Commemorate le vittime del Pulmino

NELL’AULA MAGNA PRESENTI L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE, LA DIRIGENTE SCOLASTICA E GLI INSEGNATI, OLTRE AI PARENTI PIU’ STRETTI DEI RAGAZZI MORTI QUEL GIORNO MALEDETTO

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Con una cerimonia toccante e suggestiva, una commemorazione commovente, a ventotto anni di distanza, l’amministrazione comunale di Artena, l’Istituto comprensivo Artena e la società di calcio Vis Artena, hanno ricordato quella che in Città tutti conoscono come la tragedia dello scuolabus. L’aula magna dell’istituto Serangeli era stracolma, zeppa di studenti e delle Autorità, oltre alla presenza dei familiari più stretti delle vittime. C’era la madre di Sergio, i figli, le sorelle. C’erano la mamma di Federica Talone e di Riccardo Luffarelli, c’erano i parenti più stretti di Cesira, il fratello, la sorella. C’erano i genitori di Fabrizio. Tutti stretti attorno al ricordo di quella giornata.

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LA TRAGEDIA

Il 18 dicembre 1991, alle due del pomeriggio, sotto l’incalzare di una pioggia finissima e fredda, il pulmino dello scuolabus condotto da Sergio Talone, riportava a casa gli alunni della scuola media Serangeli, dopo le sei ore di lezione.

Quel pulmino della scuola, da via Marconi doveva imboccare viale primo maggio, girare a sinistra su via Fleming, salire su fino all’Eca e poi girare a destra in via Calcarelli, verso via Giulianello.

Il mezzo scolastico serviva a riportare a casa i ragazzi di via Giulianello, appunto, e di tutte le micro contrade che si affacciavano (ancora oggi lo fanno) sulla strada: Abbazia, Ponte del Colle, Magnarozza; e poi, dopo la discesa della Fossa, giungere al Colubro, la seconda frazione più popolosa di Artena.

Quella era sempre stata una strada pericolosa: soprattutto la doppia curva della Madonnella, quella che divideva la zona degli zoppi con quella dell’Abbazia. La leggenda racconta che in quel punto, ai tempi della guerra, un soldato dell’esercito alleato s’era appostato dietro a un albero aspettando i tedeschi a difesa degli abitanti del luogo. Fu talmente strenua la difesa che qualcuno volle realizzare un’edicola votiva con l’immagine della Madonna a ricordo di quel momento. Ben presto, quindi, quella curva venne conosciuta come “la Madonnella”.

Sergio conosceva la pericolosità di quel tratto di strada a tal punto che scalò due marce, rallentò, e imboccò la curva in seconda.

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Dalla parte opposta arrivava un camion con il rimorchio. L’autista aveva appena finito di scaricare il mezzo, e se ne stava tornando a casa. Affrontò la stessa cura, ma al contrario, con la veemenza di chi non conosceva il luogo. Il rimorchio ondeggiò, svicolò verso sinistra, e poi invase la carreggiata. Fu un ostacolo insormontabile per la bisarca di Sergio.

Sergio, come tutti gli autisti di scuolabus, era davvero importante perché con lui viaggiavano gli uomini di domani, quelli che potenzialmente potrebbero diventare i nuovi Obama, o i nuovi Garibaldi o i nuovi Bergoglio. In una frazione di secondo si sono incontrati, magari si sono anche dati una rapida occhiata, il futuro e la morte, e non c’è domani quando è presente la morte. Vince lei!

Così è stato quel giorno. Sergio è morto sul suo posto di lavoro, aveva 35 anni, ancora un luminoso futuro. Con lui hanno perso la vita Cesira Di Cori, Fabrizio Scaccia, Riccardo Luffarelli e Federica Talone. Anche per loro il domani avrebbe rappresentato certamente un’incognita: “ma fammela vivere ‘ sta sorpresa. Dammi il tempo di crescere, fammi diventare grande, donami l’opportunità di provare a diventare adulto, di farmi una vita, di farmi una famiglia”.

Voglio giocare al calcio – avrebbe detto Riccardo che qualche giorno prima aveva effettuato un provino con la Roma rendendo entusiasta Bruno Conti.

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Io voglio fare quello che fa mio padre – avrebbe raccontato Fabrizio, che magari si vedeva anche nella carrozzeria del papà, e scrivo anche, perché il sogno più grande era quello di laurearsi e diventare un professionista.

