TORNIAMO AD ESSERE ESSERI UMANI

IL COVID, IN QUESTA SECONDA ONDATA STA FACENDO EMERGERE TUTTO IL PEGGIO DI NOI. LA MALATTIA E’ DEL CORPO MA E’ ANCHE DELL’ANIMA E DELLO SPIRITO.

Aumentano i casi di covid in Italia in maniera esponenziale. È arrivata, quindi, la famosa seconda ondata, quella che, raccontavano a inizio estate, ci sarebbe stata con i primi freddi. Non è andata bene, allora, non è andata bene per niente se ancora, a distanza di otto mesi, stiamo facendo i conti con la malattia, ma lo sapevamo che solo con il vaccino avremmo vinto la partita. Ora la stiamo ancora giocando, a volte vinciamo molte volte perdiamo. Perdiamo vite umane, perdiamo il lavoro, perdiamo le amicizie, perdiamo il senno e perdiamo l’anima. Si, perché questa non è soltanto una malattia del corpo, è anche e soprattutto, una malattia che ci colpisce violentemente nell’intimo dello spirito, ci fa vacillare nel corpo, ci mozza il fiato ci fa tremare le gambe, soprattutto ci sconvolge il pensiero.

È la malattia del dubbio, che ci fa dubitare appunto, di tutti: non ce li fa guardare in faccia. Da otto mesi non guardiamo più negli occhi i nostri interlocutori, siamo sempre a capo chino. Ci fa dubitare delle capacità della Nazione, che pure è stata la migliore tra quelle europee, se ha saputo comunque contenere i numeri che in Francia, in Spagna, in Inghilterra in Germania sono cresciuti a dismisura. Ci fa dubitare dei nostri stessi figli, o perché vanno a scuola, che è il ricettacolo per eccellenza delle malattie, o perché escono con gli amici, di sera, e non sai mai dove vanno e con chi vanno. E se dubitiamo dei nostri figli, immaginate se non dubitiamo degli altri.

È la malattia che allontana, e si sapeva. Che ci ha costretto a casa all’isolamento dandoci una pillola di quello che sarà il futuro, magari non quello più prossimo: lavorare da casa, acquistare da casa, divertirsi da casa, uscire ma stare comunque a casa, perché “virtuale” è già quasi meglio che “dal vivo”. Crescono così le nuove generazioni, più intelligenti di noi, ma senza fantasia né creatività, chiuse al mondo prossimo nel cuore, nell’anima e nella testa. La malattia è un assaggio di quello che ci attenderà, magari non a noi, che faremo in tempo a morire prima, forse nemmeno ai nostri figli. Ma quel tempo arriverà statene certi.

È la malattia delle divisioni di un popolo, già di per sé poco popolo e tanto diviso. Di cosa ci stupiamo? Del fatto che ci sono i negazionisti? Questo è il mondo di quelli che la Terra è piatta o di quelli che non sono andati sulla luna o ancora di quelli che l’olocausto non c’è stato. Perché per il covid dovrebbe essere diverso? “Il covid non c’è, è una farsa di tutti gli Stati mondiali” “I morti non ci sono né ci sono stati”. “Le mascherine non le volgiamo” e “Se avete paura statevene a casa”. Questo si è sentito, ed è la mancanza di rispetto più grande per chi in questa emergenza ha perso qualcuno o qualcosa, per chi questa emergenza l’ha vissuta come un incubo che ha minato il senno, per quelle bare accatastate le une alle altre, trasportate di notte dai camion militari. È una mancanza di rispetto per chi non ha visto morire i parenti: le mogli i mariti, i padri le madri, i figli. Molti non conoscono nemmeno il luogo di sepoltura. È una mancanza di rispetto per i medici e gli infermieri e tutto quel personale che ha lottato e lo sta ancora facendo contro il virus. Negare la malattia e le sue conseguenze significa ergersi a un protagonismo che non ha alcuna valenza scientifica né prove che confutano la teoria. Significa essere protagonisti della storia, stando dalla parte sbagliata di essa.

È una malattia sociale che ha ingigantito le differenze fra classi, che ha reso più disperati i poveri, che ha lesionato le fondamenta del ceto medio, che ha causato la scomparsa della solidarietà e della condivisione, dando la stura a tutti quelli che sempre si sono nutriti dell’odio per gli altri.

Ecco perché è necessario un vaccino che abbia la doppia valenza di curare il corpo e lo spirito. Un vaccino che permetta a tutti di tornare ad essere Esseri Umani.

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