La grande avventura dello sport di Artena

BREVEMENTE TENTO DI RACCONTARVI COME E’ NATA LA PASSIONE PER IL CALCIO O IL CICLISMO; LE ARTI MARZIALI O L’IPPICA; L’ATLETICA LEGGERA O IL BASKET. UN’AVVENTURA LUNGA PIU’ DI UN SECOLO

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Ogni città, grande o piccola che sia, ha uno sportivo che la rappresenta: l’atleta che si è fatto onore nella disciplina che pratica. A Lariano, ad esempio, Marta Bastianelli pluricampionessa di ciclismo mondiale ed europea, incarna perfettamente la rappresentanza di cui parlavo prima. Ora Simone Lorenzo Prosperi è l’atleta che più di ogni altro raffigura, a livello sportivo, la nostra Città.

Il primo atleta che ha dato visibilità ad Artena è stato Luigi D’Alessandris. Per molti lettori questo nome non significa molto, in realtà D’Alessandris è stato il primo vero campione artenese. Si tratta di un ciclista, che dopo aver vinto parecchio tra i dilettanti, è passato professionista pur non militando in alcuna squadra.

Ha partecipato nel 1931 al giro d’Italia da isolato, cioè corridore senza squadra. Quell’edizione, vinta da Francesco Camusso, ha visto il nostro portacolori giungere al quarantatreesimo posto su sessantacinque partenti, e correre insieme ai più grandi dell’epoca e fra i più grandi ciclisti di ogni tempo: Alfredo Binda, Learco Guerra, Domenico Piemontesi, Raffaele Di Paco, John Aerts, Alfredo Bouvet.

D’Alessandris era nato ad Artena il 1° dicembre 1908, ed è morto a Roma ad appena ventisette anni, il 2 luglio del 1935. Qualcuno vociferò che la sua morte arrivò per una malattia contagiosa, contratta dopo aver visitato qualche bordello della Capitale. La sua morte, avvenuta ottantaquattro anni fa, ha contribuito a renderlo ai più sconosciuto, mentre uno dei suoi fratelli era molto più noto tra gli artenesi, si trattava di Leonzio il calzolaio, che amava spesso parlare di suo fratello tra una risuolatura di scarpe e la ricostruzione di una tomaia.

Per partecipare al giro d’Italia del 1931, Luigi D’Alessandris si appellò anche al Comune di Artena e il podestà del luogo, Raffaele Scaglione, decise di corroborare l’avventura ciclistica di D’Alessandris con uno stanziamento di 1000 lire, che al tempo era una somma notevole, e che gli permise di porsi ai nastri di partenza della corsa che inaugurò proprio in quel 1931 la maglia rosa del primo della graduatoria generale.

Su Luigi D’Alessandris si potrebbe scrivere un romanzo per la vita avventurosa –  breve – che ha vissuto. Ho intenzione di trovare più notizie possibili su questo nostro concittadino per un futuro libro sugli artenesi del XX secolo più o meno noti.

In quegli anni, stiamo in pieno ventennio fascista, oltre al ciclismo, sport nazionale allora e oggi, ad Artena cominciava a prendere notorietà anche il calcio.
A desiderare una squadra calcistica artenese per primo fu padre Bartoli, che già in precedenza aveva lanciato idee per rendere più viva la giornata degli artenesi.
Di passaggio vi ricordo il primo cinematografo ad Artena, inaugurato il 22 luglio 1910, o la squadra di tiro a segno, o l’oratorio in generale esercitato all’interno del Palazzaccio. Padre Bartoli decise, intorno agli anni trenta, di allestire nel terreno a fianco ai locali parrocchiali, un campo di calcio. Quella che oggi è piazza Valle Fini o padre Genocchi, era, alla fine dell’ottocento, un rigogliosissimo campo coltivato a frutti e fiori, tenuto da un signorotto di Velletri, che era un vero e proprio despota.
All’inizio del novecento i contadini di Artena, vessati e angariati dai padroni, dagli affittuari e dalle prebende parrocchiali, decisero che la loro rivoluzione e la loro conquista delle terre, doveva cominciare proprio da Valle Fini. Il compagno Alfonsino De Angelis fu il primo a entrare nel campo e piantare, in mezzo a tanto ben di Dio, la bandiera rossa. Era il segnale che scatenò gli altri contadini che lesti si appropriarono di Valle Fini.
Negli anni trenta il luogo non era né un giardino né un campo coltivato, per questo padre Bartoli fece realizzare un campo sportivo, fondò una squadra di calcio, il cui primo presidente divenne il fabbro Ercoluccio Guadagnoli, che partecipò ai campionati dilettantistici regionali.

