Quando ad Artena c’era la Radio, ed era una delle più ascoltate della provincia.

DOPO LA META’ DEGLI ANNI SETTANTA UN FERVORE GIOVANILE S’IMPADRONI DELLA NOSTRA CITTA’. LA RADIO, FONDATA DA SERGIO PETRIGLIA, ERA UN’AUTENTICA FUCINA DI TALENTI E SOLO ARTENESI. MA TUTTI I GIOVANI DI ALLORA ERANO ATTIVI IN  MOLTELICI INIZIATIVE.

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Dopo la metà degli anni settanta cominciò a proliferare una serie infinita di Radio e Televisioni private. Alla fine del 1976 vi erano due televisioni private che avevano migliaia di telespettatori TVR Voxson e GBR, che sono state le antesignane di tutte le TV che sono arrivate dopo. Tra le radio, a metà degli anni settanta, noi, quindicenni dell’epoca, ascoltavamo Radio Luna, da Roma (Ostia per la precisione), dove spiccava un programma condotto da certa Ilona Staller. Il programma s’intitolava Voulez vous coucher avec moi? (vuole venire a letto con me?). Andava in onda tra la mezzanotte e le due, ed era dedicato alle telefonate erotiche degli ascoltatori e delle ascoltatrici con le quali interagiva una voce femminile, quella, appunto, di Ilona Staller, che apostrofava gli ascoltatori con l’appellativo di cicciolini e ciccioline.

L’altra radio che si ascoltava in quel periodo era Radio Tele Magia, che era un’emittente nata nel 1976 a Frosinone.

Se vogliamo essere precisi, di radio a Roma in quel tempo ve ne erano ben settantaquattro (oggi sono sessantanove). L’esperienza romana aprì la strada anche all’emittenza radiofonica in provincia.

Quasi contemporaneamente le porte della radiofonia si aprirono in tre centri limitrofi: Colleferro, con Radio Emme, e poi con radio Universo; Valmontone con Radio Centro Else e Artena con Radio Artena.

Io, ad esempio, non potrò mai dimenticare il mio primo giorno di radio. Fu il 20 febbraio 1977, giorno del mio sedicesimo compleanno. La radio era nata in quei giorni.

L’esperienza radiofonica fu una grande avventura, non parlo soltanto del sottoscritto, ma di tutti quelli che vi parteciparono e furono quattro/cinque anni di grande impegno, di passione, di nuovi segnali, con le pulsioni giovanili elevate alla massima potenza.

Alla fine di gennaio 1977, a un noto ristoratore di Artena, Sergio Petriglia, proprietario del Ristorante Sestilia, venne l’idea di fondare una radio privata. Sergio, che oggi è un signore di una certa età, nei modi e nell’aspetto ancora giovanile, per primo si accorse di questa novità che stava per diventare una fucina di talenti, e avrebbe cambiato il modo di fare comunicazione. Un cambiamento che avrebbe travalicato i canoni consueti di una RAI sola, incontrastata e ingessata nell’informazione, nella musica, nella programmazione, nei palinsesti, e che ben presto dovette rinnovarsi e cambiare modo di porsi per non essere tramortita dalla generazione della nuova radiofonia.

Il primo a essere coinvolto da Sergio in questa nuova avventura, furono il giornalista Luigi Zoppo dell’Avanti, che era il direttore responsabile, ma avendo tanti impegni, in sostanza l’abbiamo visto solamente una volta, questo a testimonianza, però, che quello che facevamo era di qualità e rispondeva perfettamente agli indirizzi legali che doveva avere una stazione radiofonica, altrimenti Zoppo sarebbe intervenuto, anche a tutela del suo nome e della sua professione. Poi a essere coinvolti furono il genero Filippo, che aveva sposato la figlia Sonia, la moglie Ginia che ogni mattina si collegava per la sua ricetta in diretta, e un ragazzo di venticinque anni che aveva vissuto poco ad Artena pur essendovi nato: Silvano Rossi.

