Artena, location naturale per moltissimi registi

FILM GIRATI NELLA NOSTRA CITTA’, ALCUNI SONO VERI E PROPRI CAPOLAVORI.

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(Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli)

Fare un elenco di tutti i film girati ad Artena sarebbe un esercizio lungo e difficile, soprattutto per le fonti che in molti casi sono introvabili, ma anche perché Artena, e nello specifico il Palazzo Borghese, è stato il palcoscenico di numerosissime pellicole porno che non sono per nulla quantificabili. Il Palazzo Borghese, però, è stato anche la location di veri e propri capolavori cinematografici, uno su tutti: Romeo e Giulietta del 1968 di Franco Zeffirelli.

Il primo film girato sul territorio di Artena è una pellicola di un quarto d’ora del 1911, le cui riprese sono state effettuate sul lago di Giulianello dalla casa cinematografica Helios.  La pellicola si chiamava L’Inferno ed era dei registi Giuseppe Berardi, che ne era anche interprete, e Arturo Busnengo. Il film, muto chiaramente, venne prodotto dalla piccola casa di produzione Helios, che era di stanza a Velletri, in tutta fretta, per battere sul tempo la produzione colossale della Milano Film che girava un analogo prodotto ma di maggiore durata. Il film prodotto ad Artena arrivò per primo nelle sale e così riuscì a sfruttare la grande attesa che nel frattempo s’era creata tra il pubblico. L’Inferno della Helios è una delle prime pellicole che contribuisce a formare quell’identità estetica ed artistica del Cinema come settima arte del novecento.

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(L’Inferno, film del 1911)

All’inizio abbiamo accennato a Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, prima di arrivare al film del regista toscano, però, il Palazzo Borghese era stato già teatro di altre produzioni, per lo più horror italiani.

Tra questi merita una citazione L’amante del vampiro del 1960 di Renato Polselli, con Helenè Remy e Walter Brandi. Il film ebbe un discreto successo, anche se la critica pur ritenendolo “tutt’altro che noioso”, lo considerò poco decoroso e una parodia del genere vampiresco.

Un’altra citazione la facciamo per il Boia scarlatto del 1964, una coproduzione Italiana e statunitense con la regia di Massimo Pupillo, con Mickey Hargitay, Walter Brandi, Laura Baratto e una giovanissima e bellissima Femi Benussi. La pellicola è entrata nell’immaginario collettivo americano come uno dei classici gotici italiani, anche se per la critica il film non è stato un granché.

Girato al Palazzo Borghese anche L’ultima preda del Vampiro del 1961, del regista Piero Regnoli, ancora con Walter Brandi che era un habitué di Artena, e con Lyla Rocco. Nel film la componente sexy interessa più di quella horror.

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(I…vampiri alle Pallotte)

Dopo queste pellicole horror-sexy, il Palazzo Borghese e Artena furono scoperti da Franco Zeffirelli, uno dei massimi registi italiani. Zeffirelli nel 1966 decise di portare al cinema l’opera di Shakespeare. Chiese agli sceneggiatori Franco Brusati e Masolino D’Amico, tra i migliori in circolazione, di scrivere il film. L’opera è nota perché è la più fedele al testo scritto da Shakespeare, e, soprattutto, perché gli attori si avvicinavano di molto alla vera età di Romeo e Giulietta dell’opera shakespeariana. Leonard Whiting aveva 17 anni e Olivia Hussey, la Madonna del famoso Gesù zeffirelliano, ne aveva sedici.

La scena che è rimasta ben impressa al pubblico è quella del balcone, che è stata girata all’esterno di Palazzo Borghese, mentre altre scene si ritrovano nell’attuale via Municipio. Il film provocò qualche polemica, soprattutto perché mostrava il seno nudo di Olivia Hussey in una brevissima scena, ma questo era poco consono all’età dell’attrice. Negli Stati Uniti fu catalogato come film per adulti e l’attrice stessa non poté entrare a vederlo, tanto che rimase una famosa considerazione della stessa Hussey che disse: “Non so come sia possibili che non posso vedere qualcosa che vedo nello specchio ogni mattino”.

Franco Zeffirelli rimase ad Artena per qualche mese ed ebbe modo di conoscere la Città e gli amministratori del tempo. Il Sindaco Gino Bucci chiese al regista di girare un documentario su Artena con un testo scritto proprio da lui. Zeffirelli accettò e creò un vero capolavoro documentaristico con immagini spettacolose corredate dalle musiche del maestro Francesco De Masi e dalla voce narrante magica di Emilio Cigoli. Il documentario, che è possibile vedere sulla piattaforma Youtube, si chiama Una città che cambia volto, dura sei minuti, ed è un pezzo della storia di Artena.

Nel 1969 in Città vennero girati due film. Uno di essi è considerato un capolavoro della commedia all’italiana, Vedo Nudo; mentre l’altro è un thriller, Un bianco vestito per Marialè.

