L’Europa si accorge di Artena ma noi non ne siamo consapevoli

IN QUESTI ULTIMI TEMPI DEVE RICONOSCERSI UN INCREMENTO DI AZIONI A SUPPORTO DI POLITICHE TURISTICHE E CULTURALI, MA DOBBIAMO ESSERE PIU’ CONSAPEVOLI DELLA BELLEZZA DEL NOSTRO TERRITORIO. PER QUARANT’ANNI NON LO SIAMO STATI!

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“Artena, quindicimila abitanti a 35 chilometri a sud di Roma, sta suscitando un notevole interesse in tutta Europa per la raccolta differenziata dei rifiuti che si svolge ogni mattina a dorso di Mulo.

Sia la SVT svedese che la RSI svizzera, canali nazionali a Stoccolma e Berna, hanno inviato le loro troupes per testimoniare questa straordinaria caratteristica della Città laziale.

Il Centro Storico di Artena è un gioiello rinascimentale (a realizzarlo fu il Vasanzio per conto del cardinale Scipione Borghese dal 1615) oggi abitato da quasi mille e cinquecento persone, che si distingue dagli altri Borghi antichi perché è riconosciuto come il più grande Centro Storico non carrozzabile d’Italia, e uno dei più grandi in Europa. E’ una sequela infinita di vie, vicoli, viuzze, angoli, riseghe, rientranze che s’intersecano gli uni agli altri, a salire e a scendere, tutti composti a gradoni selciati in un labirinto verticale dove è bello perdersi, e il cui passaggio è consentito solo ai pedoni e ai…Muli.

Questi docili e determinati animali sono, infatti, l’unico mezzo di locomozione che si può usare all’interno del Centro Storico di Artena, ed è un mezzo economico e, soprattutto, non inquinante. I Muli di Artena vengono usati per la raccolta differenziata, ma anche per qualsiasi altro tipo di trasporto, e il Sabato e la Domenica sono a disposizione dei tanti turisti che vogliono godersi il panorama di Artena a dorso di Mulo.

<< Noi ci svegliamo alle tre del mattino – ci dice Francesco Bucci mulattiere più giovane di una famiglia che ha sempre svolto questo lavoro ad Artena -. Andiamo a governare gli animali e poi cominciamo il nostro giro per la raccolta porta a porta, passando in tutti i vicoli del Paese vecchio>>. Sono oltre quindici chilometri che Francesco e suo padre Emilio percorrono ogni giorno in questo incantevole borgo dove la realtà pare essersi fermata al XVI secolo.

Ora l’interesse delle TV europee ha finalmente fatto conoscere questo piccolo angolo d’Italia a pochi chilometri dalla Capitale, un vero tesoro che non ha nulla da invidiare a paesi turisticamente più conosciuti”.

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Ho redatto questo breve articolo che ho inviato ai giornali italiani con preghiera di pubblicazione, perché, come ho già spiegato in un “pezzo” precedente, sono convito che l’unica via che possa dare sviluppo al Paese e uno sbocco differente al “poco” che lo popola, sia proprio il turismo legato alla cultura della Città. E dovrà essere il turismo a sdoganare ogni tipo di resistenza anacronistica, dove la politica non si è fatta condividendo progetti ma negando possibilità.

Non mi spiego come, attualmente, l’Europa si sia davvero accorta di Artena e noi artenesi ancora non ne abbiamo consapevolezza. Non comprendo come le nostre caratteristiche, che sono poche, ma davvero uniche, non abbiano consentito la crescita che spettava di diritto ad Artena. Credo fermamente, infatti, che sia stato davvero negato lo sviluppo della Città, non consapevolmente è palese, ma da veri sprovveduti: chi aveva la possibilità di avallare questo tipo di sbocco, ha fatto spallucce e si è rintanato nella più certa, elettoralmente parlando, situazione del “riparar buche” o “aggiustar fogne”; dicendo con disprezzo, ad esempio, di “cocci e sassi” in riferimento a Piano della Civita e respingendo ogni nutrimento dell’anima che – secondo me – è ancora più affamata del corpo.

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(https://www.rsi.ch/news/mondo/I-muli-fanno-la-differenziata-11644012.html)

A scanso di equivoci dico e scrivo che non è un problema di oggi, anzi, attualmente questa situazione è alimentata nella giusta direzione e rappresenta una priorità. Il problema è quarantennale e il ritardo accumulato è duro ad essere eliminato.

In questa Città non c’è stata la consapevolezza che il premio elettorale potesse arrivare non dalle promesse di servizi e/o strutture inavvicinabili: alberghi diffusi, ascensori, funivie, ecc; ma da altrettanti servizi molto più semplici e quindi più concreti, ma che sarebbero stati il valore aggiunto.

