Il Francescanesimo ad Artena. Cinque secoli bruscamente interrotti

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Un’antica tradizione locale, fa risalire l’avvento dei francescani a Montefortino (Artena) già dai primi anni dell’ordine. Addirittura, padre Bonaventura Theoli, nella sua ricerca del 1648 su “La provincia romana dei frati minori conventuali“, opera molto ricercata e rarissima, che è stata aggiornata nel 1967 dal padre Antonio Coccia; ricorda che secondo i montefortinesi, la prima comunità dell’ordine vi fosse stata stabilita da San Francesco, attraverso il convento di Sant’Arcangelo.

Una tesi che, seppur affascinante e prestigiosa, non trova alcun fondamento, soprattutto perché nella divisioni dei conventi della provincia romana registrata tra il 1385 e il 1390 dal Pisano, non vi è indicato alcun convento di Montefortino, questo a testimonianza che il convento di Sant’Arcangelo fu certamente realizzato ben dopo la morte del Santo di Assisi.

Il convento si trovava in una zona oggi conosciuta come Costa Sepeta, ad un paio di chilometri dal paese, i locali erano veramente molto piccoli e molto poveri, così come la Chiesa. Era privo di chiostro e con poche comodità, ma con una buona aria, vicino al bosco, circondato da alberi di noce.

Il Theoli avanza l’ipotesi che all’interno del convento fossero stati sepolti i corpi di due beati francescani; tesi avallata anche dall’arciprete di Montefortino Pompeo Cassetta, che confermò di aver parlato dei corpi dei due beati all’inizio del XVII secolo, con l’allora padre guardiano.

La comunità che vi operava era veramente molto ridotta: nel 1581 vi erano appena due religiosi, e nella visita apostolica dell’allora Vescovo di Segni, si mette i risalto che la Chiesa aveva soltanto “unum altare” molto povero; e est posita in quondam monte alpestri et solidario, in aedesse solent Fratres Conventuales, scilicet unus sacerdos e unus fratinum.

Non migliorò la situazione qualche tempo dopo, tanto che nel 1642 i frati erano aumentati di una unità, erano diventati tre.

Il convento fu soppresso nel 1653, il 18 aprile, quando il Papa approvò la proposta del Vescovo di Segni di passare i beni del convento alla confraternita del Rosario di detta terra.

Oggi il convento è completamente diroccato: restano poche rovine appena appena visibili: ma il francescanesimo ad Artena è ancor vivo, grazie al convento di Santa Maria di Gesù, edificato per volere del Cardinale Scipione Borghese nel 1629, qualche anno prima della soppressione di Sant’Arcangelo. Il “Cardinal nepote“, (Papa Paolo V era suo zio) uomo e mecenate, da tutti riconosciuto come “la delizia di Roma”, aveva ben presto immaginato la fine che avrebbe fatto la piccola comunità dei francescani presenti a Sant’Arcangelo. Montefortino, nel frattempo, proprio ad opera di Scipione Borghese, aveva subìto delle trasformazioni radicali e vi erano stati edificati palazzi e fabbriche di assoluto valore.

Conoscendo, inoltre, la fede e il trasporto delle genti del luogo per i frati minori, l’alto prelato decise di far realizzare un Convento e una Chiesa del tutto nuovi, appena al di fuori del centro abitato, alle pendici del monte detto La Foresta.

La prima pietra dell’opera venne posta il 21 ottobre 1629 e benedetta da Monsignor Giovanni Battista Altieri, divenuto successivamente Papa Clemente X.

Convento e Chiesa furono realizzati su disegno di un noto architetto del tempo, Giambattista Soria, che si prodigò affinchè i lavori terminassero rapidamente.

Nel 1633 la Chiesa fu consacrata e dedicata a Santa Maria di Gesù per espresso volere di Scipione Borghese.

Da allora i padri francescani hanno operato costantemente nel territorio, formando con la gente del luogo un connubio indissolubile, che resta forte ancora oggi.

