Bombardamento a Santa Maria: oggi sono passati 75 anni!

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Il 31 Gennaio di settantacinque anni fa, la comunità artenese fu scossa dalla più grande tragedia del novecento. Quel pomeriggio è ancora vivo nel ricordo di chi c’era, ma lo è anche per chi ha vissuto quel momento solo grazie ai racconti e alle memorie di familiari più anziani.

Questa è una Città che spesso ha avuto degli strappi cruenti nel corso normale del tempo, e la storia bimillenaria di Artena ne è testimone. E’ come se la linea temporale di tanto in tanto venisse interrotta, per poi riprendersi, ma con una nuova consapevolezza e quindi una nuova storia.

Il bombardamento di Santa Maria di cui ricorrono – come detto – i settantacinque anni, è uno di questi strappi lancinanti. Alle due e mezza di quel pomeriggio di Lunedì, i dintorni della Chiesa di S. Maria erano colmi di persone. Il tempo era clemente: c’era sole e un caldo particolare per il periodo. Questo sorprendente tepore aveva invitato molti residenti del Centro Storico di Artena, buio e freddo, a recarsi sul pianoro di Santa Maria. Vi erano anche alcuni frati e fraticelli che erano stati cacciati dal Convento, dove aveva trovato spazio un ospedale tedesco. Il conflitto era entrato nel vivo; noi eravamo da quattro mesi in guerra con noi stessi, una guerra civile alimentata dalla presenza dei tedeschi, che ci consideravano veri e propri traditori. Dall’altra parte non eravamo meglio considerati, nonostante l’armistizio, infatti, per gli alleati eravamo stati amici di Hitler, e solo questo basterebbe a mortificare un’intera nazione.

D’un tratto le sirene della fabbrica di Colleferro cominciarono a gracchiare in maniera continuativa. Il suono arrivò, nemmeno troppo flebile, fino a Santa Maria. Non si trattava né della fine del turno di lavoro né dell’inizio; quel suono era l’avvertimento dell’arrivo di un carico di bombe.

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All’orizzonte cominciarono a vedersi dodici Liberator canadesi, che per la loro grandezza erano definiti Fortezze Volanti. Appena sopra Colleferro sei di questi enormi aerei virarono alla loro sinistra e si diressero presumibilmente verso la costa tirrenica; gli altri puntarono diritti su Artena.

A Santa Maria tutti scapparono, cercando riparo nei rifugi. Molte di quelle persone tornarono a casa dalle loro famiglie, altri si buttarono di corsa verso i campi e i boschi. I fraticvelli che stavano giocando a “ruba bandiera”, trovarono riparo all’interno della Chiesa: “chi avrebbe avuto l’ardire di bombardare un edificio sacro?” Cominciarono a pregare. Appena finita la prima Ave Maria, una bomba cadde proprio di fronte l’ingresso della Chiesa. Non finirono di recitare la seconda Ave Maria che la seconda bomba esplose sul tetto dell’edificio, sconquassandolo. Le pareti si accartocciarono tra di loro e dopo pochi secondi la morte era entrata con prepotenza nella Chiesa. Poi il silenzio, rotto, dopo qualche secondo, dalle urla di dolore di chi era ancora vivo. Dentro la Chiesa morirono dodici tra frati e fraticelli: tutte anime innocenti.

Foto a pagina intera

Ai primi soccorritori lo spettacolo che apparve fu terribile. La Chiesa non c’era più, era rimasto in piedi solo un pezzo di muro, quello che conteneva l’Immagine della Madonna delle Grazie di Artena che era praticamente intatta. Qualcuno gridò al miracolo nonostante i morti, ma certamente sarebbe stato meglio sacrificare una statua di legno, pur adorata come quella, che contare decine di morti come in quel triste pomeriggio di Gennaio.

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