Artena è sempre stata una Città socialista, comunista, antifascista

NESSUNA POPOLAZIONE COME QUELLA ARTENESE NEL CORSO DELLA STORIA E’ STATA FEROCEMENTE SACCHEGGIATA, MALTRATTATA, OPPRESSA. VI RACCONTO LA STORIA DI UNA IDEA E LE LOTTE PER ESAUDIRLA

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Le prime elezioni politiche italiane, dopo il periodo fascista e la seconda guerra mondiale, si svolsero il 2 Giugno 1946. Si votò per l’elezione di un’Assemblea Costituente, cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova costituzione. Contemporaneamente si tenne un Referendum istituzionale per la scelta tra monarchia e Repubblica.

Per la prima volta in Italia si recarono alle urne le donne, che, a dire il vero, ad Artena avevano esercitato il suffragio femminile già a marzo 1946 per l’elezione comunale.

Anche in quel giugno di 73 anni fa Artena espresse il diritto di voto e lo fece in maniera davvero non banale.

Il Referendum, che a Roma e nella Provincia, aveva visto vincere i difensori della Monarchia, nella nostra Città ebbe un esito del tutto differente con quasi l’ottanta per cento dei votanti a favore della Repubblica. Per l’Assemblea Costituente gli artenesi divisero il loro voto fra il PRI e la DC, che aveva preso il posto del Partito Popolare. I Repubblicani acquisirono 972 voti, mentre i democristiani si assestarono a 912 preferenze. A Roma, nella Provincia e nei Comuni limitrofi, la vittoria se la contesero DC e PCI, con una prevalenza per la Democrazia Cristiana. Solo a Velletri il risultato, con diverse proporzioni, fu simile a quello artenese.

La Città di Artena nella sua storia politica è sempre stata una Città socialista, comunista, antifascista, questo almeno fino all’inizio del XXI secolo, quando l’ondata berlusconiana s’impose anche sul nostro territorio, che, similmente agli altri, vedeva in Berlusconi il “salvatore della Patria”, dopo la fine della prima Repubblica e la distruzione di una intera classe politica, quella che oggi rimpiangiamo sia a livello centrale che periferico. L’avvento del duopolio Centro Sinistra e Centro Destra a livello governativo con la creazione di mille nuovi schieramenti, e quello delle liste civiche a livello comunale, ha dato la possibilità di fare politica e di dare visibilità a personaggi che in tempi normali non ne avrebbero avuta per insipienza e scarsa qualità. C’è stato un periodo, e forse c’è ancora, che ti alzavi al mattino e decidevi di candidarti al Parlamento, alla Regione, al Comune, senza avere una specifica preparazione, ed è stato il periodo in cui la corruzione, a destra e a sinistra, è notevolmente aumentata. Così, la causa che, secondo i Magistrati, era stata quella che aveva distrutto la prima Repubblica, non solamente era rimasta attaccata alle poltrone del potere come un cancro, ma germinava sotto l’impulso dei tanti disonesti, corrotti e corruttibili.

La storia politica di Artena ha un inizio ben preciso: il 29 dicembre 1849, quando una notificazione pontificia, abolì le servitù presenti sul territorio laziale, e quindi anche ad Artena (Montefortino), cercando, in questo modo, di togliere quegli ostacoli che sembravano frenare lo sviluppo dell’agricoltura, ma di fatto agì a vantaggio dei proprietari e contro l’uso civico, attraverso l’affrancazione di pascolo. All’epoca i contadini di Artena erano coloni perpetui di 500 ettari di terreno, che avevano migliorato e ristretto. Vi coltivavano ortaggi, vigneti, frutteti e oliveti, corrispondendo ai vari proprietari 1/3 del prodotto. Gli stessi contadini erano coloni perpetui anche di ulteriori 1000 ettari di terreno, di scarsissimo interesse agricolo, le “scossure”. Queste erano vere e proprie sterpaglie, scomode, scoscese e di resa bassissima, che i contadini chiamavano “spolepicci”, per indicare che erano privi di polpa e quindi poco davvero produttive.

Ma i contadini di Artena, pazienti e affamati, riuscivano ugualmente a tirare fuori il prodotto dalle “scossure”, ma anche in quel caso a guadagnarci erano i proprietari che non facevano alcune fatica e si ritrovavano parte di un prodotto cavato da un terreno che non ne avrebbe dato.

