Scuolabus. Ventotto anni dal giorno più triste

IL 18 DICEMBRE 1991 E’ STATO IL GIORNO PIU’ BRUTTO DELLA SECONDA PARTE DEL XX SECOLO PER LA COMUNITA’ DI ARTENA. COMUNE E SCUOLA COMMEMORERANNO LE VITTIME DI QUELLA FREDDA GIORNATA  NELL’AULA MAGNA DELLA SCUOLA  IL PROSSIMO 18 DICEMBRE.

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C’è una strada ad Artena, che a dire il vero strada non è, diciamo che è un tratto asfaltato che immette in un largo prospiciente i cancelli della scuola media di Artena, che è stata dedicata a un giorno dell’anno.

Di queste strade ce ne sono davvero un’infinità nelle nostre città: viene in mente il XXV Aprile, il I Maggio, o ancora il XX Settembre (la presa di Porta Pia). Sono, insomma, nomi stradali legati a date storiche e proprio perché memorabili restano ben impresse nella memoria delle persone. Liberazione, Festa del Lavoro, Festa della Repubblica, Vittoria nella prima guerra mondiale, sono avvenimenti che vengono considerati grandemente nella scelta toponomastica stradale. Poi ci sono, però, anche strade intitolate a date di accadimenti prettamente locali, e, quindi, date sconosciute ai più che transitano su quelle vie. Ad Artena vi è la strada di cui parlavo all’inizio, dedicata al 18 dicembre 1991, e sotto la data c’è scritto alla memoria.

Credo che questa data resti sconosciuta anche a qualche artenese, immaginate, quindi, ai viaggiatori che transitano e che non sono di questa Città.

Il 18 dicembre 1991 è stata la giornata più terribile e più triste della storia recente di Artena.

Due sono stati le grandi tragedie nel XX secolo, i bombardamenti del 1944 e lo schianto del pulmino dello scuolabus in via Giulianello a dicembre 1991.

Già lo scorso anno ricordai questa immensa tragedia che coinvolse e travolse tutta la Città (a dire il vero lo faccio ogni anno) e mi accorsi che a parte le famiglie delle sventurate vittime, nessuna istituzione lo fece né lo ha mai fatto negli ultimi anni. A dire il vero la scuola fino a quattro anni fa effettuava di sua iniziativa una manifestazione ricordativa.

L’Amministrazione Pubblica, di concerto alla scuola, per un decennio, subito dopo la tragedia, istituì un concorso dedicato a quelle vittime, realizzando un monumento nel cortile dell’Istituto, dove ogni 18 dicembre si riunivano la Scuola, il Comune e i familiari delle vittime che ricordavano tutte insieme quel giorno.

Dopo qualche anno questa consuetudine, che era diventata commovente ed emozionante, è stata prima sospesa e poi è definitivamente scomparsa. Anche la società sportiva fino a qualche anno fa ricordava con una partita di calcio commemorativa le vittime dello scuolabus, perché due di loro facevano parte del gruppo sportivo.

Siamo felicissimi, quindi, di sapere e comunicarvelo, che l’Amministrazione Comunale di concerto alla scuola, quest’anno torneranno ad effettuare una commemorazione istituzionale che si svolgerà mercoledì 18 dicembre prossimo nell’aula magna dell’istituto Serangeli. Bravi!

Il 18 dicembre 1991 Artena si era svegliata avvolta da una spettrale cortina nebbiosa. Le gocce d’acqua liquide sospese in aria, avevano dipinto un panorama triste. La coltre di nebbia pareva già far presagire ciò che sarebbe accaduto da lì a qualche ora.

La Scuola Media “Serangeli” aveva già aperto i cancelli alle otto in punto, e dopo qualche minuto i pulmini dello scuolabus, sbuffanti, avevano imboccato la leggera salita che portava gli scolari al cortile d’ingresso.

Frattanto una pioggia finissima, ma allo stesso tempo gelida, aveva fatto rabbrividire la Città. Era un mercoledì, giorno in cui Artena era invasa dalle decine di bancarelle del mercato settimanale che invadevano piazza Galileo Galilei, che proprio perché era il palcoscenico del mercato, è ancora oggi conosciuta come Piazza del Mercato, anche se questo nome non è mai stato codificato.

In quegli anni il servizio di trasporto scolastico era stato affidato alla ditta di trasporti urbani che già da decenni operava ad Artena. Quindi i pulmini, non appena terminavano il servizio con gli studenti, erano adibiti a quello urbano che collegava il centro di Artena con la periferia. Questo servizio il mercoledì, proprio per dare l’opportunità a tutti di recarsi al mercato settimanale, era amplificato, e quindi tutti i pulmini o le bisarche, come li chiamiamo ad Artena, erano fermi in Largo Colombo già dalle otto e mezzo.

Il mio mestiere del tempo mi permetteva di stare in mezzo alla strada e di poter, quindi, comunicare con le persone.