La guerra fermò ogni attività in tutta Italia, lasciandosi alle spalle lutti e macerie.
Si ricominciò un’attività sportiva intorno alla fine degli anni quaranta e all’inizio dei cinquanta, e il calcio diventa lo sport protagonista più praticato e più seguito.

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Fu in quel periodo che nacquero miti e leggende calcistiche, che a distanza di settanta anni ancora sono nei ricordi delle persone. Tra i calciatori artenesi vi era già qualcuno che aveva travalicato i confini cittadini per categorie ben più importanti come Mariano De Angelis, ad esempio, e fu in quegli anni che nacquero le squadre di calcio che oggi potremmo definire di quartiere, dove giocavano decine e decine di ragazzi artenesi.
Queste squadre facevano una sorta di campionato interno. Vi erano gli Esploratori, ad esempio, o i Piazzaroi, e ognuna di queste squadre aveva i suoi tifosi.

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Il sabato e la domenica le compagini si sfidavano sul campo di Santa Maria di fronte e un numeroso pubblico composto di centinaia di persone che facevano il tifo per i loro beniamini. Tra essi i più bravi erano Alberto il Maestro, Augusto Puskas, Franco Boniperti, Renzo Aimati.
Nel dopoguerra, precisamente nel 1947, la prima squadra di calcio che si formò fu la Montefortino, e poi, negli anni cinquanta, furono fondate decine di altre squadre.
Tra i primi anni sessanta nacquero altre compagini per lo più composte di ragazzi: la Libertas, chiaro esempio di democristiana memoria, o l’Ecetra, che era la squadra chiamata col nome della città che al tempo si pensasse fosse sul Piano della Civita.
Tutte queste squadre, però, non disputavano un campionato allestito dalla federazione: per lo più si sfidavano tra loro.

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La svolta per il calcio artenese arrivò con un famoso torneo dei bar del 1972. Gli organizzatori fecero le cose in grande. Coinvolsero sei esercizi pubblici: Bar Antonio, Bar Francesco, Bar Augusto, Bar Cancia, Sestilia e  Lupi, questi ultimi due erano bar e ristoranti. Le squadre s’incontravano tra loro in incontri di andate ritorno, giocati sul campo di Artena di via Marconi il sabato e le domeniche dell’intera estate.
Una gara si giocava il sabato pomeriggio, una la domenica mattina e l’altra la domenica pomeriggio.
Alla fine degli incontri di girone, Bar Antonio e sfidò Bar Cancia e Bar Francesco se la dovette vedere con Bar Augusto per le semifinali. Le vincenti, Bar Antonio e Bar Francesco, s’incontrarono in finale il 6 agosto 1972. La partita finì in pareggio e la domenica successiva vinse il Bar Francesco con il punteggio di 2-1.
Da quel torneo di Bar nacque una selezione locale con i migliori calciatori del torneo sotto il nome di Bar Francesco, che partecipò al torneo UISP e lo vinse, battendo in una mitica finale allo stadio Flaminio, la squadra che si chiamava Valentino Mazzola con il risultato di 3-1.

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Il torneo di Bar fu un successo di pubblico clamoroso. La finale, ad esempio, fu vista da quasi 3000 persone tutte assiepate lungo la rete di cinta del campo sportivo, rifatta nuova per l’occasione.
Fu quel successo clamoroso ad aprire le porte – finalmente – a una società di calcio vera e propria. Antonio Di Re, proprietario del Bar Pasticceria Di Re, decise di fondare un sodalizio calcistico. Coinvolse l’imprenditore Vittorio Fiorentini e altri, e insieme crearono la squadra che partecipò al campionato di seconda categoria e anche un florido settore giovanile.