Cinquecento ettari di terreno appartenevano a poco meno di venti medi proprietari, che davano in affitto i terreni ai contadini, i quali dovevano pagare l’“entratura”, un’esosa caparra di affitto, e in più dovevano corrispondere ai padroni fino a 3/5 del prodotto, un vero e proprio atto di strozzinaggio. Poi vi erano circa altri 1000 ettari di terreno appartenenti al Borghese e alle prebende parrocchiali, che venivano concessi “a rotazione triennale” ai Boattieri, a quella categoria, cioè, che possedeva almeno due buoi aratori. Questa categoria era la peggiore, perché era composta da allevatori prepotenti e violenti, che godevano stabilmente dei terreni concessi, in quanto il possesso dei buoi aratori dava loro un agio economico non indifferente, e perché i terreni si trovavano tutti in piano e avevano una ottima resa agricola. Tra l’altro i boattieri non dovevano pagare l’”entratura” al padrone e dovevano corrispondere non più di 1/3 del prodotto.

Ad Artena vi erano altri tremila ettari di terreno, anch’esso di ottima resa che si trovava a valle, di proprietà del Principe o dei Preti, che venivano concessi agli Affittuari. Anche questa era una categoria odiosa.

Questi Affittuari erano veri e propri accaparratori di terra, ottenendo in affitto intere Contrade agricolo, pagando in natura o in denaro. Ad Artena famosi Affittuari erano la famiglia Tomassi, la famiglia De Vecchis, la famiglia Prosperi, i cui componenti erano visti come i veri e propri padreterni del Paese. Questi affidavano le loro terre ad altri loschi figuri “i Fattori” che contrattavano le varie lavorazioni e per esse si servivano dei coloni e dei braccianti.

Era in questo ambiguo rapporto sociale fra individui che si conoscevano, che cresceva la miseria, la fame, l’indigenza, e spariva la dignità delle Persone, l’onore, ma anche l’onestà, perché i Contadini, per assicurare l’avvenire della famiglia, rubavano parte del raccolto. Inoltre, questo stato di rapporti fomentava la rabbia e la vendetta, la violenza e la criminalità.

Non si capisce come lo Stato poteva permettere al Principe o ai Preti la concessione di 1000 ettari ai Boattieri e oltre 3000 agli Affittuari, anche perché tutti i terreni erano gravati da “uso civico” di semina, di pascolo, di fienagione, di spigatico, e quindi tutta la popolazione aveva il diritto di esercitarli. I Contadini erano, invece, esclusi dai benefici e quindi dovevano pietire le giornate ai “Fattori”. E quando questo avveniva, oltre a vedersi imposte condizioni da strozzinaggio, vessatorie e ricattatorie, dovevano, a volte (molte), anche concedere la moglie o le figlie per ottenere il terreno.

Fra questi contadini angariati e vessati vi ara anche Augusto Valeri, che, forgiato nella bottega di Angelo Mazzocchi, anarchico e primo socialista di Artena, da anni stava convincendo, galvanizzando, preparando i Contadini di Artena alla lotta, affinché fossero cambiati quegli usi così schiaccianti e indegni per un essere umano.

VALERI

AUGUSTO VALERI

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ANGELO MAZZOCCHI

Valeri era completamente assorbito dalle lotte politiche e sindacali e dalla tutela della dignità delle persone.

Il primo dell’anno del 1905, Valeri affisse un manifesto sui muri del Paese, c’era scritto:

Lavoratori di Artena. Si vanno costituendo in tutta Italia le Camere del Lavoro. Da troppo tempo i padroni sfruttano i lavoratori: per questo è sorta questa organizzazione che difende gli interessi di chi lavora, che li organizza e li chiama a lottare, per risolvere uniti i loro problemi. Anche ad Artena sarà aperta la Camera del Lavoro, sabato 5 gennaio alle ore 19.00 in via XX Settembre, parlerà l’avvocato Baldassare, Segretario della Camera del Lavoro di Velletri. Intervenite numerosi”.

Quello fu il primo manifesto politico affisso sui muri di Artena.

Nessuna popolazione come quella artenese nel corso della storia, è stata ferocemente saccheggiata, maltrattata e oppressa, e non c’era, in quel momento storico, una popolazione più malfamata, sfruttata, costretta a usi ingiusti e vessatori come la popolazione di Artena. Immaginate quando il 5 gennaio 1905, l’avvocato Baldassare, l’avvocato dei poveri, socialista e presidente della Camera del Lavoro di Velletri, parlò ai tantissimi intervenuti, e soprattutto ascoltò le loro lamentele, e nessuno prima di allora aveva ascoltato i contadini di Artena.