Silvano aveva il pregio di una voce da doppiatore professionista cui abbinava una facilità di linguaggio e di espressione che al microfono lo rendevano accattivante, persuasivo, avvolgente se può esserlo una voce. Aveva, per il tempo, idee pazzesche e innovative. Faceva i quiz quando ancora non si sapeva nemmeno cosa fossero, ideava rubriche che in RAI arrivarono dopo quindici anni, aveva una sapiente arte di convincimento al punto che era lui stesso a procacciare la pubblicità e i premi per i suoi quiz. Era lui il direttore artistico, quello che sceglieva cosa fare e soprattutto a chi farlo eseguire: un manager radiofonico venti anni prima che il mestiere fosse codificato.

Con Silvano alla parte artistica, collaborava Filippo Calò che si occupava della parte tecnica. Fu sua e di Sergio l’idea di installare l’antenna della radio sul tetto della sua casa, che “sparava” il segnale all’antenna principale stata posta sul bottino dell’acqua della Rocchetta, e che a sua volta espandeva il segnale in tutta la vallata del Sacco.

Questo, però, arrivò un mese dopo.

All’inizio la sede della radio, per le prove tecniche, era l’abitazione della famiglia Petriglia, sopra il ristorante Sestilia. Sergio aveva allestito un paio di camere: una adibita a studio radiofonico, e l’altra, era quella dove Silvano, in pratica, abitava. Fu in quella casa che i primi di noi fecero il loro esordio radiofonico.

Io arrivai, come detto, il giorno del mio sedicesimo compleanno, il 20 febbraio 1977, mi considero uno dei pionieri.

Con me in quella stessa settimana arrivarono Antonella Ciucci, Federico Fiorini, Fabio Bucci, Stefano Centofanti e Margherita Verrelli, oltre a Luigi Petriglia e Marinella Scascitelli che al tempo erano sposati.

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(I tesserini radiofonici del mio amico Stefano)

In quella sede facemmo una decina di giorni, poi si decise di spostare gli studi nella mansarda dell’immobile che Sergio aveva realizzato in via Giuseppe di Vittorio, dove già abitavano la figlia Sonia e il genero Filippo.

A spostare gli strumenti tecnici, mixer, registratori, piatti per i dischi e i dischi stessi, ecc, ci mettemmo mezza giornata, ma la grossa difficoltà era rappresentata dall’antenna che avrebbe dovuto avere campo aperto per raggiungere la Rocchetta.

Messa sul terrazzo dell’appartamento non riusciva a scoprire del tutto la visuale con il sito posto in alto. C’era, quindi, da sistemarla in un posto più elevato. E qui arrivò un ulteriore idea pazzesca di Sergio e Filippo. Fecero costruire un pilone alto più di venti metri, che assomigliava nella sua struttura alla Torre Eiffel, lo dipinsero di bianco, e con un elicottero lo fecero poggiare sul terrazzo della mansarda dell’immobile: il punto più alto. Poi sul pilone salì Filippo che installò l’antenna.

Il primo Natale della Radio fu festeggiato con l’abbellimento di quella specie di Torre Eiffel, che fu “foderata” per tutta la sua interezza con felci raccolte nei boschi di Artena. Quando tutto il verde aveva ricoperto lo scheletro del pilone, fu inghirlandato da una serie di luci che si aggomitolavano dal basso verso l’alto e sul culmine, di fianco dell’antenna, fu sistemata una stella cometa.

Era un vero e proprio albero di Natale alto venticinque metri che si vedeva da tutta la Città: un antesignano, possiamo dire di quello “appeso” alla montagna nel periodo natalizio.

Nel frattempo la radio vide arrivare nuovi personaggi e i palinsesti cominciarono a disegnarsi. Silvano Rossi aveva tra i suoi amici più cari il professor Luigi Caratelli e il dottor Roberto Spaziani, che parteciparono all’iniziativa con programmi culturali che davano una connotazione non solo musicale alla stazione radiofonica. Silvano, Antonella Ciucci, Margherita Verrelli, Marinella Scascitelli avevano programmi informativi, curiosi, e interagivano in diretta con gli ascoltatori, cosa che al tempo non faceva alcuno, nemmeno la Rai.

