Oggi Artena festeggia la sua Madonna

ANCHE SE PIOVE L’ARIA E’ DI FESTA. LA MADONNA DELLE GRAZIE VISITA LE CASE DEGLI ARTENESI. NON E’ UNA QUESTIONE SOLO DI FEDE: E’ STORIA, E’ TRADIZIONE, E’ CULTURA, E’ COMUNIONE!

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Per la duecentosettantanovesima volta Artena si appresta a festeggiare la sua Madonna delle Grazie.

La prima volta di questa Statua di tiglio, alta circa un metro e sessanta, fu il 13 maggio 1731, quando l’arciprete di Santa Maria don Giovanni Simone Vaccari, raccolse l’invito del Vescovo diocesano mons. Giovanni Bisleti, e chiamò il popolo di Montefortino ad accompagnare l’Immagine lungo le vie del paese.

In quella prima Processione la Statua venne portata a spalle lungo il tratto scosceso dell’attuale via Santa Maria, che a quel tempo non era ancora il tratto rettilineo che è oggi, ma dalla Chiesa, attraverso vari tornanti, partiva una strada stretta, polverosa, sui cui fianchi insistevano ancora sparute abitazioni, che furono abbandonate non appena, qualche anno dopo, fu realizzata la nuova strada verso Fordeporta.

Era passata una settimana da quando il Vescovo aveva concessa “licenza di portarsi processionalmente l’Immagine della B.ma Vergine col concorso delle solite Confraternite alla suddetta processione, et il vicario foraneo faccia eseguire l’ordinazione col concorso del Capitolo e dei canonici. Segni 12 maggio 1731 – Giovanni Francesco Bisleti Vescovo di Segni”

Immaginate la reazione della popolazione di Montefortino, visto che il culto per la Madonna delle Grazie era vivo già da oltre un secolo e mezzo.

Questa fede, però, non è stata immediatamente rivolta alla Statua della Vergine delle Grazie, ma il primo impulso nacque grazie a un affresco che era stato realizzato sulla trezzera che dai campi della valle portava in cima al Paese. All’inizio di quella strada, che due secoli dopo divenne il Borgo, qualcuno del luogo aveva disegnato questa Immagine della Madonna delle Grazie su un muro che divideva la strada da un campo. Tutti i contadini che dalla parte bassa del territorio, lì, insomma, dove insistevano campi, arboreti, prati, coltivazioni, ogni volta che dovevano tornare nelle povere case del Paese, passavano di fronte a quella Madonna del muro, si toglievano i cappelli, s’inchinavano, qualcuno pregava, e poi proseguivano.

Con il passare degli anni, quello che all’inizio poteva sembrare un rito quasi scaramantico, divenne un culto, una venerazione che quei contadini si tramandarono di padre in figlio.

Infatti, quando venne progettata la realizzazione della Chiesa del Rosario, proprio ai piedi di quella trezzera, nel 1580 circa, gli scalpellini che parteciparono all’edificazione dell’edificio, vollero che quel muro con la Madonna dipinta, facesse parte di quella nuova Chiesa.

Presero – letteralmente – il muro, lo tagliarono e lo girarono, affinché l’Immagine di quella Madonna si venisse a trovare all’interno della neonata Chiesa. Quel muro divenne parte dell’intera parete dell’edificio e sotto a quel disegno venne realizzato un altare.

Quando si seppe che nel piccolo convento di San Michele Arcangelo, situato a Colle Roscitto, su territorio di Artena, i frati francescani custodivano una Statua della Madonna delle Grazie, i popolani ne furono impressionati: era un segno per loro. Quasi un premio alla loro devozione per la Madonna delle Grazie dipinta sul muro.

Come quella Statua fosse finita nel piccolo convento dell’Arcangelo non è ancora oggi stato stabilito con certezza. Le ipotesi che si fanno sono un paio. La prima è quella che vede un frate di quella comunità talmente bravo con lo scalpello che la Statua potrebbe essere una sua creazione. La seconda ipotesi, che pare la più attendibile, fa risalire la Statua quale parte di un bottino dopo un furto avvenuto in qualche chiesa del napoletano. I briganti, fuggendo, dovettero abbandonare la Statua perché scomoda da portare e scelsero un luogo sacro per non lasciarla incustodita lungo la strada.

