Ecco ciò che desidererei dal futuro Sindaco di Artena

IN CINQUE PER UN POSTO: ANGELINI, CAROCCI, LATINI, MELE, SERANGELI, ORMAI DELINEATA, SALVO CLAMOROSI RETROSCENA E RIPENSAMENTI, LA CORSA ALLA POLTRONA DI PRIMO CITTADINO

 

Quanta democrazia esprime una legge elettorale che permette a un Paese di undicimila votanti, la possibilità di eleggere un Sindaco con 2500 preferenze e quindi con un’esagerata minoranza in confronto al resto della Città? Può succedere questo ad Artena, considerati i cinque candidati a Sindaco che si getteranno nell’agone politico che raggiungerà l’apice a maggio prossimo.

In cinque saranno ai nastri di partenza: Felicetto Angelini, che rappresenterà l’Amministrazione uscente, poi, in regolare ordine alfabetico, Silvia Carocci, in rappresentanza della lista Artena Cambia, Erminio Latini, che si getterà nella mischia nove anni dopo l’ultima volta; Adolfo Mele, che sarà il leader del M5S, e Ileana Serangeli con una lista che avrà un’anima di centro destra.

Ripeto: non so se quest’ampia rosa di candidati potrà essere, oppure no, producente per la comunità, ma ormai, a parte eventuali passi indietro dell’ultima ora, si va verso questa situazione che sarà il punto di partenza per il futuro di Artena, ammesso che questa Città potrà averlo un futuro! C’è il serio rischio, infatti, che tutto il comprensorio della Valle del Sacco possa essere fagocitato dalla Città eterna, che con la sua vasta area metropolitana si è spinta ormai fino a Colleferro. Non fraintendete quello che dico: geograficamente Artena resterà una città ben autonoma e indipendente; parlo d’influssi e influenze, dico di una nuova comunità che se da un lato rafforza ciò che è sempre stato assente in Città, e cioè un ricambio che oserei dire genetico; dall’altro fa perdere la nostra identità, la nostra tradizione, la nostra cultura. È difficile immaginare un futuro, infatti, senza prescindere da un’integrazione, sospirata per lungo tempo e ormai cominciata. È la storia che ci dice che i flussi migratori, anche quelli interni, da Italia a Italia, da Regione a Regione, da Città a Città, sono benedetti, perché permettono commistione fra genti che è il vero e unico tesoro che arricchisce.

Ecco, il prossimo Sindaco dovrà porre sul piatto della bilancia anche quest’aspetto e favorire – secondo noi – ogni possibile mescolanza, e allo stesso tempo permettere alla nostra storia, alla nostra cultura, ai nostri usi di rimanere integri, pur accogliendo opportunamente gli influssi esterni.

Personalmente non aspiro a un Sindaco che sappia riparare le buche sulle strade o costruire fogne o condutture, perché credo che questo debba essere il lavoro abituale di un’Amministrazione Pubblica, una specie di routine, un normale compito d’Istituto, e quando questo non avviene vuol dire che non si riesce a compiere nemmeno la normale amministrazione, perché tale è!

No! Aspiro a un Sindaco che sappia parlare alla gente, che intenda aprire ogni porta, scardinare quella nostra diffidenza innata verso tutto e tutti. Desidero un Sindaco che veda un futuro per la nostra Città, che abbia, per Artena, un progetto di crescita e di progresso basato su argomenti supportati dalle potenzialità del Paese. Per essere chiari: le fonti della nostra eventuale salvezza passano dal turismo, dalla cultura, dalla tradizione, dal territorio e dalla fisicità del paesaggio e dalla sua integrità. Tutto il resto sono solo chiacchiere poste sul piatto della bilancia per fare volume.

La speranza, amici miei che leggete, è che il prossimo Sindaco di Artena sia vicino, inoltre, ai reali drammi delle persone, e che pensi mai o quasi alla ragion di partito o di schieramento o di lista o di gruppo (chiamatelo come vi pare), ma ai bisogni dei Cittadini. Non è un discorso populista il mio, ci mancherebbe: il Popolo ha quasi mai ragione perché pensa con la pancia e mai con la testa, ma ha ragione (questa volta si) quella parte di Popolo che crede che gran parte degli amministratori italiani sia prima di tutto composta da pensattori perché usano le loro idee per recitare una parte che alla fine è sempre uguale a sé stessa. Da Berlingueriano e Veltroniano convinto, ma ancor prima da Demartiniano e Pertiniano, e oggi Boniniano integro e scevro da ogni condizionamento contemporaneo, credo fermamente che la salvezza delle Città, e non solo di Artena, stia nell’ascoltare il cittadino e nella capacità di farlo. Il contrario è un peccato mortale, un debito che si rimette alla successiva tornata elettorale. Ma il cittadino deve essere parte diligente, farsi carico, cioè, non dei profumi e delle emozioni stagionali, e comprendere che il suo voto deve basarsi sulla proposta e non sulla promessa. Credo che dal basso si possa cominciare a cambiare una situazione davvero poco raccomandabile: dal basso si può tornare a valori che pongano in primo piano la Persona che la facciano diventare interprete principale della vita paesana. Desidero un Sindaco che ponga le basi affinché il “suo” cittadino sia protetto e tutelato in tutti gli ambiti della vita quotidiana e che non debba essere l’oggetto di pratiche illegali.

