La Fontana che serviva tutto il Paese.

TRA LE STORIA DEL XX SECOLO ARTENESE, DEGNA DI ESSERE RACCONTATA E’ QUELLA DELLA FONTANA DI PIAZZA UNIONE (ORA G. COCCHI), CHE E’ PRESENTE DA 138 ANNI.

IMG_8794

Quando Montefortino divenne Artena, a febbraio del 1873, la parte bassa della Città era una distesa di campi, di erbai, di seminati, di arboreti, intervallati da qualche sparuta casupola, usata dai contadini che abitavano nell’attuale Centro Storico, come ricovero attrezzi o per gli animali, non disdegnando anche di dormirci di tanto in tanto.

Ad essere precisi, le case abitate del Paese terminavano con il Borgo, e dopo la chiesa del Rosario c’erano solamente l’Osteria della famiglia Borghese (oggi Municipio) che era diventato un enorme magazzino, per lo più non utilizzato, e il Granaio che all’epoca era funzionante. Di fronte alla chiesa era sorto il quartiere di piazza Pollarola, con l’osteria di Mazzettone, lì dove ha abitato il beato fra Ginepro Cocchi, e con l’immobile dove oggi c’è il bar Paino.

La piazza non c’era: la via Nova infatti proseguiva con una curva a gomito a destra e costeggiava l’Osteria dei Borghese, passava di fianco della chiesa e s’immetteva nel Borgo. Tutta la strada, non solo la parte del Borgo, era stata intitolata al generale Garibaldi, che proprio lì, nel 1849, aveva dormito e passato la notte prima della battaglia di Velletri del giorno dopo.

Costeggiava la via Nova il fosso alluvionale che arrivava dalla montagna, proseguiva poco oltre l’Osteria, e poi si divideva: una parte si dirigeva verso l’attuale via Velletri; mentre l’altra si incuneava tra i terreni verso Segni Scalo (Colleferro).

IMG_8784

Chi conosce la storia di Artena sa, infatti, che tutta l’attuale piazza Unione è stata costruita per nascondere la biforcazione del fosso alluvionale, e quindi realizzata con delle fondamenta a volta. Qualche mese fa c’è stato un crollo proprio nella piazza, e chi era presente ha potuto vedere che al di sotto era stata incanalata la rete fognaria.

Quella zona ha subìto una trasformazione praticamente radicale tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta del XIX secolo, una trasformazione legata anche all’arrivo dell’acqua in Paese.

IMG_5980

Prima di allora per avere acqua nelle case ci si recava negli unici due pozzi presenti a distanza raggiungibile. Erano il pozzo Abballe e il pozzo Novo. Il primo si trovava all’ingresso di Colle Guglielmetti, a fianco dove oggi è il bar Steccone; il secondo era sotto Santa Maria. Poi vi erano anche numerose cisterne che raccoglievano l’acqua piovana, ma quel liquido non era bevuto perché l’acqua prima di raggiungere le cisterne si depositava sui tetti e sul selciato che non erano il massimo della pulizia.

L’acqua del pozzo Abballe era davvero inesauribile, tanto che si diceva che fosse una sorgente che andava a sfociare nel fiume Sacco. Era talmente tanta l’acqua, che a quel tempo si diceva: “L’acqua di pozzo Abballe aspetta a tutti”.

A metà degli anni settanta di quel secolo, si tentò di portare l’acqua più vicina possibile al Paese. Si arrivò a circa 400 metri, sfruttando una sorgente che però era di portata scarsa, che sgorgava da un terreno di via Giulianello. Da lì, attraverso una conduttura, si arrivò a via Velletri dove fu sistemata una fontana. Dietro la fontana venne realizzato un muro molto alto che la divideva da un fosso. Una notte un tale di nome Isidoro si appoggiò sul muro ma cadde dentro al fosso e annegò. Da quel giorno quel pozzo venne denominato il pozzo di Isidoro, in memoria del povero affogato, e non fu più utilizzato.

L’acqua, però, era necessaria, perché un Paese di quattromila abitanti non poteva essere servito da soli due pozzi.

All’epoca il Sindaco era Enrico Mannucci, farmacista di Zagarolo che si era trasferito ad Artena, mentre segretario Comunale era Luigi Rangoni, nato e vissuto a Bologna, ma abitante ad Artena da qualche tempo dove era stato trasferito.