Esempi banali: le Chiese del Centro Storico aperte; il Palazzo Borghese, pur se privato, messo a disposizione dei visitatori, anche attraverso una convenzione con i proprietari; un punto d’informazione agli ingressi del Centro Storico; una serie di Cantine aperte ogni Sabato e Domenica – giorni in cui i visitatori ad Artena sono tantissimi – che diventano “negozietti” dove vendere i nostri prodotti; un incentivo economico e fisico alle manifestazioni che si svolgono all’interno del Paese, e un aumento di tali manifestazioni; una visibilità maggiore sui giornali e sulle televisioni nazionali. Tutto questo, che pare davvero banale per ogni comunità che possiede un Centro Storico che si rispetti, non è mai stato perseguito a scapito di progetti faraonici senza senso e senza scopo, se non quello di ingigantire figure che altrimenti sarebbero state ingoiate nell’anonimato più profondo.

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Non credo che vi siano stati mai finanziamenti europei per un progetto turistico-culturale proveniente da Artena, anzi, non credo che vi siano stati finanziamenti europei in generale provenienti dal nostro Comune. Mai! E questo è un danno materiale, ma anche morale, che dovrebbe toccare profondamente l’animo dei cittadini artenesi. Ci è stata negata la possibilità di crescere davvero, ci è stata negata questa possibilità anche per ripicche politico-amministrative che hanno badato più all’interesse personalistico di uno schieramento che al bene comune. Voglio dire: quante volte abbiamo assistito al teatrino del “siccome lo ha fatto l’amministrazione passata io non proseguo il progetto”? Quante volte le “tavole imbandite” sono state rovesciate per “riapparecchiarle” nuovamente? Non ci dimentichiamo che su questo territorio insiste da oltre dieci anni un palazzetto dello sport o presunto tale, che visioni diverse della politica che si è susseguita non hanno consentito di portare a compimento, e per quanti sforzi abbia fatto il sindaco attuale Angelini – questo lo dobbiamo riconoscere – ancora il palazzetto resta una “cattedrale del deserto”, con le dovute proporzioni sembra la Vela di Calatrava che domina Roma da Tor Vergata ma che è lì “mortammazzata”.

Non voglio perdere di vista il punto per cui ho scritto l’articolo, e mi pare doveroso a tal proposito ringraziare le associazioni che si prodigano affinchè il Centro Storico non carrabile più vasto d’Italia non diventi uno scheletro inerme.

Come faccio a non applaudire l’associazione Artena in fiore, ad esempio, che da ogni anno, ormai quattro, allestisce un evento che si chiama “balconi e vicoli fioriti”? Si tratta di una manifestazione che permette di avere ad Artena un nuovo volto, dove la natura si concentra e si mischia, e al paesaggio rinascimentale (non medievale come insiste a dire qualcuno) fanno da contraltare fiori e piante che abbelliscono, aggraziano, addolciscono e creano una sensazione inimitabile di armonia tra storia e natura. Tutto questo con la collaborazione attenta di oltre ottanta tra associazioni e privati, quindi trovando la comunione tra genti, che è il valore aggiunto di ogni comunità. Non dimentichiamo l’associazione di quartiere Centro Storico, che oltre alle manifestazioni festivaliere, offre anche una ricerca storica e la salvaguardia e la tutela del territorio attraverso una cura minuziosa dei luoghi e delle situazioni. Poi vi è il Comitato Montefortino, quello che ogni anno organizza Jo Peleo, la notte, cioè, che sole e luna s’incontrano e si amano, per non parlare della festa di Montefortino nel periodo di fine estate: un ulteriore incontro tra “vecchio” e “nuovo” in una commistione esplosiva per turismo e cultura.

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Non posso dimenticare, poi, l’opera di Roberto Pennacchi che con la sua associazione si prodiga per rendere viva e attiva la Chiesa di Santo Stefano, un gioiello incastonato tra via Cavour e Crognaleto.

Per ultimo è doveroso ricordare Live Artena: una kermesse artistica giovane che si svolge in un territorio storico. Cosa ci sarebbe di meglio per far conoscere la nostra Città?

Eppure questa Città non cresce e se lo fa, è davvero minimo il movimento che compie e lo sta facendo solo da poco tempo.

Troviamo una soluzione affinchè il moto diventi più veloce, più proficuo, più aggregante. Troviamo il modo di proseguire il solco che è stato delineato da un paio di anni ad oggi, di allargarlo, di seminarlo e di annaffiarlo.

Se ne sono accorti in Europa, possibile non ce ne accorgiamo noi?

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