Cesira e Federica, dodicenni, ai classici giochi da adolescenti, alternavano lo studio e le ambizioni di diventare donne, nell’aspetto, nella testa, nell’anima, nel cuore, nell’impegno lavorativo.

I sogni di tutti e cinque sono fermi a quel giorno, a quello schianto che ha interrotto il loro percorso.

LE CONSEGUENZE

Quella strada – Provinciale – è sempre stata pericolosa. Appena un mese Prima di quel tragico giorno, una signora del posto rimase uccisa mentre camminava sul ciglio della strada, investita da una auto. Già prima la strada era stata teatro di incidenti pericolosi, a volte mortali. Vane erano state le lamentele, i solleciti, affinché via Giulianello diventasse una strada meno pericolosa. La sera dell’incidente del pulmino, dopo che la strada era stata sgomberata dalle lamiere e dai rottami dei mezzi coinvolti, i privati cittadini del Colubro, la contrada che contava più morti e più feriti, tutti proprietari di trattore, sono saliti sui loro mezzi, si sono recati sul luogo dell’incidente, e hanno cominciato ad addrizzare quella curva. Lo hanno fatto senza alcuna autorizzazione, e nessuno organi preposti agli atti autorizzativi, si permise di proferir parola su quello che avevano realizzato i trattoristi del Colubro.

Personalmente andai quella sera su quel tratto di strada e lo trovai completamente diverso. La curva non c’era più, la strada era stata allargata notevolmente, e il tratto si rivelava certamente più sicuro. Quella sera erano presenti i Carabinieri, la Polizia, forse c’era anche qualcuno del Tribunale. Stavano verificando, probabilmente, il lavoro effettuato cercando di accertarne gli autori materiali. Credo che in cuor loro, però, avevano ben chiaro che il sentimento del momento andava rispettato.

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DICHIARAZIONI

Nella giornata di ieri, ho avuto l’onore e il privilegio di ricordare quegli attimi tra i discorsi delle Autorità e la deposizione della corona.

L’assessore Caschera, presente in qualità di delegato alla Pubblica Istruzione, ha detto di voler istituzionalizzare la commemorazione, renderla un punto fermo tra le cerimonie che si svolgono nel corso dell’anno, come quella del 31 gennaio o quella del 4 novembre. “Dovrà essere un momento corale di condivisione della memoria”.

La dirigente Michelangeli ha stimolato le autorità a dare il massimo per la sicurezza delle scuole, e, affranta, ha dichiarato: “È inimmaginabile pensare di non permettere a un alunno, a un figlio, di tornarsene a casa. Rabbrividisco solo a pensarlo”.

Alfredo Bucci, presente in qualità di presidente della Vis Artena, ricordando quei momenti, ha raccontato l’aneddoto di quando Bruno Conti vide giocare Riccardo, fermò tutto e disse “Abbiamo trovato il nuovo Rocca”, riferendosi all’ex terzino della Roma. Poi ha ricordato che il 27 prossimo si svolgerà un quadrangolare di calcio che ricorderà le vittime.

Il sindaco Angelini, che ha concluso gli interventi, ha ricordato il silenzio di quel pomeriggio “profondo e che regnava sulla Città

Oggi – ha aggiunto il sindaco – ci stringiamo al dolore ancora immenso delle famiglie, trasmettendo la nostra partecipazione. Queste cose non dovrebbero mai accadere, ma non sempre è possibile prevenirle, e questo porta riflessioni sul destino e su quanto sia fragile l’uomo di forte alla profondità del senso della vita”.

 

 

Uno dei momenti più toccanti dell’intera cerimonia è stato quello della lettura dei componimenti che gli studenti hanno proposto all’Amministrazione e al Dirigente. A questo si è aggiunto un pensiero che la sorella di Sergio, Daniela, ha voluto fare attraverso i microfoni, ringraziando tutte le autorità per la presenza. Poi una ragazza della scuola ha donato una piccola pergamena ai genitori delle vittime.

La commemorazione si è conclusa nel piazzale della scuola, dove all’interno di un’aiuola abbastanza grande, è stato realizzato un monumento in ricordo delle cinque vittime. Il monumento è stato riverniciato, la stele che ricorda i nomi dei ragazzi è stata ripulita, e l’aiuola è divenuto un giardino vero e proprio.

Il Sindaco e la dirigente scolastica hanno deposto una corona di alloro in ricordo delle vittime.

Permettetemi, in conclusione, di ringraziare Guido Vitelli, che è stato davvero imprescindibile per la migliore riuscita della manifestazione.

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