Per certa Italia la solidarietà è da coglioni, oltre ad essere un atto criminale

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C’è qualcosa di drammatico in questi giorni di Autunno, che è la naturale continuazione di una Estate terribile e angosciante. Per la prima volta dal dopoguerra – oltre settanta anni fa – la pratica umanitaria, la solidarietà, le vite salvate, sono diventate per l’Italia e per la vecchia Europa un peso, e rappresentano un argomento che crea ostilità e sgomento. Essere solidali, esprimere fino in fondo la carità cristiana e la giustizia sociale, essere buoni con il prossimo, qualsiasi esso sia, ormai è diventato, per gli italiani, un argomento tabù. La povera gente non è più tollerata e non sono più tollerati quelli che cercano di aiutarla. Attenzione, questo discorso non è solamente riferito al sindaco di Riace o alle ONG che per lungo tempo hanno avuto come priorità la salvezza degli esseri umani, è riferito anche alla vita di tutti i giorni: chi aiuta il prossimo oggi è guardato e visto come un marziano, con diffidenza e antipatia. Spesso ciò che scrivo lo metto in pratica e quindi vi sto parlando a ragion veduta, forte di testimonianze diretta.

A chi cerca di sottrarre i profughi dal mare da una morte quasi certa, ma anche a chi ogni giorno compie un gesto di solidarietà, andrebbe il titolo di “giusto”. I titoli, invece, sono altri: coglione, ad esempio, ma anche criminale perché si sta salvando quello che molti reputano un intruso, un parassita, un uomo che meriterebbe di essere buttato in mare, perché se arriva a terra sarà sicuramente uno stupratore, un violentatore un ladro e un assassino. Sono le idee più buie e oscurantiste degli ultimi anni, sono le idee che hanno creato, e continuano a farlo, i peggiori totalitarismi dell’umanità, sono le idee che, purtroppo, alimentano un modo di pensare bieco, prepotente, arrogante. E sono idee che vengono quotidianamente validate da chi governa questo Paese in netta opposizione all’articolo 3 della Nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ma la dimostrazione pacifica di Riace offre un antidoto alla paura che ci viene inculcata da qualche mese a questa parte. A Riace è andato in crisi tutto il racconto basato sulla spavento e sul rancore. A Riace si è dimostrato che i poveri del mondo non sono una minaccia per i nostri poveri ma una grande forza per le nostre terre e per il nostro futuro.

Vittorio Aimati

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