Mundo. Questi era un patrizio che fu condannato all’esilio da Roma dallo stesso Tiberio, perché aveva offeso con inganno Paolina, moglie di Senzio Saturnino, che Decio voleva possedere almeno per una notte.

Senzio Saturnino che era un politico e militare romano, si rivolse direttamente all’imperatore che aveva servito negli anni passati, avendo addirittura ottenuto gli Ornamenta Triumphalia, che era il massimo onore che a Roma veniva tributato ai militari che avessero conseguito rilevanti ed importanti vittorie in battaglia.

Decio Mondo, esiliato, arrivò a Costa Sèpeta dove fece realizzare una villa, “nel luogo detto la Grotta di Santa Croce, dove in quella medesima contrada vi si vede anche di presente un residuo di fabbrica[3].

L’ipotesi che quella zona si chiama Casademunno per la presenza della villa di Decio Mundo, è anche ripresa da padre Carlo Cadderi per le sue ricerche su Artena e che aveva come fonte proprio il Padre Tommaso da Montefortino.

Faccio da sempre un’altra ipotesi, ed è quella che mi è stata raccontata dal mio bisnonno Gabriele, che aveva lavorato le sue terre proprio a Costa Sèpeta, e che aveva sentito la storia da un suo bisnonno, da persona, cioè, nata alla fine del XVII secolo.

La storia che mi raccontava Gabriele il contadino, sembrava una favola per gli orpelli dialettici che nonno aggiungeva al racconto.

A Montefortino, alla metà del XVI secolo tale Edmondo Mastrangelo, della famiglia dei Mastrangeli, che così si chiama dal suo capostipite Mastro Angelo, decide di trasferirsi dal Paese in aperta campagna.

E’ a conoscenza della grotta vicino al convento di Sant’Arcangelo, al tempo ancora in piedi con la presenza di due frati francescani, che è la stessa di cui parlano Quilici chiamandola grotta dell’eremita, e padre Tommaso che la chiama grotta di Santa Croce, ed è all’interno di quella spelonca che Edmondo sceglie di vivere da eremita.

Quella grotta, quindi, diviene la casa di Edmondo jo romito.

I nostri antichi progenitori, con il passare del tempo, individuarono quella zona proprio come la Casa di Edmondo, ma nello stretto dialetto locale, Edmondo diventò prima Temondo e poi Demunno, e quindi quella zona divenne Casa di Demunno, che in tempi più moderni fu riconosciuta come Casademunno.

Come detto, non c’è alcuna fonte scritta di quello che vi ho raccontato, ma solo il tramandarsi orale della storia che è passata da generazione a generazione.

Non affermo che la storia che mi è stata raccontata e che conoscono anche altri, sia rispondente alla realtà dei fatti, ma è sintomatico, ad esempio, che Quilici riporta nei suoi testi la grotta dell’eremita, ed è abbastanza chiaro che l’archeologo, per essere certo di questo toponimo, abbia avuto notizie da qualcuno del posto della storia che vi ho raccontato.

Non azzarda, il Quilici, l’timologia del toponimo Casademunno, forse gli è sembrato favolistico il racconto. A me, che conosco la mia gente invece, sembra più veritiera la storia di Edmondo l’eremita che quella del militare Decio Mundo.


[1] Lorenzo Quilici: La Civita di Artena. Ed. ISCIMAS per Latium Vetus. Roma 1982. Pag. 102.

[2] Idem

[3] P. Tommaso da MF: Storia di Piano della Civita, manoscritto. Montefortino 1797. Pgg. 30 – 32

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