Gli anni settanta sono stati il decennio che ha spalancato le porte a ogni tipo di sport. Da quelli che potevano frequentarsi ad Artena, ma anche a quelli che si praticavano fuori città. Fu in quel periodo, infatti, che alcuni adolescenti di Artena cominciarono a frequentare le piscine dei paesi vicini: i Cedri a San Cesareo e Rondinella a Palestrina.

Nel 1970, il sindaco Emilio Conti, di concerto ad alcuni appassionati, ebbe la brillante idea di aprire in città un centro sportivo CONI, un centro cioè gestito dal Comitato Olimpico Nazionale, massima espressione sportiva italiana, cui mise a disposizione l’intera Villa Borghese per gli allenamenti e le gare.
Il CONI inviò ad Artena l’atleta Antonino Ambu che tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta era diventato il numero uno del fondo italiano, eccellendo nei diecimila metri e nella maratona.
Con Ambu e i suoi collaboratori, parteciparono a questo progetto del CONI un centinaio di ragazzi tra maschi e femmine. Doveva nascere una squadra giovanile di atletica leggera e, ancora una volta, la nostra città ebbe un primato, quello di essere la prima comunità a ospitare una disciplina sportiva al di fuori del calcio.

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L’assenza di un adeguato campo sportivo non consentì al progetto di proseguire, ma nell’anno in cui Ambu aveva gestito questa scuola di atletica, già aveva posto le basi affinché alcuni giovani talenti si mettessero in luce.

Fu del 1971 all’incirca, un altro progetto di Emilio Conti, quello di far attecchire ad Artena l’equitazione e nello specifico il salto ad ostacoli. Conti, pur non avendo ancora a disposizione un campo sportivo vero e proprio, che si realizzerà solo in occasione del torneo dei bar di cui ho parlato, e con la società GS Artena di Antonio Di Re, decise che i ragazzi di Artena dovevano praticare comunque uno sport. Aveva a disposizione la Villa Borghese, in affitto dalla famiglia senese, decise che quello poteva essere un campo per alcune discipline particolari. Con il CONI aveva pensato alla corsa campestre, e adesso, con la federazione ippica, stava seriamente pensando al salto ad ostacoli.

Durante i festeggiamenti dedicati alla Madonna delle Grazie, chiese agli organizzatori di poter allestire il primo gran premio di salto ad ostacoli Città di Artena. Ebbe la fortuna di disputare il gran premio la settimana successiva al famosissimo concorso ippico di piazza di Siena a Roma, e riuscì a ospitare i cavalieri reduci da quell’importante kermesse. Ad Artena saltarono, tra gli altri, anche i fratelli Raimondo e Piero D’Inzeo due leggende mondiali di questo sport. Fu davvero bello vedere il parco di Villa Borghese attrezzato con gli ostacoli.

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Nel frattempo, un altro sport cominciava fare capolino e a conquistare il cuore di tantissimi ragazzi: la pallacanestro.

All’inizio del 1973, due ragazzi che al tempo non erano ancora trentenni, memori delle loro esperienze nella pallacanestro colleferrina, decisero di aprire una scuola di basket giovanile anche ad Artena.

Questi due pionieri erano Mario Collepardi e Angelo Vitelli. I primissimi allenamenti si svolgevano nel piazzale dell’asilo San Marco opportunamente attrezzato a campo di pallacanestro. Subito dopo gli allenamenti furono spostati in quella sala che oggi è diventato il teatro Ginepro Cocchi, presso il Convento, ma l’affluenza corposa di adolescenti non consentì ai due di proseguire l’attività sportiva in quel luogo.

Nell’anno 1973/74 il basket doveva avere un altro campo e un’altra palestra.

