Presentato il libro di Aurelio Guglielmetti

HO AVUTO L’ONORE E IL PIACERE DI SCRIVERE LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO  RICORDI DI VITA MILITARE E DI GUERRA CHE E’ STATO PRESENTATO AL PUBBLICO IL 19 OTTOBRE. GRAZIE A VERONICA SCACCIA, NIPOTE DI AURELIO,  CHE NE HA CURATO L’EDIZIONE. VI PROPONGO LA MIA PRESENTAZIONE.

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Quando Veronica Scaccia, che con passione ha raccolto gli scritti di suo nonno Aurelio Guglielmetti, mi ha proposto di scrivere questa introduzione, sono rimasto davvero contento. Se devo dire il vero, sono anche stato colto da una commozione particolare, perché conoscevo la presenza di queste carte così preziose, me ne aveva parlato Aurelio stesso negli ultimi anni della sua vita, quando spesso si fermava a chiacchierare con me conoscendo la mia passione per la storia di Artena. Ogni pubblicazione di un mio libro o di un mio articolo era la scusa graditissima per poter parlare per ore della nostra Città. Mi raccontò con dovizia di particolari la sua esperienza da Consigliere Comunale di opposizione durante l’amministrazione Bucci, e mi raccontò, e lo faceva con le lacrime agli occhi, le vicende di suo nonno, Aurelio come lui, che era stato Segretario Comunale di Artena alla fine del XIX secolo, negli anni, cioè, della totale rinascita della Città.

Aurelio Guglielmetti, l’autore di questo piccolo gioiello, è stato uno dei testimoni nobili del XX secolo, e non soltanto delle vicende di Artena, che pure ha vissuto da attore principale almeno nei trent’anni successivi alla fine della guerra, ma anche delle vicende legate al secondo conflitto mondiale, che racconta in questo libro. Lo fa con gli occhi ingenui e talvolta spauriti di chi si è visto immerso in una vicenda troppo più grossa di lui e dei suoi commilitoni. “Restiamo ammutoliti – scrive il giorno della dichiarazione di guerra – presi dallo sgomento e pensiamo: avremo la fortuna di rientrare un giorno alle nostre famiglie anch’esse preoccupate per la nostra vita?

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Nonostante la paura di non sopravvivere alla guerra, non si perde d’animo e continua a raccontare i fatti che lo coinvolgono ogni giorno. Tra questi è preziosa la sua testimonianza sull’abbattimento dell’aereo pilotato da Italo Balbo, che ancora oggi è velata da un certo mistero. Era a bordo della cannoniera De Lutti quando queste viene affondata a Bengasi, e racconta quella sera che a chi legge sembra di esserci. Come è terrificante il suo racconto del siluramento dell’incrociatore Attilio Regolo, dove era stato trasferito nel dicembre del 1941.

Alla descrizione precisa delle azioni di guerra, alterna le sue impressioni su quello che sta accadendo attorno a lui, guardando i fatti con gli occhi di chi non riesce proprio a spiegarsi le ingiustizie e le vessazioni: “Maledico – scrive all’indomani del suo trasferimento sull’Attilio Regolo chi tranquillamente seduto in ufficio, possa decidere la vita di una persona che ha già dato tanto…”; mentre c’erano i soliti raccomandati che non avevano mai messo piede su una nave. Non lo trovava giusto, ma era talmente alto il suo senso del dovere, che obbediva senza mai lamentarsi con i suoi superiori e con i commilitoni.

Fuori dal racconto bellico, le sue descrizioni sono un piccolo capolavoro di concreta semplicità, come quando descrive il viaggio per Tobruk e la stessa Città libica, o quando approda a Ceparana in Liguria, e successivamente a Mahon in Spagna.

Nel libro troviamo anche Artena, descritta le poche volte che Aurelio è venuto in licenza, e anche in questo caso il racconto è asciutto e fulminante: ti senti subito catapultato nella realtà di settantacinque anni fa.

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L’ultimo pensiero del libro è dedicato alla Mamma e al suo grandissimo rimpianto di averla perduta appena dopo qualche mese dal suo ritorno a casa, lasciando una profonda ferita nel suo spirito.

Un libro che all’inizio ho definito un piccolo gioiello per come racconta fatti orribili, usando una sensibilità e un garbo fuori dal comune. È questo il testamento dell’anima di Aurelio, dove è riuscito a descrivere la morte e la vita lasciandole perfettamente distaccate l’una dall’altra. Una testimonianza vera e viva di male e di bene, dove quest’ultimo prende coraggiosamente il sopravvento ed accompagna Aurelio nel lungo cammino della sua esistenza.

Vittorio Aimati

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