Via del Santuario. Perchè è stata realizzata!

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(La Costagliardini)

Solo un paio di strade permettevano, dalla via Latina, di raggiungere Artena quando questa si chiamava ancora Montefortino. La prima di esse raggiungeva il Paese attraverso la salita del Borgo, una scarna trezzera che, costeggiando la selva oggi villa Borghese, arrivava fino alla porta della Città. La seconda via, dal Serrone della Guardia, una località tra l’attuale Selvatico e il colletto del Camposanto, con una stradetta in terra battuta a mezza costa che aggirava il colle della Foresta, arrivava dove oggi è fordeporta. Tra il X e il XIII secolo arrivare all’attuale fordeporta significava arrivare a valle della Città che, dopo l’abbandono dei Vicus (ad Pictas, ad Bivium), era stata costruita tutt’attorno alla Chiesa di Santa Maria delle Letizie. Il villaggio si era ingrandito occupando tutta la piena attorno alla Chiesa e stava cominciandosi a sviluppare verso il costone del colle, a scendere verso il forte romano che era stato lasciato sul cocuzzolo de La Rocchetta, a testimonianza della presenza dell’impero romano a Montefortino. La strada che collegava le due zone era lunga più di un chilometro e dalla Chiesa scendeva alla Rocchetta priva d’impervie difficoltà altimetriche, ma ricca di curve e tornanti che appianavano la differenza altimetrica dei luoghi. Solo nel XVIII secolo, presumibilmente all’inizio, si pensò di accorciare il tragitto. Quale ne fosse l’esigenza non è dato a sapersi, probabilmente l’abbandono quasi repentino della Chiesa di Santa Maria e di tutto quel quartiere, aveva isolato la strada che dalla Chiesa portava a fordeporta, ed erano state abbandonate le case che vi erano state costruite. Il luogo cominciava ad essere ricettacolo dei vari briganti che infestavano la zona, che trovavano in quelle case abbandonate sicuro rifugio, lontano da ogni occhio indiscreto. Quando, all’inizio del XVIII secolo, Santa Maria cominciò nuovamente ad essere frequentata, soprattutto per la presenza dell’Immagine della Madonna delle Grazie, si decise di accorciare la strada che da fordeporta portava fino alla Chiesa. Per farlo era necessario “tagliare” il colle, con un sentiero in ripida discesa, o salita, incassato fra i castagni della macchiarella di Santa Maria e le rocce a picco della Rocchetta. Dalla Chiesa il sentiero scendeva per cento metri e s’immetteva nella zona conosciuta come la costagliardini, per scendere per altri duecento metri circa e raggiungere il Paese. Al tempo la strada era continuamente battuta dal vento, anche nei giorni più caldi dell’estate, favorito anche dal fatto che non vi era alcuna casa ai lati della strada (come invece è oggi).

Nel 1700 la costagliardini venne realizzata con il fondo fatto di blocchi di pietra calcarea, che originariamente rappresentavano un buon impiantito stradale, ma col tempo e con le scarse manutenzioni divenne sconnesso. All’inizio del XX secolo il fondo stradale era distrutto, la strada aveva l’aspetto di una mulattiera di montagna tenuta allo stato pessimo. Era difficile persino transitarci a piedi, con questi enormi blocchi di pietra che spuntavano qua e la dal terreno, creando delle vere e proprie trappole. Solo durante le ricorrenze della festa della Madonna delle Grazie, il Comune era solito rabberciare alla meglio il tratto di strada per permettere il transito della Processione. Considerata la sua pendenza, però, alla prima pioggia l’imbrecciata cedeva e la strada tornava ad essere quella mulattiera impraticabile di tutto l’anno.

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(I lucini)

Fu nell’estate del 1963, quasi in concomitanza di un altro epocale lavoro pubblico che vi racconterò di seguito, che quella strada venne finalmente resa transitabile. Fu grazie a uno scambio di lavori che la costagliardini divenne quello che è ora. La ditta Evangelista stava costruendo in quel momento storico alcune case residenziali in via Velletri. Per farlo, però, doveva usufruire dell’acqua comunale. Ci fu all’epoca una clamorosa polemica, ma alla fine l’amministrazione Bucci concesse la possibilità alla ditta di allacciare un tubo all’acquedotto, a patto che la stessa ditta procedesse al restauro della costagliardini con l’imbrecciata del sito per tutto il tragitto.