In Vedo Nudo, Nino Manfredi gira molte scene in Piazza della Vittoria e all’interno dei bar presenti. Il film è considerato l’antesignano della commedia erotica degli anni settanta/ottanta.

Un bianco vestito per Marialè è di Romano Scavolini, che nel 1981 è il regista di Nightmare, film horror che fu ispiratore di quelli di Wes Craven. Ma il regista è anche autore del film più maledetto della storia cinematografica italiana: A mosca cieca. Il film aveva una durata di sei ore, ma per uscire nelle sale doveva essere tagliato. Scavolini lo portò a due ore e un quarto, ma erano ancora troppe. A quel punto, però, lo vide Giuseppe Ungaretti e ne rimane folgorato, e “ordinò” al produttore di farlo uscire così com’era. Non avevano fatto i conti, però, con la censura italiana, che guardò il film e si accorse che c’era una scena d’amore dell’attrice Laura Troschel con il seno completamente nudo. Nel 1966 non si poteva, e il film venne bloccato. In realtà ci sono altri particolari che contribuiscono alla censura della pellicola, non ultimo il fatto che il film racconta una storia cruda di un uomo che trovava una pistola e decideva di uccidere una persona a caso. Per i tempi l’argomento era davvero molto forte. Il regista fece ricorso alla decisione, ma non venne ascoltato, anzi venne ordinato di distruggere il film. Questo non successe, ma il negativo del film venne messo in una cella nei sotterranei del Ministero e rinchiuso per sempre. In Italia fino a qualche anno fa nessuno lo aveva visto, ancora oggi infatti, che sarebbe il film più casto della storia, è come un carcerato in galera per sempre.

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(La sala della Medusa a Palazzo Borghese)

Artena a metà degli anni settanta venne scoperta da Sergio Nasca, regista e sceneggiatore, che inserisce via del Municipio come location del suo primo film Il Saprofita. In quel momento storico anche un altro regista, molto più famoso, Pasquale Squitieri, scopre Artena. Il regista aveva già girato film come Camorra nel 1972 e I Guappi nel 1974, e in quel momento stava pensando a un nuovo progetto più ambizioso dei precedenti: Il prefetto di ferro. Squitieri cercava una location che potesse ricordare la Sicilia e nello specifico Gangi, considerato che la storia raccontata nel film è quella del prefetto Cesare Mori, lombardo, che venne trasferito in Sicilia negli anni venti per contrastare l’avanzata mafiosa.

Per la prima volta tutta la Città si trasformò in un set cinematografico, mentre il Palazzo Borghese, meta principale dei set precedenti, non venne considerato da Squitieri. Ad Artena lavorarono per tre mesi, da agosto a ottobre del 1977. La troupe e gli attori trovarono alloggio nel Ristorante Albergo Chiocchio. In Paese si vedevano Giuliano Gemma, Claudia Cardinale, Stefano Satta Flores, Francisco Rabal e tanti altri attori. Certe scene del film sono entrate nella storia artenese. Don Amedeo Vitelli, ad esempio, che partecipa come attore ed interpreta il prete del Paese, o Giuliano Gemma che dalle “Fornaci” guarda il panorama di Artena e rivolgendosi a Stefano Satta Flores dice: “Ecco vedi, in quelle case si nascondono tutti i briganti della Sicilia”, senza sapere, lo sceneggiatore, che Artena era considerata davvero la patria dei briganti.

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(Le locandine dei film di Squitieri)

Il film è stato davvero bello e interessante, e noi pensiamo che il merito sia da attribuirsi anche alla straordinaria location e alle tante comparse di Artena, talmente bello che vinse il David di Donatello nel 1978 come miglior film dell’anno.

Nello stesso periodo, mentre Squitieri girava un film in costume, il regista meno noto Filippo Walter Ratti, era alle prese con la lavorazione di quello che sarebbe stato il suo ultimo film: I vizi morbosi di una governante. Ratti aveva diretto fino ad allora sedici film, il più famoso dei quali era stato Dieci italiani per un tedesco, del 1962, sull’attentato di via Rasella e il conseguente eccidio delle Fosse Ardeatine. La location del film fu nuovamente il Palazzo Borghese.

A metà degli anni ottanta Pasquale Squitieri scelse ancora Artena, e nello specifico la piazza della Vittoria, per alcune scene del film Il Pentito, con Toni Musante, Franco Nero, Claudine Auger Max Von Sidow.

Pasquale Squitieri era innamorato di Artena al punto che quando ebbe in mente un progetto per un film storico come quello sul fenomeno del brigantaggio e l’annessione all’Italia del mezzogiorno, tornò ad Artena. Era il 1998, il film uscì l’anno dopo! Si trattava de Li chiamarono Briganti, e raccontava le vicende del famoso bandito Carmine Crocco, che imperversava con le sue scorribande nel Vulture, ma aveva sconvolto quasi tutto il Sud.