Fu quella riunione di 114 anni fa che gettò le basi e il seme del socialismo ad Artena. Da quella riunione nacquero la Camera del Lavoro e la Lega dei Contadini.

Ci fu subito un cambiamento radicale delle condizioni socio economiche degli artenesi, accompagnate dall’illuminata condizione governativa affidata al Sindaco Virginio Prosperi, che non era socialista, ma un liberale Giolittiano, e, dal 1920, proprio da Augusto Valeri, che aveva ricevuto un consenso pari quasi all’ottanta per cento di voti.

Nel 1921 il Congresso del PSI di Artena votò quasi all’unanimità l’adesione all’Internazionale Comunista e la sezione del PSI si trasformò in quella del PCI. E nemmeno l’arrivo del fascismo riuscì a sfumare l’intensa attività politica e sindacale del PCI, del PSI, della Camera del Lavoro, della Lega dei Contadini e della Gioventù Comunista, che seppero reagire con decisione alle prepotenze fasciste e alla violenza dello squadrismo.

A guerra finita, nel 1946 si votò anche ad Artena. Si cominciò a marzo, con le comunali. Erano tre le liste presenti: “Vanga e Stella” che conteneva insieme i rappresentanti del PCI e del PSI, “Scudo Crociato”, con gli elementi della Democrazia Cristiana, e la terza lista rappresentava il Partito Repubblicano.

Vinse “Vanga e Stella”, e fu eletto Sindaco Augusto Valeri. A giugno, gli ideali repubblicani e mazziniani, corroborati dai comunisti e dai socialisti, ebbero la meglio sugli indirizzi democristiani e quelli della Chiesa che andavano propagandando che era bene che si votasse per la Monarchia, perché con la Repubblica ci sarebbe stato il pericolo di un disordine sociale e addirittura una guerra civile. Ma l’ottanta per cento degli artenesi non raccolse queste stupide illazioni, anche perché all’interno della DC locale si erano ricreati una verginità politica numerosi fascisti, sobillatori, violenti e prepotenti.

Nell’analisi del voto dal dopoguerra ad oggi ci siamo avvalsi dei dati espressi dalla Camera dei Deputati. E il dato è incontrovertibile: Artena continua ad essere, anche nel dopoguerra, una Città Comunista e socialista. Il primo dato che salta all’occhio è quello relativo all’affluenza alle urne, che è sempre superiore all’affluenza generale italiana. Addirittura tra il 1976 e il 1990, l’affluenza ai seggi di Artena è quasi sempre dai 4 ai 6 punti percentuali maggiore di quella italiana. Per le prime dodici consultazioni è ben al di sopra del 90%, con una punta del 97% nel 1976. E la media totale dell’affluenza artenese è quasi del 90% (88,97) contro l’87% della media italiana.

Le tre elezioni subito dopo l’avvento della Repubblica (1948 – 1953 – 1958) videro, però, un testa a testa fra la Democrazia Cristiana e la Sinistra Unita. Nel 1948 la propaganda clericale era basata principalmente sugli accadimenti cecoslovacchi del 25 febbraio, quando il Partito Comunista si appropriò del potere cecoslovacco, dopo l’insediamento anche in Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania e Jugoslavia. I preti e nello specifico più di altri padre Pinna, allora reggente della parrocchia del Rosario, erano zelanti e impegnati a screditare il PCI, e ad inculcare nelle menti dell’artenese dell’epoca la paura del comunismo come minaccia e provocazione, fino a quando un accoltellamento di un noto democristiano artenese, non indusse a smetterla con le istigazioni. La DC conquistò 1645 voti contro gli 871 del Fronte Popolare.

Nel 1953 e nel 1958 la DC artenese non riuscì più a contrastare la risalita della Sinistra, anche se i valori tra i due schieramenti ancora si equivalevano. Ma dalle successive elezioni il Paese tornò ad essere completamente “rosso”. Il PCI fu sempre il primo partito dal 1963 al 1987, corroborato dal PSI e dal PSDI e successivamente da Democrazia Proletaria e dai Radicali. Nel 1983, ad esempio, PCI, PSI, PSDI, DP e Rad. espressero il 66% delle preferenze contro il 23 % della DC e il 5% dei moderati. Il trend si confermò nel 1987.

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Tra il 1963 e il 1987 il divario fra PCI e DC è andato dai 10 punti di percentuale del 1979 ai 19 punti del 1968, con una media di 15,5 punti di differenza nei 25 anni.

