Artena. Buon 146° compleanno

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Il 19 Febbraio Artena festeggerà 146 anni di vita. Il 19 febbraio 1873 Vittorio Emanuele II, Re d’Italia, ricevette dal Ministero dell’Interno l’atto deliberativo del 23 Gennaio, in cui il Commissario Prefettizio, chiamato dal Prefetto a sostituire il primo sindaco di Montefortino italiano Calcedonio Fini, che in quel momento aveva dato le dimissioni per gravi motivi di salute, ratificava il volere del Consiglio Comunale che era stato sciolto a Dicembre del 1872, di imporre un nome nuovo alla Città.

Vittorio Emanuele conosceva perfettamente la storia di quella Città posta sulle prime propaggini settentrionali dei Monti Lepini: una storia fatta di amore e di odio; di atti eroici e di meschinità; di patrioti e di delinquenti.

Fino a quel momento la Città si era chiamata Montefortino, forse a ricordo dell’antica città edificata sul piano della Civita; o forse a ricordo della città costruita sul Monte Patarquara, che aveva una Rocca, in molti parlano di un fortino, di un avamposto romano, realizzato sul cucuzzolo più alto del monte.

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Era quella l’antica Comunità odiata dai paesi più vicini, ma in realtà eroica per gli atti compiuti e per le vessazioni cui è andata incontro nel corso dei secoli, che è stata cancellata dagli Amministratori, per spedirla nell’oblio, sperando che più alcuno la ricordasse. Era evidente l’imbarazzo di quegli Amministratori nel vedere additata la loro città come covo di delinquenti, anche se gran parte di questo demerito, era stato indotto dalle decisioni dello stato Pontificio, che si ricordava di Montefortino solo per spedire i suoi abitanti in guerra, o per far pagare agli abitanti le numerose gabelle.

Tutto cominciò con Un editto di Papa Paolo IV, nel 1557, che ha segnato per sempre la storia di Montefortino. Un editto talmente spietato e crudele che appare strano fosse stato scritto da un pontefice in persona.

Gli abitanti di Montefortino sono ritenuti, a torto, traditori e delinquenti, da papa Paolo IV; rei, secondo la Chiesa, di essersi schierati con gli imperiali spagnoli durante la Guerra di Campagna.

Il paese fu distrutto, incendiato, raso al suolo, e sottoposto all’odioso esercizio dell’aratura e semina del sale, come a dire “qui non deve crescere più nulla”.

Pensate un editto del genere che reazione poteva sviluppare nei gretti menti dell’epoca? Pensate le comunità limitrofe come potevano osservare Montefortino e i suoi abitanti?

Per quasi tre secoli il paese è rimasto isolato dal resto della Provincia: per gli altri “a Montefortino ogni abitante era un assassino”. E’ chiaro che questo stato di cose non fece che amplificare ogni fatto o misfatto che accadeva in paese.

Per questo, per cancellare questa fama, gli amministratori decisero di cambiare il nome alla città.

ROSARIO

Scelsero Artena, precisamente Artena dei Volsci. Il nome era il frutto di ricerche completamente sbagliate o, almeno, studi non del tutto veritieri. Gli archeologi, che a quel tempo stavano scavando a Piano della Civita, erano convinti, a torto, che la città antica posta sul pianoro più alto del territorio, fosse l’antica Artena descritta da Tito Livio nella sua monumentale Storia di Roma. Nel corso degli anni si è ben compreso che quell’Artena non era altro che un’ipotesi e neppure troppo concreta, che faceva il paio con tante altre ipotesi che asserivano che sul Piano della Civita ci fosse stata la città di Ecetra, o quella di Corbione, o quella di Hortona o Carventum, o quella di Fortinuum. Tant’è, a quegli amministratori non parve vero, però, poter cambiare nome alla città scegliendo Artena, dignitosa e grandioso centro dei Volsci, che fu strenua nemica di Roma. Pensavano che la storia nobile di Artena avrebbe cancellato il passato di Montefortino fatto di distruzioni, inimicizie, delinquenza.

Una curiosità che si legge nei libri del Consiglio Comunale è che il nome scelto fu – precisamente – Artena dei Volsci, per avvalorare ancor di più la tesi della maestosa città volsca. Poi si pensò bene di togliere il “dei Volsci” e rimase il nome che ancora oggi ci portiamo appresso e che, seppur nato da un errore, ci rende orgogliosi. Auguri Artena.

 

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