Ancora una vota Artena fu la location per un film storico con alcuni tra i migliori attori italiani: Enrico Lo Verso (Crocco), Claudia Cardinale, Remo Girone, Carlo Croccolo, Franco Nero, Lina Sastri, Giorgio Albertazzi. Il film non fu distribuito nel modo migliore e non andò bene al botteghino. La critica lo accusò di revisionismo storico sul Risorgimento, e in un certo qual modo la censura “stoppò” la visione di un film dove l’Italia e nello specifico “i piemontisi” non erano tratteggiati come liberatori ma come veri e propri oppressori che non si facevano scrupolo di fare strage di persone, per raggiungere lo scopo atteso.

Artena fu oggetto di riprese per alcuni mesi, furono centinaia le comparse usate da Squitieri e tra esse anche l’allora Sindaco Latini e l’assessore alla Cultura Candela. Ma ci furono anche problemi e disagi per i cittadini, tanto che Squitieri scrisse una lettera aperta alla Città scusandosi del fastidio che arrecava con la sua équipe. La lettera è ancora oggi incorniciata e appesa sul muro del Ristorante Chiocchio, dove il regista alloggiava.

Nel 2000 uno dei più grandi registi viventi e tra i più grandi di sempre si accorse di Artena. Stiamo parlando di James Ivory, che proprio in quell’anno portò sul grande schermo The Golden Bowl dal romanzo di Enry James. Molte scene furono girate in Paese e a Palazzo Borghese, dove recitavano gli attori italiani Mattia Sbragia, Francesco Giuffrida e Rossano Rubicondi. Nel film, che fu presentato in concorso al Festival di Cannes, lavorarono Uma Thurman, Nick Nolte, Kate Beckinsale e Anjelica Huston.

Dovranno passare undici anni prima che una nuova troupe cinematografica tornì a visitare Artena. Il produttore Gabriele Albanesi aveva in animo un progetto di un film horror ad episodi da far girare da registi alla loro opera prima. Il film era Paranormal Stories – Storie di fantasmi, e l’episodio girato ad Artena s’intitolava Fiaba di un mostro, ed è davvero terrificante. Il regista Stefano Pralli mostra un Paese di provincia chiuso verso ogni diversità, e il bambino protagonista della storia è ritenuto un mostro solo perché muto e cardiopatico. Il film ha avuto poco successo anche se rappresentò un tentativo di riappropriarsi di un genere di cui l’Italia è stata maestra.

L’anno dopo, nel 2012, anche il Giappone si accorse di Artena. Nel Sol Levante vanno di moda i Diorama che sono serie TV interpretate da cantanti famosi e modelle altrettanto note in Patria. Una delle più celebri è stata Hotaru No hikari, con due cantanti popolarissimi in Giappone, Haruka Ayase e Noohito Fujiki. Per intenderci, è come se in Italia una serie TV venisse interpretata da Marco Mengoni e Fiorella Mannoia.

Di tanto in tanto, i giapponesi di queste serie fanno anche un film. Hataru No Hikari è diventato film interpretato dagli stessi attori della serie e girato per lo più ad Artena. La troupe giapponese è stata qualche settimana di stanza nella nostra Città, e i due attori hanno fraternizzato con gli artenesi, che non immaginavano nemmeno lontanamente che quei due in Patria sono considerati come due star assolute.

Per ultimo Artena è apparsa di fronte alle telecamere per una serie TV italiana. Nel 2016, infatti, la troupe di Tutto può succedere, fiction di successo di RAI 1, ha girato alcune scene nella nostra Città.

Nel nostro elenco abbiamo segnalato tutti quei film in cui Artena s’è vista e riconosciuta, o film che hanno avuto successo. Ci sono, però, tanti altri film o sceneggiati o Fiction che non abbiamo elencato perché pur girati ad Artena, la Città non è mai stata individuabile.

2 pensieri riguardo “Artena, location naturale per moltissimi registi

  1. Roberto Zaccagnini 27 maggio 2020 — 18:37

    Mi spiace, ma l’Inferno della Helios Film (1911) fu girato completamente a Velletri tra la cava di selci, la villa Ginnetti e il sottostante Fosso della Regina. Fu l’ex sindaco velletrano Cesaroni a tirar fuori il Lago di Giulianello. D’altro canto, nel filmato si vede uno scoscendimento in prossimità della riva, che a Giulianello non c’è.

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    1. Buongiorno Roberto Zaccagnini, La ringrazio per la precisazione, Certamente il film fu girato a Velletri, ma alcune testimonianze che ho letto indicavano anche il lago di Giulianello, che è territorio di Artena. Grazie mille

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