A quel tempo i Segretari Comunali dovevano risiedere nel Comune dove svolgevano il servizio, pertanto Rangoni era diventato, a tutti gli effetti, un artenese, a cui stavano a cuore i problemi che assillavano quella popolazione.

Fu proprio lui a rendersi conto che l’assenza dell’acqua era diventata un mortificante veicolo di sporcizia, in un luogo che di problemi ne contava già molti altri, da non potersi permettere anche questo.

Insieme a tecnici che venivano da Roma e che pagava personalmente, si recava lui stesso a cercare eventuali sorgenti da poter utilizzare. Aveva individuato un luogo adatto dove far arrivare l’acqua, un sito nella valle sottostante, ma alle porte del Paese.

Aveva chiamato alcuni geologi e degli ingegneri per vedere se nella zona antistante la vecchia Osteria, si sarebbe potuta realizzare una fontana che avrebbe servito tutto il Paese, oltre ai due pozzi esistenti. Il punto era strategico perché si trovava proprio nel bel mezzo di via Garibaldi, lì dove partivano le uniche due strade che portavano ad Artena.

Nel 1880 fu trovata la sorgente giusta, era quella denominata dei Canalicchi. Ci si accorse ben presto della vena praticamente inesauribile del liquido. Da quella sorgente fu progettata una lunga conduttura con tubi di ghisa, e i lavori furono affidati alla società italiana delle condotte dell’acqua, con l’obbligo di far eseguire le opere da manodopera locale: c’erano da scavare tracce per oltre tre chilometri.

Nel frattempo cominciarono i lavori anche per contenere la fontana. Doveva essere un luogo spazioso, perché avrebbe dovuto ospitare tutte le donne di Artena che abitualmente andavano a prendere l’acqua per ogni uso familiare.

foto fontana

Come abbiamo detto, il luogo individuato da Rangoni era posto di fronte alla vecchia Osteria, lì dove insisteva il dirupo formato dal fosso alluvionale che arrivava dalla via Nova.

Rangoni ebbe la splendida idea di ricoprire il fosso, trasformarlo in fogna, con la realizzazione, sopra di esso, di un terrapieno, contenuto da un grande muraglione, ancora oggi presente, e che dà vita all’attuale piazza Ginepro Cocchi. A di sotto del muraglione, circa dieci metri più in basso, fece ripulire la zona dove fu costruito un abbeveratoio per gli animali, e più in basso di qualche metro, fu realizzato un lavatoio e una struttura che oggi chiameremo bagni pubblici.

Aveva in mente due cose Rangoni: portare l’acqua in Paese, al centro di quel terrapieno, e con la stessa acqua alimentare i tre servizi sottostanti. Fu, per il tempo, un’opera di altissima ingegneria, e alla fine dei lavori il Comune acquistò la fontana di mostra, ancora oggi presente, da una villa di Frascati della famiglia Torlonia.

La fontana fu sistemata al centro del terrapieno, e l’acqua dei Canalicchi terminava la sua corsa proprio nella nuova fontana. L’acqua che non veniva usata si raccoglieva in un pozzetto, e, attraverso un tubo, decantava nel sottostante abbeveratoio, e da questo il liquido in esubero defluiva nel lavatoio che era posto più in basso.

Il lavoro costò al Comune ben 84 mila lire, circa 260 mila euro di oggi, una somma esorbitante per il XIX secolo, ma necessaria per la vita quotidiana dell’intera comunità.

Il 3 maggio 1881 la nuova fontana fu inaugurata. L’arrivo dell’acqua nella nuova Piazza emozionò l’intero popolo, che era accorso alla manifestazione sventolando in tripudio un centinaio di tricolori. Nel frattempo, la banda musicale accompagnava l’evento con musica, inni e canti.

Da quel giorno La Fontana divenne un punto fondamentale degli artenesi. Pensate che ancora oggi ci sono persone che per indicare che sono dirette in quella zona dicono: “Vado alla fontana” o ancora “Vado alla farmacia alla fontana” oppure “vado al bar alla fontana” piuttosto che “vado dal barbiere alla fontana”. Quando c’era l’Asilo delle suore, fino a una decina di anni fa, si diceva: “Vado dalle monache (moniche) alla fontana”.