Vi faccio un esempio.

Don Daniele Valenzi e don Cristian, parroci di Santo Stefano, Rosario e Santa Croce, reiterano durante le loro omelie la disperata situazione sociale di Artena. Il loro è un grido di aiuto e di dolore. È un urlo alla disperata ricerca di un contraddittore valido che, purtroppo, non risponde. In questo Paese c’è una corsa allucinante a nascondere certe situazioni, come se mettere la testa sotto la sabbia possa allontanare, o far addirittura sparire, la condizione di disagio in cui versano centinaia di famiglie artenesi.

Ciò che fa specie, è che chi dovrebbe occuparsi di questo disagio lo allontana, perché oggi l’inestetismo (quindi il marcio) va nascosto. Ammetterlo è come accettare di avere un marchio infamante per una società che, invece, si fa diva in assoluto vantandosi solamente del bello.

Invece la realtà è ben altra cosa, ed è fatta anche di degrado e miseria, soprattutto fra i giovani, e in special modo per quelli che vivono la bella età dell’adolescenza. Droga, bullismo, prostituzione e povertà: sono quattro piaghe che oggi caratterizzano la nostra comunità. Le prime tre sono esclusive del mondo giovanile, l’ultima è ad appannaggio dei vecchi, di quelli che vivono con la miseria di una pensione in un tugurio di casa tra bollette da pagare e cibo da comprare.

Togliamo i dubbi nella testa di qualcuno: ciò che scrivo non è un atto di accusa specifico contro qualcuno, vuole essere, invece, una presa di coscienza, direi un atto d’amore verso Artena, che è guaribile se soltanto si vuole.

Il consumo di stupefacenti ad Artena è forse il più alto che esiste nel comprensorio: si comincia a 13/14 anni e si distrugge una famiglia. Ho parlato spesso con gli adolescenti e mi sono accorto di questo picco negativo, anzi, ho spesso pensato che sono molti di più i giovani di quell’età (fino ai venti anni) che lo fanno, di quelli che non usano questo tipo di sostanze. L’escalation non pare avere termine è a nulla valgono le preghiere dei genitori derelitti che si rivolgono alla chiesa per un aiuto. Il Bullismo è l’altra piaga ancora più evidente, che circonda i nostri ragazzi. Possibile che nessuno è pronto ad accorgersene e a denunciare i fatti? Ne parlo continuamente con i ragazzi e i giovani che conosco. Tutti pongono in risalto il problema che quindi è concreto, che fa danni ma quanti casi sono stati denunciati?

Poi la prostituzione che è di una gravità assoluta (come il resto evidentemente), ma sentir dire di ragazze anche e soprattutto minorenni che vanno con uomini e vecchi, solo per farsi fare la ricarica al telefono è davvero disperante. È assurdo dover ascoltare queste storie, e se anche il tutto fosse amplificato all’ennesima potenza e quindi investisse una minimissima parte dei nostri giovani, sarebbe ugualmente grave e umiliante per la nostra Città.

Quello che non capisco più di ogni altra cosa è l’assoluta insensibilità a questi problemi; un’insensibilità che è evidenziata dalle pagine dei social. Ho visto poco o niente sull’argomento: si parla del nuovo sindaco di Artena, di quello che dovrebbe fare, di rifiuti abbandonati, di tasse, di buche sulle strade, ecc, ma di questi argomenti nemmeno l’ombra, come se parlarne vorrebbe dire che si pone in evidenza una vergogna infamante. È una vergogna infamante, ma nasconderla è ancora più disonorevole perché ogni comportamento di omertà non fa che accrescere il problema.

Non se ne parla sui social, ma non se ne parla nemmeno tra i giornali, o meglio, se ne parla davvero poco. Il problema è evidente e ciò che è evidente non può essere disconosciuto!

Credo sia doveroso, per chiudere, invitare il prossimo Sindaco di farsi parte diligente, avere, cioè, attenzione a questi problemi, magari ampliarla quest’attenzione, farla crescere. Comune, e anche scuola, devono essere i front office delle famiglie che lamentano certe situazioni e che sono abbandonate a sé stesse. Sono problemi che non vanno né minimizzati né sottostimati. Credo che la prima alternativa al degrado sociale debba scaturire proprio dalle Istituzioni che devono essere in prima fila nel combattimento contro la droga, il bullismo, la prostituzione e la povertà che sta investendo in maniera forte la nostra Comunità.

Credo di essere stato chiaro nell’esporre ciò che desidererei per la mia Città dal futuro Sindaco di Artena.

Vittorio Aimati

RIPRODUZIONE VIETATA

Un pensiero riguardo “Ecco ciò che desidererei dal futuro Sindaco di Artena

  1. Caro Vittorio, condivido in pieno il l’accorato appello, affinché la prossima amministrazione, sia sensibile ai drammi sociali da te stigmatizzati.
    Penso anche che serva, un volontariato culturale che sappia stimolare le istituzioni, che da sole forse, non riescono a capire la profondità di alcuni disagi.
    Un abbraccio
    Renato

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