Ad agosto del 1963 la strada era completamente bianca e brecciata grazie anche alla ditta Corsetti che era stata interpellata dalla ditta Evangelista per realizzare il lavoro sulla strada. Successivamente quel tratto fu ancora migliorato, allargato alla confluenza con la via di pozzonovo, che nel frattempo era stata anch’essa migliorata, e nel 1968 la strada fu asfaltata con un lavoro che diede davvero un volto nuovo a quella zona che fino alla metà degli anni sessanta era squallida e malandata[1].

Quei luoghi ebbero un ulteriore miglioramento anche grazie alla realizzazione di via del Santuario e il completamento di via pozzonovo.

Se vi capita di vedere una foto aerea prima della seconda guerra mondiale (ve ne sono alcune scattate nell’agosto 1925), vi accorgerete che sul lato destro del Centro Storico, tra il Paese e la Cava che allora funzionava a pieno regime, non vi era alcuna strada. Dalla foto si percepisce, invece, che era presente un fosso alluvionale che raccoglieva tutte le acque provenienti dalla montagna e le scaricava a valle. Tutta quella zona era ricca di verde cresciuto su un terreno scosceso e impraticabile.

All’uscita da fordeporta, oltra alla strada che portava a Santa Maria, vi era un sentiero ripidissimo e stretto che arrivava a ‘nculupetta, delimitato in alto da una parete rocciosa detta i lucini, e in basso da jo sprefunno di Santa Croce. Il sentiero arrivava a ‘nculupetta, dove con una curva a gomito proseguiva il suo terribile e scosceso cammino a mezza costa fino alla successiva curva a gomito del fossato. Li’  incontrava il burrone della montagna che, a sua volta, aveva un sentiero del tutto impraticabile all’interno della foresta.

Quell’incrocio aveva creato un valico fra le due montagne, e proprio in quel punto si raccoglieva l’acqua del fosso alluvionale, anche se dopo qualche decina di metri lo spazio scompariva del tutto e fra le due montagne si creava un pauroso strapiombo largo non più di quattro metri, caratterizzato da precipizi, sbalzi altimetrici, depressioni, modellate dalla violenza delle acque.

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(Il fossato)

Il dirupo arrivava al piazzale della cava, lì dove oggi vi è un cancello, poi percorreva un tratto allo scoperto tra le rocce a picco e poi scompariva sotto il piazzale della cava, in un cunicolo che raggiungeva, da sottoterra, prima la via Nova, poi la piazza Unione, per finire nel fosso della valle.

Dal piazzale della cava fino a via padre Gerolamo, vi era uno sbalzo altimetrico di oltre venti metri, delimitati da una parte dai detriti della cava e dall’altra, verso l’abitato, da un costone a picco, sotto via arco oscuro e Santo Stefano, dove era stato realizzato un enorme immondezzaio che ricopriva tutto quel lato.

Il primo a parlare di una strada in quella zona, fu Federico Latini che alle elezioni comunali del 1952 la pose come punto fondamentale del programma della lista civica “Pala e Picco” di cui era il leader. Latini non vinse quelle elezioni. La vittoria arrise alla DC che per 14 voti ebbe la meglio sui socialcomunisti, e ben presto il nuovo sindaco di Artena, Emilio Conti, decise di riprendere quel progetto per realizzare la strada.

Questo interesse così forte per la costruzione dell’opera, ci fa capire che quell’area di collegamento era il sogno delle generazioni di allora, e che era ritenuta di vitale importanza per lo sviluppo della parte alta della Città. Quella strada era l’aspirazione di tutti gli artenesi, perché attraverso di essa si sarebbe nobilitata tutta la zona del Centro Storico, ma anche la zona di Santa Maria e Piano della Civita con i suoi scavi archeologici.

I primi lavori su quel tratto iniziarono il 2 maggio 1954. Ci si accorse ben presto, però, che la realizzazione della strada era davvero impresa ardua, soprattutto nella seconda parte quella che dal fossato portava a via padre Gerolamo.

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(n’culupetta)

Da fordeporta, passando per n’culupetta e fino al fossato, il tracciato poteva essere compiuto, con difficolta certo, ma attraverso adeguati lavori il tratto poteva addirittura ritenersi pianeggiante. Era il fossato, dove confluiva anche il sentiero della foresta, con quella curva a gomito che si formava, che appariva troppo stretta e ripida, che avrebbe dato i problemi più grossi. Ma anche lo strapiombo tra la cava e via padre Gerolamo, con un dislivello di 52 metri di altezza, in circa 200 metri lineari, sembrava davvero oggetto di lavori impossibili.