Essendo una radio popolare, era doveroso proporre anche programmi di dediche. Nel pomeriggio Federico Fiorini con la bella voce di Daniela Mele e in regia Maura Mele, invitavano i radioascoltatori a due ore di dediche, e la trasmissione era ripresa la sera, dopo le ventuno, a giorni alterni, da Luigi Ferrazza che aveva un ascolto enorme, accompagnato al telefono da Alfonso Riccardi. Negli altri giorni il serale era dedicato alla musica disco americana, con Mister DJ alias di Fabio Bucci, esperto e navigato conoscitore del genere musicale.

I pomeriggi della radio avevano delle voci straordinarie: c’era la mia, e lo dico con immodestia perché la mia voce piaceva e mi piaceva e ancora oggi la sfrutto; poi c’era quella di Stefano Centofanti, calda e veloce, e c’era quella di Vincenzo Elingiusti, soffice e lenta, e quella sensuale di Rita Bucci, o ancora quella di Luigi Petriglia, scanzonata e brillante.

Nel tardo pomeriggio arrivavano le trasmissioni musicali alternative, quelle dove la musica era il rock o il progressive o lo psichedelico o il country, affidate a Sandro Talone, a Lucio Di Re, a Stefano Pompa.

La domenica mattina arrivava Claudio Proietti, e a seguire c’era Anna Mele, e nel pomeriggio cominciavo alle due una trasmissione sportiva, che aveva il calcio come sport principale, ma anche l’automobilismo curato da Paolo Priori e il basket affidato alla voce di Amedeo Burri.

Con orgoglio devo dire che, grazie a Filippo Calò, che imbastì un collegamento clamoroso, sono stato il primo nella regione a trasmettere e commentare in diretta una partita di campionato di calcio minore, che vedeva protagonista la squadra di Artena. A Settembre del 1977 questo lo faceva solo la Rai e nessun’altra radio privata.

Da Silvano ero stato scelto anche per condurre un programma per bambini, non da solo, però, con me c’era una bimba forse di nove/dieci anni, che oggi e donna e mamma, Rita Onorati, che si era accattivata molti suoi coetanei, tanto che il programma era seguitissimo. Con Rita Onorati, che poi prosegui’ da sola, per un certo periodo ci fu anche Gioia De Angelis.

Altrettanto seguiti erano quegli innovativi programmi in cui Silvano o Luigi o Roberto o io, parlavamo con gli esperti dei vari settori.

C’era una trasmissione condotta da un chirurgo e ce n’era una condotta da un veterinario. Anche il dirigente scolastico dell’epoca interagiva con noi e con il pubblico, il professor Colazza, che nell’occasione del primo compleanno dell’emittente, dedicò a Radio Artena una delle sue più belle poesie. Questi personaggi, che all’epoca erano famosissimi e stimatissimi, rispondevano alle domande del pubblico su argomenti riferiti alla loro professione.

Quella Radio era talmente avanti che aveva una trasmissione in cui i politici locali venivano e si confrontavano ai microfoni, cosa che oggi appare improponibile.

Nella parte finale della vita di quella radio arrivarono anche Umberto Ciafrei, oggi scomparso, e che aveva una voce assolutamente sconvolgente, che metteva a disposizione di un programma di poesie, e Maurizio Fiorentini che si era trasferito da poco ad Artena, e che arrivava da un’esperienza radiofonica prenestina.

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(Uno dei timbri di Radio Artena)

La sede di quella straordinaria avventura formativa era, come detto, l’ultimo piano di un palazzo di Artena. Appena si entrava vi era un piccolo ingresso che divideva la parte amministrativa da quella tecnica. A sinistra c’era l’ufficio del capo, di Silvano, anche se per un mese circa quello era stato lo studio principale. A destra si entrava in una sala d’attesa enorme. In fondo alla sala a sinistra vi era lo studio vero e proprio diviso in due: sala trasmissione e sala regia. Dalla sala d’attesa si arrivava, attraverso un corridoio, alla sala dischi, un enorme camerone con tutte le pareti tappezzate di dischi 45 o 33 giri. Prima della sala dischi vi erano altre due stanze adibite a sale registrazioni. In quella sede siamo stati per tre anni circa. E’ lì che sono stati ospitati i cantanti più famosi del tempo, è da lì che sono partite le trasmissioni più innovative: da quelle in diretta delle partite della squadra di calcio, ai collegamenti con Wembley per le gare della nazionale italiana con l’Inghilterra o alle trasferte per seguire i gran premi automobilistici.