Questa era la storia del francescanesimo a Montefortino/Artena dagli albori a un paio di anni fa. Poi la scelta, che secondo noi resta incomprensibile, di cancellare la storia. Ho scritto, quindi, una lettera a padre Luigi Recchia ministro provinciale dei frati minori. Eccola:

“Ecc.mo Ministro della Provincia
Le scrivo, facendomi partecipe della volontà della stragrande maggioranza del popolo artenese, per le continue notizie (ora sembrano siano proprio realtà) che riguardano la chiusura del Convento francescano Santa Maria di Gesù. Non sono un amministratore pubblico, ne rivesto cariche istituzionali. Sono un semplice cittadino che ama scrivere, soprattutto la storia e le vicende della città di Artena.
Pur venendo da una famiglia che annovera ben quattro sacerdoti (un Santo, un Monsignore, Uno deceduto sotto le macerie di Santa Maria e Un Padre Provinciale dell’Ordine dei Conventuali), io non so come funziona la gerarchia nella Chiesa, nel senso che non so se Lei ha voce in capitolo su questa situazione che si sta creando ad Artena. Non so, quindi, se è giusto rivolgermi a Lei. E’ certo che Lei è la massima espressione dell’Ordine dei Frati Minori e dovrà pur avere una idea su questo progetto di eventuale chiusura.

Nessuno ha spiegato con dovizia di particolari perché il convento debba essere chiuso. Posso immaginare che la ragione sia spiegata dal fatto che non ci sono molti Frati Francescani, però non capisco qual è la discriminante perché sia stato scelto il Convento di Artena per la chiusura e non quello di un’altra Città. E non mi si venga a dire che ci sono in programma altre chiusure di Conventi in altri luoghi, come a dire mal comune mezzo gaudio, perché una chiusura significa sconfitta e nello specifico la sconfitta è ancora più grande se rapportata alle parole di Papa Francesco che dice che non bisogna alzare muri, chiudere insomma, ma è necessario realizzare ponti, quindi abbracciare.

Ecco il non-sense di questa scelta, se sarà operata: si chiude un luogo che permetteva l’abbraccio che è l’azione più efficace e più bella per ogni frate dell’ordine dei Minori. A questo proposito voglio ricordarle una sua intervista di qualche anno fa fatta da Lei proprio all’interno dello splendido Chiostro del Convento di Artena in cui elogiava le bellezze del Convento stesso, elogiava la bellissima biblioteca che vi era all’interno, ed elogiava il senso dell’accoglienza che “è uno stile proprio del francescanesimo” e raccontava di come il Convento di Artena fosse un fulcro fondamentale nell’accoglienza improntata alla gioia e alla letizia. Aveva colto nel segno gent.mo Ministro, Lei aveva ben compreso l’importanza del Convento di Artena, per questo speriamo, noi artenesi, che non sia Lei, in qualità di Ministro Provinciale, colui che, invece, abbia espresso il desiderio di chiudere il Convento.

Ci è stato detto che sta operando una Commissione in tal senso, e che questa commissione lo sta facendo in base al prestigio del Convento stesso. Non ci credo! Perché se così fosse vengono ancora disattese le parole del Santo Padre, che parlando agli operai dell’Ilva di Genova ha espressamente indicato nella meritocrazia, e quindi nel prestigio, una legittimazione della diseguaglianza, e in questa ottica il povero, quindi quello meno prestigioso, è considerato un demeritevole. Ma se questo demerito gli viene riconosciuto dalla Chiesa stessa, o da una Commissione che opera per nome e per conto della Chiesa, il peccato è mortale e griderebbe vendetta; ma si sa il Signore ci esorta a porgere l’altra guancia.
Però noi siamo artenesi, e mai abbiamo accettato supinamente i voleri di qualcuno. La storia di Artena è abbastanza chiara su questo, pensi Ministro alla distruzione della città, alla sua aratura e alla semina del sale, ordinata da un Papa – Paolo IV – che di carità Cristiana ne aveva come quella di un Coccodrillo che si mangia i figli. Ma oltre a questo, Frate Luigi, pensi anche a quello che Artena ha dato alla Chiesa nel corso dell’ultimo millennio. Se proprio vogliamo parlare di prestigio, non vi è altra Sede di un Convento più prestigiosa di Artena, escluse evidentemente tutte quelle sedi annoverate nel cammino di San Francesco.