I lavori iniziati a maggio del 1954, furono sospesi tre mesi dopo, proprio per l’impraticabilità del terreno. Erano riusciti, comunque, a far scomparire il sentiero a mezza costa sotto i lucini, ma arrivati al fossato tutto si fermò.

Quella curva a gomito rappresentava un bel problema!

I tecnici del tempo dissero che per scendere oltre il fossato era necessario realizzare due ponti. Ma altri tecnici avevano in testa un altro progetto, quello di allargare la curva a gomito scavando nella montagna.

Anche la successiva amministrazione, quella eletta nel 1956 con sindaco Gino Bucci, aveva posto alla testa del suo programma la strada di collegamento tra Artena a valle con fordeporta. Fu proprio in quel periodo che venne in animo di realizzare la strada che da Maiotini arrivava a Santa Maria. Vi era un sentiero, che percorrevano tutti i cittadini che avevano i terreni e i campi da coltivare in quella zona, ma aera transitabile solamente a piedi o con gli animali.

A dicembre del 1957 venne aperto il cantiere di Maiotini. Nel frattempo si stava lavorando al cantiere della via del Santuario. Era stata allargata la via che da fordeporta, attraverso ‘nculupetta, raggiungeva il bivio Fossato-la Foresta. In quel momento si stava sbancando proprio a ridosso del precipizio della foresta, e il materiale cavato veniva trasportato sul cantiere di Maiotini perché necessario a realizzare quella strada.

“…Contemporaneamente facevamo due strade. Alla chiusura del cantiere, la via di Maiotini risultò definita fino alle quattro strade, e il burrone dove sorgeva via del Santuario risultò sbancato almeno per un quinto[2].

Furono necessari altri tre anni di lavoro per definire completamente l’opera. Ad agosto del 1960 le prime macchine, attraverso la via di Maiotini, giungevano prima a Casaldimondo e poi arrivavano fino a fordeporta e scendevano dalla nuova strada che fu denominata successivamente via del Santuario. Alcuni tratti di strada erano davvero ripidi e quindi necessitavano di ulteriori ritocchi.

Nel 1961 fu edificato il muraglione in via padre Gerolamo che delimitava la strada della cava. In quel punto, come ricordato in precedenza, vi era un enorme immondezzaio, dove finivano i rifiuti di tutta la zona Crognaleto, Arco Oscuro, Santo Stefano. Inoltre, quando pioveva, la piena trascinava tutti quei rifiuti verso la via Nova e all’interno dell’asilo San Marco. Era necessaria, dopo la strada, anche la costruzione di una rete fognaria, ma anche in questo caso le difficoltà sembravano insuperabili. Invece, con attenzione, con sagacia, con testardaggine, si riuscì a scavare la fogna più ripida che esiste sul territorio di Artena.

Venne realizzata una conduttura lineare subito sotto le prime abitazioni del Paese, che partiva dallo sprofondo di Santa Croce e arrivava fino alle prime abitazioni di via padre Gerolamo. Qui la conduttura si incanalava, con le acque piovane, al fosso della via Nova (via Prosperi). Venne pulito il costone della montagna, e durante l’estate del 1962, la strada venne completamente asfaltata: “Per la festa della Madonna di quell’anno 1962, salirono su al Santuario e a fordeporta centinaia di macchine[3].

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(la strada oggi)

Ci vollero trent’anni, poi, per ulteriori lavori. Fu necessario attendere il 1992 per un più agibile percorso. Si allargarono la strada sotto i lucini, e n’culupeta divenne una piazza parcheggio molto ampia. Nel 2010 venne posto un altro tassello alla comodità di quella strada: fu tagliato un tratto interno della montagna di circa cento metri che collega via del Santuario con via Arco Oscuro, una breve fettuccia pedonale che permette ai residenti della zona una rapida e comoda fuoriuscita dal centro storico, anche perché a fianco di quella stradetta pedonale è stato realizzato un parcheggio ricavato dallo sbancamento della montagna.

[1] G. Bucci: Il mio paese ha cambiato volto. Colleferro 1970 p. 146.
[2] G. Bucci: op. cit. pag. 148
[3] Idem

Un pensiero riguardo “Via del Santuario. Perchè è stata realizzata!

  1. Roberto Vitelli 11 agosto 2019 — 12:43

    Magnifica ricerca ; complimenti

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