Il palcoscenico del teatro Artena: Piazza della Vittoria. Storia e nomi di un luogo che i cittadini considerano intoccabile

Il prossimo 4 Novembre saranno Cento anni dalla vittoria della prima guerra mondiale. Per lo Stato italiano è anche la giornata scelta per festeggiare le forze armate di stanza nel territorio nazionale. Anche Artena sarà parte delle commemorazioni allestite per l’occasione, con una manifestazione in piazza della Vittoria, di fronte al Monumento ai Caduti, nella piazza, cioè, che ricorda, con il nome, quella giornata. Se vogliamo entrare in merito alla questione guerra, credo che festeggiare una vittoria bellica sia un assoluto controsenso: non può esserci vittoria quando c’è guerra, diciamo che i milioni di morti uccisi dalla guerra, da una parte e dall’altra, meriterebbero solo silenzio e mutismo, lacrime piuttosto, tante lacrime. La vittoria lasciamola al calcio che – tra l’altro – nonostante la sua superficialità annovera più inneggiatori per una vittoria, che non quelli che si contano tra chi inneggia alla vittoria in guerra. Testimone di questa affermazione è la presenza, anche nel nostro paese, di uomini e donne alle manifestazioni del 4 Novembre, e quelli presenti alle vittorie dell’Italia del calcio (sporadiche in questo periodo). Detto questo è giusto, però, commemorare i morti delle guerre, quelli artenesi, quelli italiani ma anche quelli nemici. I morti sono uguali (anche i vivi a dire il vero) e la morte è – come dice il principe De Curtis – il mezzo che livella tutto. Non c’è paragone di fronte alla morte, quindi anche io, che parteciperò alla commemorazione del 4 Novembre, sarò lì a ricordare i caduti artenesi, quelli italiani e tutti gli altri, e così dovrebbe essere per ogni uomo di buona volontà, senza alcuna differenza, anche se questo è il periodo delle disuguaglianze, e dove Uno non è uguale a Uno, a volte è superiore e a volte inferiore.

Ma non è questo l’oggetto principale del mio articolo. Galeotta è la giornata del 4 Novembre per potervi raccontare di Piazza della Vittoria e dei nomi che ha assunto nel corso dei secoli.

La piazza della Vittoria è stata costruita per volere del Cardinale Scipione Borghese dopo il 1615.

ARTENA-Piazza-della-Vittoria

Come ho avuto modo di testimoniarvi in altre occasioni, fino a quella data la Città non aveva piazza. Dopo la porta d’ingresso al centro abitato, modesta e fatiscente, vi era un piccolo slargo posto in salita di forma quadrata, dove su un lato insisteva la facciata principale del palazzo baronale e sul lato opposto una scuderia per appena dodici cavalli. Quella non era l’unica piazza presente in Paese, ma ve n’era una più in alto, di fronte alla Chiesa di Santo Stefano, anch’essa una piazza piccola, che oltre alla Chiesa era il proscenio dove gettava il suo sguardo l’antico Municipio.

Fu la visita di Papa Paolo V a cambiare il volto della Città. Arrivò in visita al nipote Scipione ad Ottobre del 1615, e appena giunto di fronte alla porta d’ingresso del Paese, la sua carrozza non riuscì ad entrare e nemmeno a fare manovra per tornarsene a valle. Il pontefice rimproverò a tal punto il nipote che, mortificato, decise di cambiare il volto di Montefortino.

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Fece venire in città il più grande architetto del tempo, John Van Santen – il Vasanzio – a cui diede l’incarico di dotare Montefortino di un nuovo strumento urbanistico. Nella sua sfrenata ambizione, il Cardinale aveva deciso che Montefortino doveva diventare una sorta di Città/Stato, e quindi doveva essere dotata di un apprezzabile arredo urbano. Il Cardinale, rimproverato dal Papa, per l’enorme difficoltà d’ingresso in Città, aveva pensato che il nuovo accesso doveva essere monumentale e “portare” il visitatore su una piazza maestosa, che doveva essere il teatro della vita della Città. E il Vasanzio la penso proprio come un palcoscenico, e attraverso terra di riporto realizzò la più bella e nobile struttura che fosse presente all’epoca esclusa Roma evidentemente. Pensateci un momento e cercate di ricordarvi quale piazza sia più grande di quella di Artena tra le città di quel periodo: non ve n’è a Segni, nè a Valmontone, nè a Labico, nè a Zagarolo e nemmeno a Palestrina, e neppure a Velletri, che era (è) diocesi suburbicaria vi sono piazza costruite al tempo o prima che hanno la nobiltà di quella di Artena.

