Artena. Vi racconto il Sindaco che desidererei avere tra cinque mesi

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Fra circa cinque mesi Artena sarà chiamata a esprimere il voto che consegnerà alla Città una nuova amministrazione. Comincia ad esserci fermento e iniziano i soliti, immancabili, snervanti pettegolezzi sul futuro di Artena, ammesso che questa Città potrà averlo un futuro! C’è il serio rischio, infatti, che tutto il comprensorio della Valle del Sacco possa essere fagocitato dalla Città eterna, che con la sua vasta area metropolitana si è spinta ormai fino a Colleferro. Non fraintendete quello che dico: geograficamente Artena resterà una città ben autonoma e indipendente; parlo di influssi e influenze, parlo di una nuova comunità che se da un lato rafforza ciò che è sempre stato assente in Città, e cioè un ricambio che oserei dire genetico; dall’altro fa perdere la nostra identità, la nostra tradizione, la nostra cultura. E’ difficile immaginare un futuro, infatti, senza prescindere da un’integrazione, sospirata per lungo tempo, e ormai cominciata. E’ la storia che ci dice che i flussi migratori, anche quelli interni, da Italia a Italia, da Regione a Regione, da Città a Città, sono benedetti, perché permettono commistione fra genti che è il vero e unico tesoro che arricchisce.

Ecco, il prossimo Sindaco dovrà porre sul piatto della bilancia anche questo aspetto e favorire – secondo noi – ogni possibile mescolanza, e allo stesso tempo permettere alla nostra storia, alla nostra cultura, ai nostri usi di rimanere integri, pur accogliendo opportunamente gli influssi esterni.

Personalmente non aspiro a un Sindaco che sappia riparare le buche sulle strade o costruire fogne o condutture, perché credo che questo debba essere il lavoro abituale di una Amministrazione Pubblica, una specie di routine, un normale compito d’Istituto, e quando questo non avviene vuol dire che non si riesce a compiere nemmeno la normale amministrazione, perché tale è!

No! Aspiro a un Sindaco che sappia parlare alla gente, che sappia aprire ogni porta, scardinare quella nostra diffidenza innata verso tutto e tutti. Desidero un Sindaco che veda un futuro per la nostra Città, che abbia, per Artena, un progetto di crescita e di progresso basati su argomenti supportati dalle potenzialità del Paese. Per essere chiari: le fonti della nostra eventuale salvezza passano dal turismo, dalla cultura, dalla tradizione, dal territorio e dalla fisicità del paesaggio, e dalla sua integrità. Tutto il resto sono solo chiacchiere poste sul piatto della bilancia per fare volume, tanta quantità ma insufficiente qualità.

In molti mi confessano che non c’è una persona valida da proporre, ponendo in risalto, con questa dichiarazione, l’eventuale pochezza della nostra Città. Invece in questo nostro Paese sono del tutto convinto che non solo esistono persone lungimiranti, che non per forza devono fare il Sindaco o gli Amministratori, ma che ne esistono anche troppi, però molti di loro hanno un difetto – o vizio fate voi – quello di affidarsi alla quantità (rieccola) e meno – molto meno – alla qualità. Più palesemente: si cercano portatori di voti e non portatori di idee. Ecco cosa deve fare principalmente il neo Sindaco, cambiare questa scuola di pensiero, affidandosi ai portatori di voti solo quando questi portano anche idee che fanno bene alla comunità, e anche in questo caso esempi ci sono.

La speranza, amici miei che leggete, è che il prossimo Sindaco di Artena sia vicino, inoltre, ai reali drammi delle persone, e che pensi mai o quasi alla ragion di partito o di schieramento o di lista o di gruppo (chiamatelo come vi pare), ma ai bisogni dei Cittadini. Non è un discorso populista il mio, ci mancherebbe: il Popolo ha quasi mai ragione perché pensa con la pancia e mai con la testa, ma ha ragione (questa volta si) quella parte di Popolo che crede che gran parte degli amministratori italiani sia prima di tutto composta da pensattori perché usano le loro idee per recitare una parte che alla fine è sempre uguale a se stessa. Da Berlingueriano e Veltroniano convinto, ma ancor prima da Demartiniano e Pertiniano, e oggi Boniniano integro e scevro da ogni condizionamento contemporaneo, credo fermamente che la salvezza delle Città, e non solo di Artena, stia nell’ascoltare il cittadino e nella capacità di farlo. Il contrario è un peccato mortale, un debito che si rimette alla successiva tornata elettorale. Ma il cittadino deve essere parte diligente, farsi carico, cioè, non dei profumi e delle emozioni stagionali, e comprendere che il suo voto deve basarsi sulla proposta e non sulla promessa.