Per non parlare degli spot pubblicitari che sono stati sempre sceneggiati autonomamente, con la creazione di eventuali dialoghi e scelta delle musiche, senza mai avvalersi di professionisti del settore.

Non ho dimenticato che c’erano due giovani che ogni mattina alle sei circa aprivano le trasmissioni: Augusto Iannarelli e Augusto Palombi. Augusto Iannarelli gravitata all’interno della radio anche quando non aveva i turni di lavoro o trasmissioni da fare. Sosteneva Sergio e Filippo nella parte tecnica, e con la sua Renault 4 bianca con lo strano cambio all’altezza del volante, se ne andava in giro a trovare nuove pubblicità e nuovi premi.

L’ultimo anno la radio cambiò ancora sede. Si trasferì al piano terra dello stesso palazzo, in un camerone grandissimo suddiviso da muri in cartongesso per creare quattro stanze, e tra esse quella adibita a trasmissione.

Era un gruppo composto di ragazzi tra i sedici e i venticinque anni, uno più bravo dell’altro, uno più interessato dell’altro. Non erano differenti dagli altri ragazzi, ma il loro spirito sì, quello era diverso. Molti di loro ebbero proposte lavorative in radio nazionali: alcuni accettarono e fecero un’esperienza meravigliosa, altri si accontentarono della radio locale, ma tutti indistintamente avevano un senso della radiofonia, dei tempi, del linguaggio, dell’espressione davvero fuori dal comune per quei momenti.

Non scandalizzatevi se dico che i ragazzi della Radio erano come veri e propri divi famosi, che erano accolti nelle città vicine per presentare feste e spettacoli, un po’ come succede oggi ai nuovi volti della radiofonia o della televisione.

Provate a immaginare un diciottenne d’allora chiamato sul palco insieme alla compagna di radio o viceversa, acclamati come cantanti o artisti famosi: vi assicuro non esagero, accadeva questo!

Non potrò mai dimenticare, ad esempio, una piazza di una città, dove alcuni di noi se ne andarono, dopo una comparsata in uno spettacolo, con un cordone di carabinieri che impediva al pubblico di avvicinarsi talmente era straripante l’entusiasmo.

Sono stati anni di conoscenza e non solo musicale, sono stati anni di formazione, con esperienze, di qualsiasi tipo fossero, veramente formative, e che ti facevano crescere in fetta, darti responsabilità, maturarti.

Una serie di uomini e donne, in realtà adolescenti, che avevano qualcosa da dire e che lo sapevano dire. La musica era solo il pretesto, era un veicolo che permetteva a quei maturi adolescenti di gridare al pubblico le loro esigenze, i loro dubbi, le loro ribellioni. La radio era il mezzo per affermare idee e opinioni, e non crediate che un sedicenne non né abbia: le ha e le aveva!

Oggi è facile esprimerle, ma quarantacinque anni fa chi ti faceva parlare? A sedici anni, ma anche a diciotto o a venticinque, eri troppo immaturo, secondo il modo di pensare degli adulti di allora.

Eravamo dei privilegiati, quindi, però ogni volta che io tornavo a casa dopo aver parlato in radio, dovevo affrontare i miei genitori che mi consigliavano di essere moderato, di essere accondiscendente, di evitare ogni critica. Avevano ragione? A quel tempo pensavo di no.

E’ lì, in quell’ambiente pervaso dalla musica, dai discorsi sociali, dalle conoscenze ben maggiori in confronto agli altri sedicenni, dai tumulti amorosi del cuore, dei sentimenti di condivisione e integrazione che al tempo erano innati in ognuno di noi, che si è formata la mia coscienza politica, e probabilmente anche quella dei miei colleghi.

Succedeva spesso, ad esempio, soprattutto nel periodo primaverile ed estivo, che nei pomeriggi la radio era il punto di ritrovo di tutti quei ragazzi, anche di quelli che non dovevano trasmettere in quel momento. Ci si riuniva nel piccolo terrazzo che era in comune fra sala dischi e sala trasmissione, si fumava una sigaretta, si beveva una birra e ci si scambiava idee, opinioni che non erano solo ed esclusivamente riferite alla radio.