Alla Fontana si giocava a palline. Alla Fontana si giocava con le figurine, impolverandosi sempre le scarpe, che diventavano bianche a contatto con il brecciolino che era il pavimento del luogo, almeno quando ero ragazzo.

All’inizio della sua storia quell’acqua era preziosissima. Usciva da tre fori della fontana: due di essi erano le bocche dei mascheroni del pilastro centrale, il terzo foro era l’apice della vasca posta più in alto.

C’erano alcuni inconvenienti, però. Uno era di natura tecnica: l’acqua era talmente tanta che usciva dalla vasca più grande in grossa quantità, tanto da riempire il pozzetto ed esondare sulla piazza, infangandola a tal punto che le donne si inzaccheravano sempre, anche nelle giornate di sole, gli abiti si sporcavano, a volte anche le conche avevano schizzi di fango.

Si sopperì al problema un po’ di anni più tardi, quando l’acqua venne posta in conduttura e portata su due pilastrini posti sui lati corti della fontana. Poi la piazza venne pavimentata con il famoso brecciolino bianchissimo che è rimasto posato in opera fino a trenta anni fa.

Il secondo inconveniente era ancora più sgradevole. Le donne arrivavano sul luogo per prendere l’acqua davvero di buonora. A volte arrivavano contemporaneamente, o a distanza di pochi secondi l’una dall’altra. Questo complicava a chi spettava la precedenza, e siccome tutte avevano fretta di tornarsene a casa, spessissimo si generavano vere e proprie risse fra di loro.

Ci pensò il mitico Piriozzo a risolvere il problema, intorno agli anni quaranta/cinquanta del XX secolo.

Il sindaco non poteva sopportare le continue liti che coinvolgevano le donne, ma che poi si estendevano alle famiglie che operavano ritorsioni anche a distanza di giorni. Mandò spesso le guardie campestri a vigilare su quello che accadeva alla fontana, ma molte volte, anche con la presenza dei vigili, le donne usavano le maniere forti per imporre il diritto di precedenza a raccogliere l’acqua.

L’idea dirimente, in realtà, venne all’assessore Camillo Fiorentini, detto Camillo Gagliardi, che aveva la delega all’ordine pubblico e che da allora venne riconosciuto come l’assessore alla corda.

Una mattina Gagliardi chiamò Piriozzo e gli raccontò la sua idea. Piriozzo era il banditore del Comune: se ne andava in giro in Paese con la sua trombetta. Ad ogni suono dello strumento si radunavano attorno al dipendente comunale gli abitanti di Artena, perché quel suono era il richiamo dell’amministrazione: non si usavano molto i manifesti a quel tempo, e quindi Piriozzo era quello che raccontava ai cittadini ciò che essi dovevano sapere: il giorno di scadenza della tassa del focatico, ad esempio, o il taglio delle siepi (le fratte), e tante altre notizie che emanava il Comune e che oggi possiamo trovare sui siti istituzionali.

La corda dell’assessore Camillo Fiorentini e di Piriozzo rimase mitica: oggi è una storia dimenticata ma al tempo fu l’accortezza che eliminò ogni rissa.

Piriozzo arrivava alla fontana prestissimo, che era ancora buio; legava una corda, lunga una quindicina di metri, da un lato a uno degli alberi della piazza, e dall’altro all’inferriata orizzontale che univa i pilastrini che circondavano la fontana. La prima donna che arrivava infilava la conca nella corda, così faceva la seconda, poi le altre man mano che arrivavano. A quel punto nessuna di loro poteva dire che era arrivata prima dell’altra, e come d’incanto le risse sparirono.

Quei tempi sono davvero lontanissimi anche se la fontana butta ancora acqua, ma quel liquido non è più così prezioso come un secolo fa.

Eppure quel luogo mi fa ancora una certa emozione, e ogni volta del giorno che passo di lì o che mi ci fermo, ho il cuore che mi batte come quando da bambino in quella piazzetta ci giocavo con i miei coetanei.

Un pensiero riguardo “La Fontana che serviva tutto il Paese.

  1. Amedeo candela 12 ottobre 2019 — 14:25

    Ottima ricostruzione unica cosa che devi rettificare è che fra ginepro cocchi era sacerdote quindi padre Ginepro! Grazie

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close