E anche nel 1992, all’indomani della caduta del Comunismo nell’Est europeo e alla vigilia di tangentopoli, la DC locale non riuscì a sconfiggere definitivamente la Sinistra artenese che, orfana del PCI – era arrivato il PDS – aveva virato gran parte dei suoi voti verso il PSI e nel PSDI. Quella fu una elezione anomale: la DC conquistò 2524 voti, il PDS 1054, il PSI 1273, il suo massimo storico ad Artena prima della totale sparizione.

Tangentopoli, poi, spazzò via la DC, il PSI, il PSDI, il PRI e il PLI, nacque Forza Italia e tornò a vivere il Partito Popolare Italiano. Parte dei voti della DC confluirono proprio all’interno di questi due schieramenti, e ci fu una impennata clamorosa di Alleanza Nazionale, che conquistò i voti del vecchio MSI e di un’altra parte della DC, oltre a quasi tutto l’elettorato di PRI e PLI.

Il primo partito ad Artena tornò ad essere uno schieramento espressione della sinistra: il PDS, con 2088 voti, staccò tutti e l’dea di una nuova sinistra nata dalle ceneri del PCI, venne alimentata dalla presenza di Rifondazione Comunista che conquistò 775 voti. Il Paese, però, era ideologicamente spaccato in due, e la grande differenza che c’era stata tra PCI e DC era ormai sorpassata.

Nel 1996 l’equilibrio non si ruppe. Il PDS restò praticamente con gli stessi voti; mentre AN aumentò ancora il suo bottino a spese di Forza Italia e dei Popolari. Aumentò il consenso anche Rifondazione Comunista.

Il sorpasso, e quindi un cambio epocale, avvenne nel 2001. Il 14 maggio di quell’anno Artena scoprì di essere cambiata nell’intimo, nel modo di pensare, nel modo di vedere la sua storia, il suo passato fatto di sudore e sofferenza, di tristi ingiustizie perpetrate ai danni dei più deboli da padroni arroganti e violenti.

Mia nonna Letizia, di nome e di fatto, quando, subito dopo la guerra, si recava a votare riceveva spesso i consigli del marito Orderiggi. “Mo Letì vota socialista – diceva il marito profondamente legato a certi valori. Ma la risposta era sempre la stessa: “Te lo scordi Orderì! Paremo e Maroma hanno vangato tutta Costa Sepeta, con la fatica e jo sudore degli contadini. Sotto l’acqua e sotto jo sole. Collo friddo e collo callo. Sao spezzati la schiena per gli padruni, e pe chesto Eo voto communista”.

Ora, invece, il partito di un padrone ricchissimo, divenne forte e primo anche ad Artena che per un secolo i padroni li aveva combattuti e sconfitti.

Forza Italia conquistò 2265 voti, AN schieramento alleato di Berlusconi, si assestò a 1165 preferenze. DS e Rifondazione non superarono insieme 1500 voti, a far da cuscinetto fra i due schieramenti vi era la Margherita con le sue 1324 preferenza. Le successive elezioni confermarono la vittoria di Berlusconi. Nel 2006 il Centro Destra conquistò ben 650 voti in più del Centro Sinistra; mentre nel 2008 la forbice tra i due schieramenti si allargò fino a 1400 voti di differenza a favore del Centro Destra.

La Sinistra artenese ha continuato nella sua emorragia anche nelle ultimissime elezioni. Nel 2013 i voti artenesi furono 1975 per il Centro Sinistra contro i 2856 del Centro Destra, con il M5S a 2000 voti. Nel 2018 ulteriore perdita di voti per la sinistra artenese che passò 1377 voti, meno cinquecento in confronto a cinque anni prima; mentre gli altri schieramenti erano notevolmente aumentati. Al 2018 Artena ha un elettorato del M5S, considerato che è il primo partito. Il secondo è la Lega. Una rappresentazione fedele di quello che oggi il Governo italiano, e per la prima volta, nella sua storia politica, da oltre un secolo, la Città è allineata perfettamente con il resto d’Italia, perdendo quella straordinaria caratteristica che sempre contraddistinto la Citta: l’essere sovversiva, resiliente, resistente, mai adeguata ai voleri dei padroni di turno.

Vittorio Aimati

(RIPRODUZIONE VIETATA)

Un pensiero riguardo “Artena è sempre stata una Città socialista, comunista, antifascista

  1. Amedeo candela 30 maggio 2019 — 8:47

    Una bella ricostruzione politica locale che l’ultimo 50° ho avuto la fortuna di viverla anche da protagonista, essendo stato eletto consigliere comunale e ricoperto vari incarichi.

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