Sarei ingiusto, però, se pensassi e scrivessi che i giovani di quarant’anni fa si riducevano al manipolo dei pionieri radiofonici. Ce n’erano altri, con gli stessi sentimenti e con la medesima nostra voglia di emergere che esercitavano in un’altra maniera però.

Non è vero, infatti, l’assunto che la radio era il solo valore aggiunto di quella generazione artenese, C’erano le sezioni politiche, ad esempio, che, a differenza di oggi, plasmavano le coscienze giovanili e indicavano la via da percorrere: era una strada “di parte” secondo dove ti collocavi, ma era comunque l’obiettivo da seguire. Poteva essere la lotta di classe, come poteva essere il perseguimento della moderazione.

Anche la chiesa era ben più dinamica di quella attuale, nonostante oggi il Pontefice sia la persona più rivoluzionaria degli uomini.

In quegli anni ad Artena le tre parrocchie presenti erano in continuo divenire. Ognuna di loro aveva oratori, circoli, giovani che la frequentavano.

Anche nello sport quella Città in quegli anni era ben viva. La novità furono i corsi CONI allestiti presso la Villa Borghese dall’allora sindaco Emilio Conti. Nel 1970 grazie alla passione di questo sindaco, che aveva i figli Armando e Maria che saltuariamente collaboravano con la radio, il CONI decise di aprire un proprio centro ad Artena. A guidarlo fu chiamato il campione Antonio Ambu, maratoneta e mezzofondista della nazionale, più volte campione italiano sia nella distanza lunga sia nei 5000 e nei 10000 metri. L’atleta e i suoi collaboratori, una volta la settimana veniva ad Artena per seguire alcuni ragazzini volenterosi. Nello stesso periodo nasce il calcio nuovo, dopo oltre dieci anni senza squadra. Per non parlare poi della pallacanestro, con la mitica For Funghi e il suo settore giovanile.

Gli anni settanta, insomma, sono gli anni della vera e propria rinascita giovanile, quando i ragazzi tra radio, sport, chiesa, politica, diventarono davvero i protagonisti.

Desidero ricordare, per ultimo, che quella generazione di giovani veniva dagli insegnamenti di chi era stato giovane prima di loro e che ad Artena aveva fondato la consulta giovanile, il circolo studentesco, e anche molteplici gruppi musicali.

Quei ragazzi della radio, quindi, non erano diversi dagli altri, avevano gli stessi entusiasmi, i medesimi desideri, l’identica voglia di emergere, forse la esercitavano in maniera differente, con estro e fantasia.

L’esperienza radiofonica terminò quando fummo allettati da una proposta di un tizio, di cui ricordo nulla o poco, che da Roma aveva visto in Radio Artena una fonte di guadagno. Alla radio volle abbinare una televisione e cambiò il nome alla stazione che da allora si chiamò Tele Radio Mondo Stereo, ma che non riuscì nemmeno per un giorno a rinverdire i fasti della precedente Radio Artena.

 

4 pensieri riguardo “Quando ad Artena c’era la Radio, ed era una delle più ascoltate della provincia.

  1. Gioia De Angelis 22 marzo 2020 — 10:53

    Buongiorno Vittorio,
    sono Gioia De Angelis, mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo e, soprattutto, mi ha ricordato che per un caso, assolutamente fortuito, nell’estate del ’78, ho affiancato e poi sostituito per qualche settimana Rita Onorati alla conduzione del programma per bambini. Mi ricordo di Silvano che valutò se potevo sostituirla, mi ricordo di te e degli altri ragazzi alla regia, che mi passavano le richieste e le dediche dei bambini. Non avevo ancora 11 anni, ero da qualche mese ad Artena e affrontai quell’esperienza con un’ingenuità e una freschezza che adesso mi inteneriscono. Grazie per questo ricordo.

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    1. Gioia cara il tuo è un bel ricordo, che a me è sfuggito ….. riparo subito

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  2. ERALDO DE angelis 22 marzo 2020 — 20:07

    Bellissimo racconto Vittorio,io ricordo tutto.bei tempi.

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  3. guglielmini sergio 26 marzo 2020 — 22:28

    ciao vittorio , io ho ancora il tesserino originale della radio è un cimelio storico non so come fare per farlo vedere..ciao vittorio grazie per il ricordo..

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