Vieni ugualmente nelle nostre case

A CAUSA DELLE RESTRIZIONI GOVERNATIVE ADOTTATE PER NON DIFFONDERE IL CONTAGIO DA COVID 19, DOPO QUASI TRE SECOLI LA PROCESSIONE DELLA MADONNA DI ARTENA NON AVRA’ LUOGO. CI SARANNO VARIAZIONI GIA’ COMUNICATE DAGLI ORGANIZZATORI

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Al momento che scrivo queste brevi riflessioni, gli organizzatori della festa della Madonna delle Grazie di Artena, hanno deciso che tipo di manifestazione potrà esserci

Per la prima volta dal dopoguerra, quindi da 76 anni, che la “nostra” Sacra Immagine, non andrà a far visita agli artenesi. E nemmeno questi ultimi potranno visitarla, o almeno non potranno farlo come sono stati abituati da secoli. Potranno operare un breve visita per una venerazione personale. Ma la festa resta, ed è fissata per il 16 e 17 maggio, come ogni anno: la vigilia della terza domenica del mese mariano. Quest’anno sarebbe stata l’edizione numero 290, la prima processione, infatti, fu allestita nel 1731, quando il Vescovo diocesano diede la sua autorizzazione alla richiesta del prete di Santa Maria don Vaccari di portare in processione lungo le strade del Paese l‘Immagine della Madonna delle Grazie venerata ad Artena. La venerazione non era un fenomeno del momento, arrivava, invece, da un passato vecchio di quasi due secoli. La Statua onorata dagli artenesi, si trovava nel piccolo convento di San Michele Arcangelo nella selva di Colle Roscitto. Non si è mai saputo come l’immagine fosse arrivata nel convento: chi parla di un furto in una chiesa del napoletano operato da banditi che poi, fuggiaschi e braccati, decisero di abbandonare la refurtiva, quindi anche la Statua nel convento di Montefortino. Chi invece parla che fosse a Sant’Arcangelo perché realizzata da un bravo fraticello presente nel convento.

In realtà la presenza della Statua fa il paio con la venerazione che i montefortinesi avevano per una Immagine della Madonna delle Grazie, dipinta su un muro all’ingresso della salita del borgo, quando il borgo ancora non c’era, e quando la strada non era che un sentiero tra la fitta vegetazione che permetteva ai contadini di rientrare il Paese dopo una giornata di lavoro sui campi.

Dal 1731 ad oggi la festa pare non abbia mai subito un’interruzione, a parte qualche anno durante le guerre.

Quest’anno non ci sarà alcun botto oscuro che preannuncerà l’uscita dell’Immagine da Santa Maria, né ci saranno i Cristi fiorati consueti accompagnatori durante il lungo tragitto, né, ancora, ci saranno persone in lunga doppia fila a precedere la Statua, e mancheranno quelle a bordo strada in trepidante attesa, e anche quelle affacciate alle finestre, terranno le ante chiuse. Non ci sarà alcuno che griderà “Vivammaria” e nessun altro risponderà “Vivammaria”. Nessuno intonerà il canto “Viva al Vergine che Artena onora, la gran Signora del nostro amor…” scritto da Don Amedeo Vitelli nel 1947.

Eppure Lei ci sarà, verrà in ogni nostra abitazione anche quest’anno, visiterà ognuno di noi, porterà conforto ugualmente se solo lo desideriamo.

Quel suo sguardo di infinita dolcezza ci troverà, statene certi, si affaccerà comunque nelle nostre case e come da quasi tre secoli sarà motivo di gioia. Viva Maria.

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