Ecco cosa c’è sotto la Piazza della Vittoria

IL BUCO CHE SI E’ APERTO SUL BELVEDERE DEL PAESE, HA CREATO NOTEVOLI POLEMICHE MA ANCHE QUALCHE TIMORE. IO LI’ SOTTO CI SONO STATO E, DA STUDIOSO DEL MIO PAESE, VI RACCONTO COSA C’E’ !

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Andare a guardare con i propri occhi ciò che ti hanno raccontato, ma che è sempre stato avvolto da un alone di leggenda, è stata una esperienza notevole. Il sottosuolo di Artena, in cui mi sono addentrato all’inizio con timore e poi con entusiasmo, è ricco di sorprese, e nel buio delle stanze vuote, l’odore del chiuso fa il paio con il profumo della storia. La passeggiata, immerso nelle viscere della città, è cominciata entrando da un finestrone posto alla base della fiancata visibile dell’Arco Borghese, in via Garibaldi. Subito mi sono trovato in una stanza ampia che era collegata da uno stretto cunicolo ad una seconda stanza il cui soffitto era il piano strada sotto l’Arco Borghese.

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Un lungo corridoio “camminava” sotto via Garibaldi, tra l’Arco e l’ingresso di Villa Borghese. Ad ogni lato del corridoio si aprivano larghi cameroni tutti con il solaio a volta, e le cui pareti poggiavano a secco sulla roccia viva. In molte di queste ampie camere vi erano ulteriori ingressi, ma sono stati murati, anche se in tempi remoti, risultava, però, visibile la sagoma dell’arco che collegava le stanze. Quelle camere, se aperte, avrebbero portato certamente sotto il giardino del Palazzo Borghese e sotto l’edificio stesso, dove tutti hanno sempre pensato potessero esserci le prigioni. Non era proprio così! Il Palazzo Borghese non è mai stato una fortezza, ma sempre l’abitazione della famiglia che governava il paese e nelle case di famiglia non c’erano certamente carceri. Dalla camera sotto il piano strada dell’Arco Borghese, si dividono due ulteriori corridoi. Il primo in linea retta e in salita collega le stanze che si trovano sotto il piano strada, non più di cinquanta metri, tra lo stesso Arco e l’ingresso alla piazza della Vittoria. Queste stanze poste su livelli differenti sono collegate da alcuni gradini. L’altro corridoio porta ad una stanza, quella che mi è sembrata la più ampia, che si trova sotto il monumento ai Caduti, e che ha una feritoia visibile sotto il solaio dell’Arco Borghese.

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Questa camera, anch’essa voltata, è collegata ad altri spazi, tra cui quelli dove cinquanta anni fa fu ricavata la discoteca “il Castello”. Qui si nota l’opera più moderna dell’uomo, ma attorno a questi muri si apre una sequela di altri cameroni che occupano lo spazio della soprastante piazza della Vittoria. Anche in questo caso i solai sono a volta e non sembrano così spessi da tenere il peso delle tante auto che vi stazionano al di sopra. In fondo, praticamente sotto il bar esistente in piazza, i muri poggiano sulla pietra bianca, non si nota né calce né malta. Vi sono, invece, un paio di ulteriori ingressi, anche questi però sono murati. È evidente che queste porte recano in ambienti posti proprio sotto il centro storico, quasi a testimoniare la voce che ha sempre raccontato che la nostra città è ricca di cunicoli che si dipanano al di sotto di ogni singola casa del borgo antico. Alla fine della escursione nel sottosuolo, sono riemerso da un minuscolo cancelletto che si trova all’inizio di via XX Settembre, proprio sotto il palazzetto del Governatore.

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