Attualmente in politica tutto è fondato sulle promesse, in moltissimi casi non mantenute. Fateci caso: promesse sulle accise della benzina, promesse sulla TAP, promesse sulla TAV, promesse sul ponte di Genova, e quante altre ve ne potrei elencare? Ma le proposte latitano.

Artena Arco Borghese

Essendo un vedovo della sinistra italiana, quella che legge il Manifesto per intenderci o Left o Liberazione, ho certamente ben chiaro di chi sono le massime responsabilità della situazione in cui versa l’Italia. La cosa grave – come dice Rossana Rossanda – è che nessuno si sente di dire come ci siamo arrivati a questo punto, come siamo scivolati così in basso, come è possibile che risentiamo echi che non erano pensabili dopo la fine della guerra. La sinistra, che reputo senza ombra di smentita, la peggior sinistra dal dopoguerra, non si interroga perché ha perso milioni di voti, anzi, mentre una volta era il vessillo della povera gente, oggi è la testimone inerte (non compiacente ma quasi) di un passaggio storico che ci sta portando indietro di ottant’anni.

E’ un discorso che c’entra poco con il futuro Sindaco di Artena, eppure credo che dal basso si possa cominciare a cambiare una situazione davvero poco raccomandabile: dal basso si può tornare a valori che pongano in primo piano la Persona che la facciano diventare interprete principale della vita paesana. Desidero un Sindaco che ponga le basi affinchè il “suo” cittadino sia protetto e tutelato in tutti gli ambiti della vita quotidiana e che non debba essere l’oggetto di pratiche vessatorie. Vi faccio un esempio. Leggo spesso che il tal Comune deve rientrare di tanti milioni di euro, e lo deve fare grazie alle cartelle esattoriali notificate ai cittadini. Ho già scritto di questo denaro che reputo “sterco del diavolo”, perché ricavato sulle disgrazie delle Persone. Sono certo, infatti, che appena il dieci per cento di quelle cartelle esattoriali sono intestate a contribuenti morosi; mentre la restante massima parte investe Famiglie che non ce la fanno, Esseri Umani che non hanno pagato perché non hanno i soldi per farlo, e che ora, messa alle strette, lo deve fare per forza, magari rinunciando a beni primari. Ma la legge non ammette deroghe, anche la legge più iniqua (perché ce ne sono di leggi scellerate), e a poco valgono le rottamazioni originali o quelle successive: chi non ha i soldi non può pagare amici cari, e se non lo ha fatto all’origine del balzello, come pensate possa farlo ora?

E’ questa politica del “sono cazzi loro” che ha avvelenato il panorama italiano, la politica fatta sulle spalle deboli di gente debole e derelitta che ha permesso questo strappo così allargato e lancinante fra italiani e Istituzioni, fra italiani e sistema, una politica fatta sulla pelle dei più bisognosi non è politica, è, come quel denaro, “stercus diaboli”.

Un pensiero riguardo “Artena. Vi racconto il Sindaco che desidererei avere tra cinque mesi

  1. Caro Vittorio, trovo che ilntuo articolo e anche un po sfogo, sia ben fondato.
    In un libro di qualche anno fa, definii i portatori di voti ‘ feudatari del voto ‘, molti di loro non so se hanno letto il libro, ma comunque sanno di essere stati definiti in tal modo.
    Ebbene, nessuno ha trovato le parole per rispondere pubblicamente a quell’analisi socio-politica dei vizi cittadini.
    Anche io penso che ci voglia un modo diverso di porsi di fronte ai problemi:
    Non clientelismo ma partecipazione, Non esclusione ma inclusione, Non stanze del Comune chiuse ma aperte alle idee dei giovani per primi, mettere in moto tutte le energie disponibli per riattivare la socialità cittadina e poi avere una Visione da realizzare.
    Nel centro cittadino ci vuole una ridefinizione urbana. Penso ad alcuni presidi culturali e civili.
    Un edificio Teatrale adeguato alla nostra cittadina, anche piccolo ma con una facciata importante che dia il senso di essere aperti all’Italia e al Mondo.
    Una libreria, con tutti i servizi che oggi vanno con tale contesto, dal caffe’ al circolo letterario.
    Un gemellaggio con le citta’ delle Nazioni di provenienza delle comunita’ che risiedono ad Artena, a partire da quella romena.
    Sono sicuro che come diceva Archimede per sollevare grandi masse serve una Leva, bisogna capire quale puo’ essere la Leva. Io la conosco e se la rivelo ai candidati in pectore non gli sembra una Leva, non capiscono cio’ ‘che muove il sole e le altre stelle’ . Eppure e’ semplice…..ma ho provato rivelarlo a qualcuno, ma non ha capito
    ……
    Buon Natale

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