Una delle bisarche era guidata da Sergio. Già, Sergio, la persona più buona che io abbia mai conosciuto, che mai mi ha fatto un torto, anzi mi dispensava di consigli. Uno con cui ho diviso un letto matrimoniale in una mitica vacanza, uno che parlava con la dolcezza e il garbo, che si arrabbiava mai o quasi (a parte quando giocava al calcio), che aveva come dote essenziale l’assennatezza dell’uomo saggio. Ecco, io penso che se a Sergio fosse stato consentito di vivere, sarebbe stato un punto di riferimento e non soltanto per la sua famiglia. Sapeva ascoltare, che è una dote di poche persone, e sapeva parlare. Lo sapeva fare a trentacinque anni, immaginate a sessanta! Però Dio, il destino, il fato, chiunque decida sulla vita degli uomini, aveva appunto deciso diversamente. E quel 18 dicembre 1991 aveva stabilito fosse l’ultimo giorno di Sergio.

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Lo salutai come sempre, salii sul pulmino mentre aspettava l’orario di partenza.

Ho ben impresso quel momento, l’ho sempre davanti agli occhi: io che mi presento sulla portiera aperta del mezzo pronto a salire i gradini. Lui al posto di guida, che appena mi sente, si volta, mi sorride, ripiega il Tuttosport che stava leggendo poggiato sullo sterzo del mezzo e mi dice: “Mamma mia che figura con la Sampdoria”. Si riferiva alla Juventus di cui, come me, era un accanito tifoso. Sì, quella domenica la Juve aveva perso con la Sampdoria, ma non c’eravamo visti in quei tre giorni e quindi non avevamo commentato la “figura” di Tacconi e gli altri nei confronti della squadra genovese che era la detentrice dello scudetto.

Sergio era talmente intelligente, però, che in quella frase racchiudeva il senso doppio dell’espressione “che figura”. Gli rodeva che la sua squadra aveva perso, ma era soddisfatto per come la squadra aveva tenuto il campo con la prima della classe.

Parlammo evidentemente anche di altro. Delle nostre famiglie, ad esempio. Delle nostre mogli che, in un certo qual modo, ci avevano diviso. Erano entrate prepotentemente nella nostra storia e ci avevano portato a vivere situazioni e persone differenti. È sempre così d’altronde: i matrimoni inaugurano una vita differente che certe volte è così piena che travolge la vita precedente. Ma gli affetti restano, l’amore per le persone resta, il bene per gli amici non tramonta.

Sergio, detto Bettega, partì per il suo giro della mattina.

La pioggia non smise un momento di cadere. Solo verso mezzogiorno il cielo si aprì leggermente, ma mai al punto da far sperare a una giornata diversa. Infatti, dopo mezz’ora, la pioggia tornò a cadere allo stesso modo di prima: fredda e fina.

Alle tredici le bisarche stavano percorrendo via Marconi. All’altezza del semaforo, Sergio inserì la seconda, rallentò e poi si fermò all’ordine del vigile che regolava il traffico. Subito dopo, al segnale di via, inserì la prima marcia e ripartì, curvò, prese la leggera salita, entrò nel cancello e parcheggiò il suo pulmino nello spazio dedicato.

I ragazzi salirono: erano più allegri del solito e già pensavano alle vacanze natalizie che sarebbero arrivate dopo due giorni.

Quello che accadde dopo ve l’ho raccontato lo scorso anno (basta rileggere), l’ho anche scritto nel mio ultimo libro Novecento, e l’ho recitato durante le presentazioni del libro stesso.

Come vi dicevo in precedenza, ho proposto personalmente e autonomamente alla scuola di tornare a commemorare quelle vittime. Ho proposto una semplice cerimonia da farsi all’interno dell’aula magna, alla presenza delle famiglie – se vorranno partecipare -, delle Autorità comunali, scolastiche, militari e religiose.

Una commemorazione in cui con garbo e delicatezza si possano ricordare i nomi di Sergio, Cesira, Fabrizio, Federica e Riccardo. Al momento che leggete la scuola e il Comune hanno accettato la proposta, e si sta lavorando insieme per poter allestire una cerimonia a cui saranno invitati a partecipare tutti.

A questo desidererei aggiungere un’ulteriore proposta: un cambiamento nella toponomastica stradale. Credo sia doveroso, e speriamo che l’amministrazione comunale possa farsene carico, togliere quella dicitura “via 18 dicembre 1991 alla memoria” da quel tratto di strada, e apporre una targa più riconoscibile e che contraddistingue l’intero slargo e chiamarlo “Piazzale Vittime dello Scuolabus” e sotto, tra parentesi, indicare “alla memoria di Sergio, Cesira, Fabrizio, Federica e Riccardo – 18.12.1991”.

Penso sia davvero più opportuno, più riconoscibile e più consono alla gravità della tragedia, anche se il valore di certe cose non si misura dalla grandezza di un luogo.

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