OPERE NOTEVOLI AL CIMITERO DI ARTENA

L’ingresso monumentale del Camposanto di Artena

ALCUNE SEPOLTURE SONO DEGNE DELLE MIGLIORI CAPPELLE GENTILIZIE E ANDREBBERO PRESERVATE CON UN’OPERA DI MANUTENZIONE CONTINUA.

Può esserci qualcosa di bello in un cimitero? Nello specifico, può esserci qualcosa di bello nel cimitero di Artena?

Il Camposanto, luogo di raccoglimento e preghiera, molte volte è anche luogo contraddistinto da vere e proprie opere d’arte, rappresentate dalle tombe, in particolare quelle gentilizie che si trovano nei grandi cimiteri delle maggiori città italiane.

Anche in quello di Artena vi sono alcune steli (che ad Artena chiamano lapiche da lapidi) che sono davvero artistiche e che meriterebbero maggiore attenzione. Alcune di queste sono lapidi che ricoprono tumulazioni di personaggi storici per la nostra Città, altre meritano di essere conservate, invece, per la bellezza che mostrano.

Al cimitero di Artena, ne abbiamo viste molte, e alcune sono davvero pregevoli.

Quella che più di tutte salta all’occhio, è quella del sindaco Domenico Bucci, che si trova sul tronco a destra partendo dalla fontana.

Domenico Bucci è stato sindaco di Artena per oltre dieci anni alla fine del XIX secolo. Era definito il sindaco contadino, anche se in realtà era un eccellente agrimensore.

La tomba è su tre piani di marmo bianco, sormontata da due colonnette composite, con putti e merletti in rilievo. Sulla sepoltura, in alto, campeggiano una clessidra e un paio di ali, nella classica rappresentazione funeraria ottocentesca, e che simboleggiano il passare ineluttabile della vita e il cambiamento di stato. Più prosaicamente la clessidra alata può anche facilmente richiamare l’idea che “il tempo vola”.

La sepoltura del sindaco Domenico Bucci

Altre due stele che colpiscono per bellezza, sono quelle che indicano le sepolture di due donne: Costantini (il nome è difficile da identificare in quanto scolorito dal tempo) ed Enrichetta Prosperi. Entrambe sono su marmo in bianco e con il volto delle due donne in rilievo. La Costantini è morta “nel sorriso dell’età più bella…”, come recita la scritta in fondo alla stele, anche se non specifica né anno di nascita né quello della morte; mentre Enrichetta Prosperi è stata uccisa dal vaiolo nero nel 1920. Quest’ultima era la sorella del sindaco Virginio Prosperi e fu la prima ad ammalarsi di quell’infezione che colpì Artena e fece ben 64 morti in cinque mesi.

Le due lapidi si trovano nel tronco centrale del Camposanto artenese. Quella di Enrichetta Prosperi è subito a destra dopo l’ingresso monumentale, anzi, a dire il vero, la tomba è parte integrante dell’ingresso. Quella di Costantini si trova nel piccolo largo del tronco centrale, dove è posta anche la fontana di mostra.

Il “marmo” che racchiude Costantini
La stele che ricorda Enrichetta Prosperi

Ci sono, poi, due lapidi di personaggi storici della Città. Una è Cesare Tommasi che è stato sindaco di Artena tra il 1874 fino al giorno della sua morte avvenuta per omicidio a luglio del 1879; l’altra è di Cesare Caputi, che è stato medico della condotta di Artena fin dagli anni ottanta del XIX secolo. Caputi, reatino di nascita e romano di adozione, venne ad Artena e vi è rimasto sposando proprio la figlia del sindaco Tomassi. E’ stato lui a scrivere il libro “Artena, la patria di Pietro Acciarito”, all’indomani dell’attentato al Re Umberto ad opera proprio dell’artenese Acciarito. Caputi aveva un rapporto privilegiato con il Re a cui aveva salvato la vita e ospitato in convalescenza nella sua casa di Valle dell’Oste, dopo che il Sovrano era stato colpito per sbaglio, durante una battuta di caccia che si svolgeva nella zona di Artena.

La tomba del sindaco Cesare Tomassi
La tomba del dottore Cesare Caputi

Sempre stele di notevole rilievo sono tutte quelle che sono state poste in alto, dopo la scalinata dell’ingresso monumentale, e che sono riservate a quegli uomini, ragazzi per lo più, morti durante la prima guerra mondiale.

L’ex assessore alla cultura Amedeo Candela, si sta impegnando notevolmente affinchè le opere artistiche in questione siano mantenute nel migliore modo possibile, e che a nessuno venga in mente di favorire un riscatto o una compravendita di tali sepolture.

Anzi, sarebbe ideale che il Comune possa preservare questi che sono dei veri e propri monumenti e come tali vanno trattati. Sperando che non accada come con la prestigiosa e nobile biblioteca francescana, presente ad Artena per oltre un secolo e ora trasferita in ignota altra parte senza che alcuno abbia avuto (o voluto) la possibilità di metter bocca. L’arte non è un patrimonio privato qualsiasi essa sia: archeologica, libraria, architettonica, ecc. Va, quindi, ad uso e consumo di ogni cittadino di questa Città che dovrebbe ammirarla in quanto facente parte della storia, della cultura e della tradizione della Città stessa.

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