JO SÈRGIO DEGL’JABBATE

LA LEGGENDA E LA REALTA’ SI FONDONO INSIEME PER DESCRIVERE IL PRIMO SOLE CHE TOCCA IL CENTRO STORICO DI ARTENA

Il punto dove arriva il primo raggio di sole

Ho avuto la fortuna di nascere in quello che oggi è il Centro storico, in un alto palazzone di via del Municipio, a ridosso dell’ex palazzo comunale che in origine era il palazzetto della casata Traietti e poi, prima di diventare Municipio, era stato il magazzino della famiglia Borghese.

In quel palazzo alto, scorticato dal tempo, si entrava da via Rupe, ma la cucina di casa mia dava anche su una trasenna che usciva in via Principe Amedeo, e in questo vicolo stretto, ancor più stretto di quello del Monopoli, abitavano almeno tre famiglie.

Ho abitato in quel caseggiato fino all’età di cinque anni e da bambino uscivo a giocare con i miei coetanei nella vicinissima piazza della Vittoria. Al tempo, siamo a metà degli anni sessanta, le automobili che arrivavano fino alla piazza erano davvero poche, forse dieci al giorno, e quindi la piazza era sicura e libera. È in quei giorni che ho sentito raccontare la storia deglio sérgio degl’jAbbate.

A quell’età certe cose ti rimangono impresse, soprattutto quelle strane e particolari. Quella storia, raccontata dagli anziani dell’epoca per me era una leggenda, poi, adulto, ho verificato personalmente e quella leggenda è divenuta realtà e fa parte integrante della storia di Artena.

Ve l’ho raccontata già lo scorso anno, ma ho piacere a ricordarvela ancora, anche se chi vuole può rileggersi ciò che ho scritto in quell’occasione.

Quando nel IX secolo d.C. la famiglia Conti di Tuscolo iniziò ad edificare il Paese, lo fece posizionando le prime case sul piano alto del colle, proprio sotto la Rocca, in un luogo che prendeva il sole fin dal mattino. Successivamente, il cardinale Borghese edificò un Paese tutto nuovo e l’orientò a nord.

Avendo questa conformazione, il Paese nel periodo ottobre-gennaio non prende mai il sole. Infatti a ottobre il sole sorge a est e sfiora il centro storico prima di morire a ovest, e, dopo il 13 dicembre, quando il sole nasce a sud-est, non tocca mai il Paese. A dire il vero i raggi sfiorano la parte retrostante di Artena, tutta Fordeporta e la vallata di Santa Croce, oltre che Santa Maria e Piana Civita. Ecco allora spiegato perché durante il bombardamento di Santa Maria molte persone erano presenti sul pianoro di Santa Maria: erano andate a cercare il sole.

All’interno del Paese per tre mesi i residenti non vedono mai i raggi solari: il freddo e l’umidità regnano sovrani e fino a qualche anno fa l’assenza del sole era la causa principale della formazione di quello strano fenomeno che ad Artena conosciamo come i cannelotti, una sorta di stalattiti di ghiaccio che scendevano dalle grondaie delle case, che non avevano alcun tipo di riscaldamento se non qualche sparuta stufa a legno.

I “Cannelotti” sui tetti

La prima sperella di sole entrava (entra) in Paese, colpendo col suo gradevole calore la Piazza della Vittoria. Scavalca la Cona alle undici e un quarto e va a colpire sempre lo stesso punto della Piazza.

La Cona a piazza della Vittoria

Quando la Città fu dotata dei gradoni selciati, fu evidentemente ripavimentata anche Piazza della Vittoria. L’opera fu del sindaco Francesco Bucci che alla fine dell’ottocento aveva compreso la difficoltà di salire nei vicoli del Borgo Antico, soprattutto quando pioveva, e la piena portava via tutto. Addirittura tra la piazza della Vittoria e la Chiesa di Santo Stefano, la pendenza era talmente violenta che erano stati sistemati dei ganci sulle pareti delle case, con lunghe corde che permettevano ai passanti di attaccarsi e arrampicarsi per salire con qualche facilità in più.

Quando si decise di selciare la Piazza, ci si ricordò della prima sperella di sole, e in quel punto fu posto un selcio (sérgio) rettangolare anziché quadrato, e quello è jo sérgio degl’jAbbate, perché quel primo raggio di sole arriva alla piazza, dopo aver scavalcato la Cona, alle undici e un quarto del 17 gennaio di ogni anno, giorno che il calendario dedica a Sant’Antonio Abate, l’eremita egiziano che fondò in forma permanente le famiglie dei monaci che sotto la guida di un padre spirituale (Abbà) si consacrarono al servizio di Dio.

Quel primo raggio di sole, rappresenta per il Paese la rinascita al nuovo anno: la luce che arriva dopo il buio della notte, una notte che ad Artena dura tre mesi.

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