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Vennero in soccorso di Mario e Angelo, alcuni atleti, allora già veterani, di Colleferro, che chiesero la possibilità di fondare una società che oltre ad avere i campionati giovanili, poteva fregiarsi di una squadra adulta.

In quel momento nacque la For Funghi Basket Artena, una società rimasta impressa a tutti quei ragazzi che oggi viaggiano tra i cinquantacinque e i sessantacinque anni.

La nuova società seppe far breccia sull’amministrazione pubblica che concesse al nuovo sodalizio la palestra della scuola elementare appena realizzata, i suoi spogliatoi, e costruì un campo di pallacanestro nel piazzale asfaltato della scuola “De Gasperi”. Con Mario Collepardi arrivarono alcuni nomi colleferrini che sono rimasti nel cuore degli artenesi amanti della pallacanestro: Cester, Masi, Pizzoni, Angelo Caratelli. Poi c’erano quelli di Artena: Silvio, Otello, Alfonso, Fabio, Enrico, Vito, Roberto, Umberto e, appunto, Mario.
Il campionato fu apprezzabile e apprezzato, considerata la frequenza di pubblico che si assiepava nei bordi del campo durante le partite casalinghe della For Funghi. La novità della società era anche la presenza di un nutrito stuolo di ragazze che formavano la compagine femminile. Per la seconda volta un gruppo di ragazze se ne infischiava delle consuetudini che ancora a quel tempo dicevano che le donne già era tanto se potevano frequentare la scuola.
A metà degli anni settanta, infatti, non crediate che la mentalità fosse così aperta alle pari opportunità. Oggi fa ridere – rabbrividire – il solo pensare che una ragazza non possa frequentare uno sport, ma al tempo questo rappresentava la normalità, quindi immaginate, in un ambiente dove anche la scuola non prevedeva le classi miste, com’erano viste quelle adolescenti, ragazze di tredici/quattordici anni.
La società di pallacanestro consentì a un nutrito numero di ragazzi di frequentare uno sport che non era il calcio, anche se a dire il vero, fin dall’inizio egli anni settanta i giovani artenesi, oltre al calcio, frequentavano la corsa, le piscine, il basket, ma anche le arti marziali e il ciclismo.
All’inizio di quel decennio attecchì in Città anche il judo, portato ad Artena da quell’esperienza del centro CONI, che aveva permesso alla Città di conoscere alcuni campioni del tempo, e fra questi non mancò la squadra nazionale di judo. Fu quella presenza che stimolò alcuni cittadini del luogo, ragazzi anche loro ma ormai trentenni, a costituire la prima società di judo. Da allora, le arti marziali ad Artena non sono mai mancate, e ancora oggi, ad esempio, c’è il CKAM, centro karate arti marziali, che si fa onore e miete successi anche a livello nazionale.

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In origine, però, lo sport più seguito era il ciclismo. Vi abbiamo raccontato l’esperienza di Luigi D’Alessandris, ma in realtà tutta l’Italia era legata più al ciclismo che al calcio, tanto che ancora oggi lo sport nazionale è proprio quello che si pratica in bicicletta.

Artena, però, dopo D’Alessandris dovette attendere ben quarant’anni prima di costituire una società ciclistica: il Gruppo Sportivo Ciclistico Artena, che ha ulteriormente avvicinato a questo sport tanti ragazzi locali che si sono avvicendati nelle varie categorie giovanili, dagli esordienti agli junior, con una squadra anche di cicloamatori, e con alcune ragazze, una di loro, Elena Casagrande, si è laureata anche campionessa italiana nella categoria allievi. Un personaggio che in concreto ha accompagnato dall’inizio alla fine le vicende ciclistiche artenesi, è stato Livio, detto Lillo, Pincarelli, prima da corridore, poi da Direttore Sportivo e quindi da Presidente del sodalizio.

Poi il ciclismo ha scelto nella stessa falsariga del calcio attuale, tentando la via del dilettantismo ma quello davvero agonistico, e quindi con scelte di ragazzi e uomini con una certa esperienza, che non prevedeva atleti nostrani.

