“Il Paese è beglio ma è ‘mmorto”

CI HANNO DETTO QUESTO MA ANCHE ALTRO, MENTRE CERCAVAMO UNA LOCATION PER UN FILM

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Sabato scorso mi trovavo nel Centro Storico di Artena con un mio amico regista, che cercava una location per il prossimo video. Sapeva ciò che cercava, poiché il lavoro cinematografico deve riguardare un momento storico italiano, quello della Resistenza, visto dagli occhi degli abitanti di un piccolo Paese della provincia italiana.

Abbiamo visto una serie di vie e viuzze, vicoli e riseghe, lontani dalle maggiori strade di comunicazione che sono nel Borgo antico di Artena: via Cavour, via Crognaleto, via Maggiore, via Vittorio Emanuele. E’ un anello, questo, formato da quattro vie, una specie di raccordo anulare, con le dovute proporzioni, realizzato tutt’intorno alla Città. In realtà le quattro sono le vie che anticamente erano le più abitate, e al loro interno, solo in seguito, si sono realizzate tutte quelle strade e quei vicoli che caratterizzano Artena.

D’altronde, ci sarà un motivo perché la città viene definita quella con il Centro Storico non carrozzabile più vasto d’Italia (qualcuno dice d’Europa)? Quest’ampiezza, se da una parte può essere un vanto, dall’altra è certamente la mannaia della ghigliottina che non permette una semplice evoluzione turistica.

Sabato abbiamo incontrato tante persone che abitano nel borgo, e il ritornello è sempre stato lo stesso: “Artena è bella, ma è morta”. Lo dicevano gli anziani e lo confermavano i ragazzi, e mentre i primi sono costretti ad abitarci e viverci, i secondi ci dimorano, ci dormono, ma non ci vivono, nel senso che preferiscono altri luoghi per trascorrere le loro giornate.

Chi ci abita, però, esprime tutto il suo amore per Artena, proprio criticandola aspramente come farebbe un padre con un figlio che sta sbagliando.

Ecco, Artena sta sbagliando! Lo fa da decenni, lo fa da quando amministratori poco illuminati hanno permesso lo svuotamento del nucleo antico, senza offrire una scelta a chi era rimasto a vivere il paese.

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Artena è bella ma è morta”, è il refrain che abbiamo sentito continuamente, ed è morta davvero a giudicare da quello che abbiamo veduto sabato mattina.

Poche case aperte, angoli fatiscenti, nessun servizio, chiese completamente chiuse, vicoli maleodoranti e sozzerie varie, dagli escrementi di cani e gatti alle buste dell’immondizia abbandonate; da taniche di benzina lasciate a marcire a erbacce che dipingono alcuni muri del Paese.

La situazione è peggiorata su questo non vi è dubbio.

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Pensa che il mio vicolo me lo pulisco io – mi ha detto una signora di ottant’anni che mi ha riconosciuto –. Tu si Vittorio de Luigina o no? Ce si ‘nnato a ecchi n’gima? Diccelo aglio sindaco che jo paese è beglio ma è ‘mmorto”.

E allora sindaco te lo dico davvero: “Il Paese è bello ma è morto. E’ morto non perché mancano i servizi, o perché alcune strade sono sporche, o ancora per le erbacce, per i fili elettrici o telefonici lasciati a penzolare tra un muro e l’altro, o ancora per le ringhiere in alluminio anodizzato o per le saracinesche di garage a chiudere le cantine. No! E’ morto perché chi ci vive è rassegnato, è morto perché chi ci vive è arrabbiato, è morto perché chi ci vive si sente abbandonato. E’ morto perché chi ci vive non ha tutele. E’ morto perché chi ci vive non lascia più la porta aperta o la chiave nella toppa. L’ho visto dai volti delle persone che ho incontrato, ma lo si può leggi anche dai commenti sui social, che, anche se solo il dieci per cento risponde alla verità dei fatti, sono commenti sintomatici della situazione che si vive ora. E’ chiaro, caro Sindaco, che le responsabilità sono da ricercarsi nelle politiche e nelle amministrazioni che si sono susseguite dal dopoguerra, che hanno sempre considerato il Centro Storico un punto imprescindibile della campagna elettorale, ma poi è diventato un fardello durante gli anni amministrativi. Un peso che a volte appare difficile da portare, mentre altre non appare proprio un peso, anzi diventa una piuma, e questo avviene durante le manifestazioni che vi si svolgono all’interno e che magari coinvolgono i residenti. Ma poi resta niente e arrivederci al prossimo anno. E’ assente la continuità delle cose, è assente l’abitudine, la consuetudine a considerarlo importante e unico e vero volano della crescita della Città”.

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Il centro storico rappresenta la comunità ma oggi appare ben più importante il singolo che credere a una comunità: con il singolo si parla di persona, la comunità è un aleatorio insieme d’individui pensanti, ognuno a proprio modo. Comprendo, quindi, la difficoltà a rapportarsi, ma è anche vero che all’interno del Centro Storico di Artena ci sono molti interlocutori in forma di associazioni che rappresentano gran parte dei cittadini. Sono queste associazioni che hanno più di altri in mano il grado di soddisfazione degli abitanti di Artena da Santa Croce alla Piazza. Ed è con loro che è necessario interloquire, renderli partecipi in modo più concreto, farli sentire parte diligente di un discorso più ampio riferito al turismo o alle attività culturali o a quelle sociali.

E’ necessario investire, senza alcun dubbio e senza ripensamenti, sugli uomini e sulle donne che vivono il Centro Storico, dare loro l’importanza che meritano perché primi fruitori del Borgo, mettersi alle spalle eventuali risentimenti da una parte e dall’altra, e ingigantire ogni tipo di collaborazione già in atto o iniziarne di altre.

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Siccome sono abituato a fare nomi e cognomi, mi riferisco all’associazione comitato di quartiere Centro Storico e al suo presidente Virginio Cece, o ancora all’associazione Artena in fiore e a Giovanna Varvaro ed Elena Riccitelli. All’associazione sbandieratori al loro referente Matteo Riccelli. Mi riferisco a quelle persone che ogni anno allestiscono sui quei gradini selciati le loro manifestazioni artistiche: Live Artena, Jo Peleo, La Festa de Montefortino, Artena Città Presepe, ecc. Mi riferisco anche a quelle persone che sono sempre state un punto di riferimento della comunità del Paese, ognuno per la competenza che gli appartiene: Alberto Talone, Sandro Talone, Assunta Di Re, Fabio Cipriani, Roberto Pennacchi, Mino Massimei, Roberto Botteri, Rinaldo Riccitelli, Augusto Angelini (adesso presidente del Consiglio Comunale) proprietario del bar Cesarone, Sandro Priori, Alessandra Benigni, Donatella Latini, Lella Mastrangeli, Maria Luisa Provini, Stefano Serafini e altri che dimentico o che conosco di meno.

 

 

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