SU MIA ZIA: SI PARLA DI STELLE

Mirella Aimati

In questi giorni un intero quartiere di Artena, quello di Crognalito, è triste. Una sua nobilissima rappresentante, una che ha vissuto Crognalito negli anni cinquanta e sessanta, gli anni più belli, ha lasciato la terra per raggiungere i suoi adorati genitori, la sua amata sorella e i suoi due cari fratelli più grandi.

Mi strappa il cuore raccontare zia Mirella, la più piccola di sei, l’orgoglio dell’intera famiglia, l’orgoglio di Letizia, la madre, che nel nome raccoglieva tutte le sue doti; di Remigio, il padre, un uomo venuto dal nulla, nel senso vero del significato, ma che ha dato vita a stelle lucenti. E Lei, Mirella, la stella più piccola, ma quella più piena di luce, quella che aveva illuminato la piccola casa di Via Crognaleto, a sei anni di distanza dall’ultima illuminazione, quella della sorella Assuntina.

Immaginate un nonno e una nonna, un padre e una madre e cinque tra fratelli e sorella, e poi lei che arriva nel 1950, quando i nonni avevano già 65 e 63 anni, i genitori 41 e 38 anni e i fratelli rispettivamente 16, 14, 13, 10 e 6 anni: un frugoletto in una casa piena di adulti.

Quel frugoletto è diventata una ragazza bella e, tra le altre, con una dote particolare, quella del sorriso: un sorriso di una dolcezza infinita, accattivante per quel modo di stringere gli occhi, che è lo stesso della figlia Fernanda, ma lo è anche di mia figlia, quindi ho ben presente quel sorriso.

Aveva anche tanta grinta Mirella e una capacità di comprensione superiore agli altri. Se uno si laurea a 23 anni, dopo nemmeno quattro anni di università, in Matematica, quando la laurea non era breve ed aveva una sola caratteristica: studiare e sapere, ecco, se uno si laurea come ha fatto lei, ha qualcosa più degli altri, non v’è dubbio!

E una donna così non poteva che vivere accanto a un uomo come zio Mario, marito e padre esemplare, un uomo che ha lottato con la moglie, cercando di evitarle ogni tipo di sofferenza, nella certezza che sarebbe rimasto solo. Immaginate anche lui, accanto al dolore della moglie, eppure sempre con il sorriso e con la voglia di lottare per lei, per il suo amore.

In questi giorni anche la comunità scolastica di Colleferro è triste perché se ne è andata un pezzo di storia di questa comunità. Ha cominciato ad insegnare a settembre del 1973 nel Liceo che l’aveva vista studentessa fino a tre anni prima, e ha proseguito per 40 anni. Ha insegnato a centinaia di studenti e ha fatto amare una materia come la matematica a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di avere la professoressa Aimati.

Era dolce, umana, affabile, comprensiva, brava, comprensibile… questi sono stati gli aggettivi più frequenti di molti suoi ex alunni che sapendo che lei era mia zia, mi hanno inviato un messaggio in questi giorni.

Anche la comunità medica di Colleferro piange la morte di zia Mirella, una comunità che ha in zio Mario un altrettanto nobilissimo rappresentante e che sono certo è stata molto vicina alla sofferenza di zia.

In questi giorni guardavo Fernanda e Roberto, due delle tre stelle di zia e zio, miei adorati cugini, e in fondo ai loro occhi, mischiato al dolore immenso per la perdita della madre, vedevo la serenità di chi ha avuto la fortuna di vivere parte della sua vita con Mirella, vedevo la serenità di chi aveva assimilato quegli insegnamenti di mamma, quella dolcezza e quella riservatezza garbata che erano proprie della loro mamma. E penso a Fabietto, la terza stella, lontano, a quanta sofferenza starà avendo ora a non poter essere vicino alla mamma.

Penso a Mario a Carlo ad Alessandro, che cresceranno senza aver conosciuto appieno la nonna, senza viverla: sarà, per loro, un vuoto immenso.

Per mio padre, ma anche per mio zio Renzo, per zio Antonio e zio Gabriele, Lei e Assuntina erano le stelle più fulgide della famiglia. Avevano un amore sconfinato per queste due sorelle, e Mirella era la più piccola, forse quella che aveva più bisogno di protezione, quindi io sono testimone diretto dell’amore che si aveva per zia Mirella e questo bene è stato trasferito a me, che da piccolo vedevo questa ragazzetta di 14/15 anni che mi accompagnava al mare o a fare qualche passeggiata. Ho decine di fotografie in braccio a Lei che testimonieranno per sempre il bene che io ho voluto a zia Mirella.

Sono triste, tristissimo, addolorato, sofferente, eppure sono anche felice. Felice perchè il Padreterno mi ha concesso il privilegio di conoscerla, di condividere qualche suo pezzo di vita che porterò sempre dentro al mio cuore.

Ciao carissima zia, ti bacio.

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