LE NEVICATE STORICHE AD ARTENA

I FIOCCHI DI NEVE NON SONO RARI NELLA NOSTRA CITTA’, PER’ NEMMENO COSI’ FREQUENTI. E ALLORA CERTE NEVICATE CE LE RICORDIAMO ANCORA

La nevicata del 1985

Qual è stata la nevicata più copiosa che ha colpito Artena? Me lo sono chiesto dopo i fiocchi di neve di domenica 17 gennaio, e mi sono messo a cercare tra le testimonianze che ho raccolto nel corso degli anni e ho dato una sbirciata ai siti specializzati.

Artena non è un Paese dove nevica spesso, d’altronde l’altitudine non è così importante. E’ una città posta sui Lepini, anche se la Città è spezzata in due, con la parte più nuova realizzata nella valle ad appena 275 metri sul livello del mare, e la parte considerata vecchia posta nella primissima propaggine settentrionale dei Lepini, dove la catena montuosa non spera mai gli 800 metri. Il Centro Storico, ad esempio, è fra i 300 e i 400 metri di altitudine, non così alto come la sua verticalità farebbe pensare. Piano della Civita, il territorio più alto di Artena, è a quota 630 metri.

Ci sono luoghi, anche molto vicini a noi, dove nevica ogni stagione, anche frequentemente durante la stessa stagione. Da noi la neve a volte si fa attendere due o tre inverni prima di farsi rivedere, per questo, quando nevica, ce lo ricordiamo benissimo.

La più grande nevicata ad Artena è stata quella del 1956. Quella fu una stagione invernale ricca di neve in tutta Italia ed è rimasta nella storia. Ad Artena ci fu neve dal 2 al 19 febbraio e un freddo intenso per tutto il mese di febbraio. In quell’anno anche a Roma le nevicate furono copiose e la neve rimase per giorni ai bordi delle strade.

Un’altra nevicata davvero da ricordare fu quella del 1985. Per la precisione, ad Artena nevicò il 18 marzo, che è stato il giorno più freddo dell’intera storia artenese dal 1798 (-13).

Ricordo che iniziò a nevicare nel primo pomeriggio e non smise più fino al giorno dopo. Le strade rimasero inzuppate di neve per giorni e ogni collegamento era stato interrotto. Il giorno dopo ero riuscito ad arrivare a Roma, piena zeppa di neve, ma la sera non potei più tornare ad Artena, tanto che andai a casa di alcuni miei parenti a Fiumicino.

Anche a Roma ci furono molteplici difficoltà e molte strade rimasero bloccate per giorni.

Andando indietro nel tempo, una delle più grandi nevicate cadute ad Artena resterà anche quella del 1901. In quell’anno nevicò il 6 e il 7 gennaio e poi in quasi tutto il mese di febbraio.

Abbiamo memoria anche di una nevicata straordinaria del 1891, ugualmente a febbraio. Fece talmente tanta neve che superava il metro. Dopo le nevicate arrivarono fortissimi venti di tramontana che ghiacciarono la neve a terra e per oltre quaranta giorni non si potè più lavorare i campi. Le bestie morivano perché non potevano mangiare e gli artenesi si ritrovarono a mendicare legna per scaldarsi.

Padre Girolamo Mele al proposito scrisse: “Gli artenesi s’impegnavano le giornate lavorative per scontarle dopo la neve, ma poi rimasero a disagio per l’impegno preso. Arrivò a tanto l’ozio dei contadini che non sapevano più dove e come passare le giornate…”.

Un’altro giorno che gli artenesi hanno ricordato per lungo tempo è stato quello del 30 dicembre 1939. La mattina presto iniziò una nevicata copiosa e fittissima. Nevicò per oltre dodici ore ininterrottamente e il primo dell’anno del 1940 non si vedeva anima viva in giro perché tutto il Paese era ghiacciato e non si poteva nemmeno uscire di casa.

Tre anni dopo, nel 1942, tra gennaio e febbraio le nevicate investirono il nostro Paese che rimase isolato per cinque giorni. I rifornimenti non arrivavano perché le strade erano impraticabili. Solo dal 17 febbraio si cominciarono a vedere di nuovo i mezzi che portavano gli approvvigionamenti.

Le nevicate degli ultimi anni sono rimaste impresse negli occhi di tutti. Le ultime tre, nel 2010, nel 2012 e nel 2018, sono arrivate sempre a febbraio, che così diviene il mese più nevoso ad Artena.

In ultimo, desidero soffermarmi su due nevicate davvero particolari. Una è del 1971 e l’altra è del 1995.

Nel 1971 nevicò ad Artena il 6 novembre, non era mai accaduto, almeno nel XX secolo, una nevicata nel mese di novembre e soprattutto nei primissimi gironi del mese. Ricordo che a scuola – avevo dieci anni – il maestro Panfili ci raccontò che lui non ricordava una nevicata di novembre e la cosa era davvero straordinaria. Ancor più straordinaria, però, fu la nevicata del 1995. Accadde il 14 aprile. A primavera inoltrata, dopo che le giornate precedenti avevano fatto registrare temperature altissime, arrivate anche a venti gradi. La ricordo perfettamente quella giornata, per tante ragioni, soprattutto perché in quel venerdì 14 nacque mio figlio.

Il 7 aprile, quindi una settimana prima, la temperatura massima raggiunse i 20 gradi e mezzo. La Primavera, insomma, era prepotentemente entrata con temperature elevate e sopra la media.

Il 14 aprile era il Venerdì Santo. Al mattino la massima era di 9 gradi e mezzo, poi, però, la temperatura cominciò a scendere in maniera vertiginosa. Mio figlio nacque alle due del pomeriggio, la temperatura era di 6 gradi. Alle sette ero in ospedale e avevo freddo, il termometro segnava appena tre gradi. Mi mandarono via dall’ospedale alle sette e mezza. Ero contento, mia moglie e mio figlio stavano bene e io era più rilassato. Cenai e accesi la Tv. C’era il Papa che al Colosseo stava iniziando la via Crucis sotto un diluvio. Proprio in quel momento, erano le otto e un quarto circa, cominciò a nevicare in modo che non avevo mai visto. La strada era bagnata eppure i fiocchi si attaccavano al suolo e in un istante tutto diventò bianco. Pensavo fosse una nevicata passeggera, ma nevicò tutta la notte e poi al mattino del 15 aprile fino alle dieci circa. La neve era arrivata a mezzo metro, aveva rovinato molti alberi da frutto e altrettante coltivazioni. Io dovevo andare all’ospedale, ci misi un’ora per fare dieci chilometri. Le strade erano state liberate dalla Protezione Civile, ma ogni tanto cadeva qualche ramo che doveva essere spostato per transitare.

La sera del 15 nevicò di nuovo anche se in maniera leggera. Il giorno dopo era Pasqua, una delle Pasque più alte che io ricordo, eppure la temperatura era di un grado e la neve ai bordi della strada faceva pensare al Natale. Cinque giorni dopo la temperatura fu nuovamente oltre 23 gradi, e fu in quei giorni caldi che la neve che era rimasta sulle strade e sui campi, si sciolse rapidamente

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