Sui lati corti della piazza il Vasanzio pose la facciata principale del rinnovato palazzo baronale e in opposizione costruì il palazzetto del Governatore, del tutto simile all’edificio di fronte. Su uno dei lati lunghi “poggiò” il Centro abitato di Artena, come uno scenario sta in fondo al palco, e di fronte lasciò la piazza rivolta verso la vallata a “guardare” giù, fino alle pendici dei Monti Prenestini e tutto il contrafforte prenestino da Zagarolo a Paliano.

A quel luogo venne posto il nome di Piazza Paolo V, in onore del pontefice, artefice, in un certo senso, della sua costruzione.

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La nuova piazza divenne ben presto il fulcro della Città, perché i cittadini trovavano gli uffici comunali, nel palazzetto del Governatore, ma anche la vicinanza del Padrone, il Cardinale Scipione Borghese che dal 1615 si era trasferito a Montefortino. Vi rimase fino al 1626, quando una discussione con alcune donne del luogo divenne polemica perdurante, al punto che il Cardinale decise di abbandonare Montefortino, che riteneva ingrato dopo tutto quello che lui aveva fatto per la comunità.

Rimase deserto anche il Palazzo Baronale, che per qualche secolo divenne granaio. Nel 1880, più o meno, la famiglia Borghese tornò a vivere a Montefortino. Signore e padrone era il principe Don Marcantonio Borghese, a cui nel 1800 succedette il figlio Camillo, una figura di primissimo piano nella società del tempo, divenne marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Aveva una vita talmente intensa che non poteva occuparsi del feudo a tempo pieno, ed infatti, aveva riempito il Palazzo con tanti cimeli, ma non vi abitava. A dire il vero, pero, si mostrò molto vicino alle vicende di Montefortino, favorendo le sviluppo e le arti. Nel 1802, ad esempio restauro l’interno e l’esterno didi Santa Croce, che era la principale Chiesa della Città. Fu lui che cambiò il nome alla piazza che diventò Piazza Borghese, in onore della sua famiglia.

Questa intitolazione della piazza rimase in vigore fino all’Ottobre del 1870, quando tutto lo Stato pontificio, quindi anche Artena, venne chiamato al voto per l’annessione al giovane regno d’Italia. In quel momento storico la piazza cambiò nome e divenne piazza del Plebiscito, a ricordo di uno dei momenti fondamentali dell’intera provincia romana.

Piazza Plebiscito salutò il XIX secolo e fu così chiamata ancora per qualche anno. Nel 1912, con sindaco Virginio Prosperi, si cambiò di nuovo nome. In realtà si ritornò all’origine intitolando la piazza a Borghese, inteso come Scipione e non come famiglia.

Nel 1920, a due anni dalla fine della guerra, l’Amministrazione Pubblica, guidata ancora da Prosperi, decise di dedicare il luogo più importante della Città, alla Vittoria della prima guerra mondiale, e così come successe in parecchie città italiane spinte e sollecitate dal Ministero degli Interni, la piazza di Artena diventò definitivamente Piazza della Vittoria.

Un pensiero riguardo “Il palcoscenico del teatro Artena: Piazza della Vittoria. Storia e nomi di un luogo che i cittadini considerano intoccabile

  1. VALERIA LEOPARDI 31 dicembre 2019 — 16:42

    Grazie per l’articolo di storia, viviamo ad Artena ma non abbiamo mai trovato riferimenti storici così precisi.

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