CARISSIMO, un mito di Santa Croce

LA NOSTRA CITTA’ RACCOGLIE MILLE LEGGENDE E MILLE CURIOSITA’. OGGI VE NE VOGLIO RACCONTARE UNA COSI’ COME LA CONOSCO IO.

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Tra le storie curiose della nostra Città, una che si perpetua da oltre mezzo secolo, è quella di “Carissimo”. Certamente ognuno di noi ne avrà sentito parlare, molti conoscono la storia o le storie, considerato che i miti e le leggende speso vengono travisate e cambiate in relazione a chi le racconta. Molti, però, sono quelli che non sanno nemmeno di cosa invece si stia parlando.

Carissimo è un superlativo che esprime solitamente affettazione di cordialità, ed è rivolto a qualcuno molto amato, infatti, viene dal latino carus, che significa proprio amato, ma anche costoso perché si indica anche per descrivere un oggetto prezioso che vale molto in termini di denaro.

L’aggettivo ha una particolarità: si usa molto per chiamare le persone di cui non ci si ricorda il nome. In questo caso il suo essere superlativo tradisce un tono amichevole, che, però, è intento a nascondere una manchevolezza.

È una parola “sperticata” che gli italianisti dicono necessaria quando serve un’esagerazione affettata che è però d’impronta difensiva.

Questo aggettivo veniva usato spesso da don Amedeo Vitelli, che, come molti di voi sanno, era un uomo che conosceva “razza per razza” ogni suo parrocchiano e quindi usava la parola carissimo non esagerando, ma rendendola meravigliosa perché misurava esattamente la qualità di affetto e stima provata per qualcuno.

Don Amedeo parlava dei fratelli, e prima del loro nome metteva la parola carissimo. Parlava dei nipoti e ugualmente anteponeva al nome proprio, il superlativo carissimo.

Era un suo costume per indicare quanto amore aveva per ognuno di loro. Se don Amedeo ti chiamava carissimo sapevi che era perché ti stimava dal profondo del cuore.

La leggenda di “Carissimo” viene, quindi, da lui.

santa croce

Sapete che a Santa Croce venivano sepolti i defunti, e, infatti, ancora oggi sotto il pavimento della Chiesa, vi è una grande quantità di ossa umane. Più di mezzo secolo fa Don Amedeo, che è stato parroco a Santa Croce per ben 42 anni, scese in queste tombe, e aggirandosi tra gli scheletri ne trovò uno particolarmente intatto, e appena lo vide restò sorpreso, e poi lo salutò con l’aggettivo che a lui era più congeniale: “Carissimo”.

Quel cadavere, che poi divenne per tutti “Carissimo”, era quello di don Camillo De Angelis. Questo sacerdote era nato a Montefortino da Egidio De Angelis nel 1808. Pensate che ancora minorista, cioè ancora alle prese con lo studio, quindi non sacerdote, fu nominato alla vacante sede della Chiesa di Santa Croce dal principe Borghese, il 22 gennaio 1829, ad appena ventuno anni. Cinque mesi dopo, il 29 maggio, fu confermato reggente della Chiesa dal Vescovo Luciani. Poiché ancora era minorista e quindi non potendo esercitare l’ufficio di parroco, il vescovo nominò, come suo economo parroco, don Francesco Bresciani, che era arciprete a Santa Maria. Alla morte di Bresciani, nel 1831, il minorista don Camillo De Angelis, ottenne una dispensa e fu ordinato sacerdote il 24 settembre 1831. Don Camillo rimase parroco di Santa Croce per trentacinque anni, morì, infatti, nel 1864, e il suo corpo fu sepolto a Santa Maria.

mappa chiesa

Il suo posto venne preso da don Paolo Latini da Montefortino, che per i successivi quattro anni restò parroco a Santa Croce, e volle come grande desiderio, portare il corpo di don Camillo De Angelis nella chiesa che lo aveva visto parroco per trentacinque anni. Alla notizia ci fu una grande acclamazione dei parrocchiani, e fu effettuata una cerimonia ufficiale. Il corpo di don Camillo venne traslato all’interno della Chiesa di Santa Croce, e nello stesso giorno fu scoperta un’epigrafe con busto del sacerdote sulla navata centrale della Chiesa.

Don Camillo De Angelis fu estremamente attaccato all’Immagine della Madonna delle Grazie di Artena, al punto che nel 1858 scrisse un libro che si chiama “Notizie istoriche della prodigiosa Immagine di Maria Ssma delle Grazie”, che ancora oggi rappresenta un caposaldo della letteratura della Madonna che si venera ad Artena.

È lui, quindi, il “Carissimo” di Santa Croce, lo è diventato grazie a una delle espressioni predilette da Don Amedeo Vitelli (l’altra è: Santa Pace benedetta), ed è un’espressione rimasta fino ai giorni nostri per indicare una persona particolarmente cocciuta, testarda, “capocciona”, così come viene rappresentato iconograficamente don Camillo De Angelis nel busto che si trova a Santa Croce.

 

carissimo

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