Quando il Convento di San Michele fu abbandonato e demolito nel 1652, di quella Statua non si ebbero più notizie. Solo molti anni dopo, mentre alcuni contadini vangavano un terreno vicino a Colle Roscitto, si aprì sotto i loro piedi una caverna dove si vedeva nascosta la Statua.

La leggenda narra che per portare alla luce l’Immagine, i contadini dovettero togliersi gli scarponi, perché finchè li tenevano calzati, per quanto sforzo facessero, non riuscivano a sollevarla. Da qui arriva la tradizione, viva ancora oggi, che gli spallatori devono portare in Processione la Madonna a piedi scalzi.

Quella prima processione arrivò fino a Santa Croce dove era stato deciso di tenerla una settimana prima di riportarla a Santa Maria.

Qualche anno dopo, il percorso fu allungato e invece di dirigersi a Santa Croce, la Processione veniva fatta svoltare a destra e, dalla parte della prece, la Statua raggiungeva la Piazza Borghese (piazza della Vittoria), e poi, attraverso Crognaleto, se ne tornava a Santa Croce.

Fu circa mezzo secolo dopo la prima processione che i festaroli, consigliati dal parroco di Santa Maria, inventarono quello zig-zag processionale nella piazza, che ancora oggi resta caratteristico e distinguente.

A metà degli anni sessanta del XX secolo, Don Amedeo Vitelli, considerato che la maggior parte dei negozi insisteva sulla Via Nova e sul Borgo, anche per racimolare qualche soldo in più dai commercianti, decise di allestire una serie di luminarie anche su queste due strade e allungò la Processione, che dalla Piazza della Vittoria arrivava, attraverso la via Nova, a Piazza Unione, e poi, risaliva il Borgo.

C’erano a quel tempo due luoghi importanti che caratterizzavano la Processione: la Piazza della Vittoria, dove la Statua sostava per una mezz’ora e dove il prete faceva la sua omelia; e la sottostante piazza Unione, talmente piena di persone in attesa della Statua, che se lasciavi cadere uno spillo certamente questo non toccava terra.

Quel giorno il paese si riempiva. C’erano i forestieri curiosi che magari sentendo parlare della Processione, volevano vederla con i loro pcchi; ma c’erano anche tanti nostri concittadini emigrati, che per un giorno volevano riunirsi alla famiglia e respirare quell’aria di festa che avevano già respirato da giovanetti.

Intorno alla fine degli anni settanta, con lo sviluppo della Città nella valle, la confraternita della Madonna, in accordo con il parroco di Santa Croce, rettore di Santa Maria, decise di allungare ancora il percorso e portalo fino a Piazza Galilei. Solo da qualche anno la Processione raggiunge anche via Giuseppe di Vittorio, attraverso via Fermi, per poi risalire a Santa Croce, dove la fatica degli spallatori termina appena dopo mezzanotte.

Ad Artena la festa della Madonna delle Grazie era (è) la ricorrenza più sentita dopo Natale e Pasqua, ben di più del culto offerto alla Maddalena, Patrona della Città dal 1462.

Ancora oggi la comunità è in attesa della vigilia della terza domenica di Maggio come in quel lontano 1731, e come allora quell’Immagine, che ha nello sguardo la soavità di un essere perfettissimo, è portatrice di una serenità interiore che almeno per un attimo, quello dei “suoi occhi nei tuoi occhi”, ti fa dimenticare ogni fardello opprimente.

Vittorio Aimati

Un pensiero riguardo “Oggi Artena festeggia la sua Madonna

  1. È un bene prezioso per la comunità di Artena avere un concittadino così appassionato, curioso e colto come Vittorio Aimati. Un punto di riferimento per chi, anche dopo tanti anni di lontananza, mantiene un rapporto viscerale con Artena.

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