Sa perché la nostra sede è prestigiosa? Proprio perché si trova ad Artena, perché Artena è la patria, nella Regione Lazio, dei missionari. Sa quanti sacerdoti di ogni ordine si sono fatti Missionari e sono andati in giro per il Mondo a donare il Vangelo, un numero sterminato che quelli di questa commissione nemmeno conoscono. Che ne sanno di padre Giuseppe Vitelli, morto in Swaziland, tra i suoi “moretti”, o ancora di Padre Davide Coltrè missionario in Papuasia che oltra a Prete è stato per quelle genti anche un medico valente, e di Padre Ilario Costantini missionario in Albania e di Monsignor Amleto De Angelis prima missionario in Brasile e poi Vescovo della Diocesi di Viana, di Padre Girolamo Fanfoni che invece fu inviato in Transilvania, di Padre Agostino Felici che si trasferì in Terra Santa, e di Padre Ginepro Cocchi lo sanno? Del suo sacrificio? del suo martirio?
Per non dire di altri esimi Padri della Chiesa: Don Guido Bresciani, padre Girolamo da Montefortino, padre Silvio Caratelli, Don Pietrantonio Cioci, Padre Angelo Coculo, don Amedeo Vitelli, Padre Corrado Vitelli morto sotto un bombardamento per salvare alcuni bambini, ecc
Questi uomini, e altri centinaia, venivano da Artena, più prestigio di questo non ve n’è!

Per non dire del piccolo conventino di San Michele Arcangelo, realizzato, pensi Ministro, nel XIII secolo. Quanto deve essere antica la fede per il francescanesimo per potersi definire città prestigiosa? Bene, il convento di San Michele Arcangelo viene così descritto dal Theuli, Padre Maestro teologo della città di Velletri, nel 1648: “Il Convento di Montefortino (Artena) è sotto il titolo di S. Arcangelo, lontano dalla terra due miglia circa, posto sopra un elevato colle, chiamato di S. Arcangelo. Stimano quelle devoti genti che l’abbia pigliato il Serafico Padre S. Francesco….”. Il Theuli insomma dice che il Convento di San Michele Arcangelo di Artena è stato edificato per volere di San Francesco, e che all’interno del piccolo conventino erano stati sepolti due Beati fra i frati francescani. E quando il Conventino fu abbandonato nel 1653, ad Artena (allora Montefortino) vi ara già la Chiesa e il Convento di Santa Maria di Gesù, che ha voluto realizzare il Cardinale Scipione Borghese, uomo di profonda cultura definito la delizia di Roma, e certamente uno dei massimi mecenati e padri della cultura italiana di tutti i tempi.
Quanto prestigio c’è in tutto questo?

Ministro, è chiaro che ognuno stabilisce il grado di prestigio in base alle sue conoscenze, noi artenesi speriamo che Lei possa rendere partecipi i componenti di questa commissione del prestigio della sede di Artena e di quanto questa città ha donato alla Chiesa. Le invio questa lettera sperando che nella sua saggezza e nella sua equanimità, nella gioia e nella letizia che esprime nel modo di parlare (l’ho ascoltata nell’intervista), possa essere il volano affinchè una decisione che pare sia stata già presa possa venire cambiata, e che i frati francescani abbraccino e accolgano ancora gli artenesi e i forestieri come stanno facendo da ben VII secoli.

Sono certo che Lei saprà schiudere i cuori di coloro che vogliono l’abbandono del Convento.
La ringrazio per l’attenzione e per il tempo che mi ha dedicato, e la saluto distintamente.

Artena 14 Giugno 2017

 A questa lettera l’esimio padre Recchia non ha mai risposto, forse non l’ha letta o forse lo ha fatto e ne è stato totalmente indifferente, o ancora, le mie motivazioni non sono state considerate come valide. Il Convento è stato chiuso, e ora è rimasta la parrocchia affidata a Don Franco Diamante, che, nella fattispecie, è un dono.

 

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