Alla fine, però, la scelta non ha pagato, e dopo una serie di successi e di partecipazioni, anche a corse dilettantistiche internazionali come il GP Liberazione, o a vittorie compiute dai portacolori della squadra, atleti come Valerio Conti, ad esempio, che ora sono professionisti di valore, la società ha deciso di smettere con l’agonismo e qualche tempo dopo è stata cancellata dai quadri tecnici. Questo, però, è avvenuto perché Livio Pincarelli non è stato più aiutato da alcuno, e in solitaria non poteva proprio sobbarcarsi il peso di un intero sodalizio.

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Nel frattempo il calcio, che avevamo lasciato nelle mani di Antonio Di Re, continua a essere lo sport più seguito ad Artena.
La squadra partecipa ai campionati dilettantistici di seconda e prima categoria, quando le categorie erano la A, la B, la C, la D e la Promozione e poi prima, seconda e terza.
La società porta ad Artena nomi che fino a quel momento avevano calcato campi di serie superiore, ma non riesce, nonostante questo, a fare il salto di qualità. Quella società, però, ha avuto un grande merito, quello di accompagnare a nomi altisonanti anche molti ragazzi locali, che poi sono diventati bravi come e più degli altri.
Proprio parlando di calciatori locali, desidero fare un passo indietro. Già nei primissimi anni settanta vi erano molti bravi calciatori ad Artena ma non potevano vestire i colori casalinghi, perché non esisteva alcuna squadra. Allora questi ragazzi, nati tra il ’48 e il 54’, avevano trovato spazio nelle squadre dei paesi vicini, facendo, a volte, la loro fortuna.
Tra la fine del decennio e l’inizio degli anni ottanta, Antonio Di Re si stancò, anche perché lo spirito degli artenesi dell’epoca non era quello di condivisione, ma esisteva una competizione che faceva nascere società di calcio ogni anno. L’US Artena, ad esempio, fu un’esperienza notevole. Questa società era stata fondata con l’intento di partecipare al solo campionato giovanile della categoria allievi, e tra le sue file annoverava tutti, o quasi, calciatori locali. Disputò un campionato di assoluto spessore e qualche suo atleta fu notato e portato a giocare in altre categorie.
Nel 1982, dopo i campionati mondiali di Spagna, Antonio Di Re decise definitivamente di abbandonare il calcio. Era davvero un peccato, però, abbandonare quell’esperienza. Augusto De Santis, imprenditore ed ex sindaco, spinto da Alfredo Bucci, da chi scrive, da Oronzo e Giovanni Rampino, da Franco e Bernardino Bucci, da Renato Coltrè, da Mario Lanna e da altri, decise che non era giusto abbandonare il rettangolo verde. Insieme, questi eroi della domenica, fondarono la nuova squadra che prese il nome di Polisportiva Artena Calcio, e fu l’antesignana della compagine che oggi disputa il campionato di serie D. In quasi venticinque anni, la Polisportiva Artena Calcio ha avuto tre soli presidenti: Augusto De Santis nel primo anno e Alfredo Bucci nei successivi 22, e Alfonso De Angelis, per altri due. Da quella squadra sono passati migliaia e migliaia di calciatori fra settore giovanile e senior, centinaia di allenatori, decine e decine di dirigenti sportivi. Ma il cerchio si chiude sempre e oggi, a distanza di trentotto anni, il presidente del sodalizio artenese è tornato a essere Alfredo Bucci.

Ora esiste anche una società di pallacanestro la Virtus Montefortino Basket, mentre per quasi cinque anni è esistita una società di calcio a cinque che ha raggiunto la serie C della specialità, e una squadra di pallavolo, che dopo aver mietuto qualche successo sia fra gli adulti sia nel settore giovanile, è scomparsa qualche anno fa.

Vittorio Aimati

(Per le foto di Judo, CONI e Concorso Ippico, ringrazio Armando Conti, figlio di Emilio. Per le foto di calcio mi sono avvalso di amatori e ex calciatori locali che ringrazio. Le foto di ciclismo sono di repertorio)

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