Non cercate altro: è il turismo il futuro della Città. Incentiviamolo!

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La signora Monique mi ha ricevuto nel suo splendido rifugio di via della Fortezza. Una volta in quell’angolo del Centro Storico vi era il Castello dei feudatari (i Massimi, i Conti, i Colonna) che dall’alto dominavano l’intera vallata sottostante. Nel 1557 un papa ingiusto e feroce, privo della carità cristiana che deve contraddistinguere un pontefice, decise che Artena, allora Montefortino, doveva essere completamente distrutta, incendiata, arata e cosparsa di sale.

La prima fabbrica a subire quella distruzione fu proprio quel Castello, che oggi possiamo solamente immaginare attraverso la presenza di alcuni muri di sostegno rimasti in piedi quasi per miracolo.

Su quella strada, allora distrutta me ben presto ricostruita, una sequela di case ininterrotte ci accompagna, subito dopo una risega a losanga, fino all’abitazione della signora Monique e del suo gentile consorte. Vorrei descrivervi l’ambiente, ma forse non ci riuscirei con la dovizia di particolari e con le attenzioni che merita. Un vero bijoux, per dirla come la signora Monique. Quadri ad ogni parete, colori intonati, mobili adeguati, scale e scalette a scendere e salire, fanno della casa di Monique un vero gioiello.

Eppure è al Centro Storico di Artena, lì dove non passano le auto, lì dove le case più giovani sono state costruite, una sopra l’altra, alla fine del 1500; li dove oggi, si dice, si può trovare il borgo antico non carrozzabile più vasto d’Europa.

Questa casa così solare e serena, a Luglio è stata teatro di un avvenimento, rimasto ai più sconosciuto, ma che merita di essere raccontato, perché rappresenta la testimonianza evidente di quanto Artena sia bella, caratteristica, suggestiva, e di quanto possa essere amata dai turisti che ne apprezzano il profumo al pari dei residenti.

Approfittando del convegno annuale dell’APDC (Airlanes Personel Dirigent Convegn) che si è tenuto a Roma, ben ventisei dirigenti dei principali vettori aerei delle compagnie di bandiera più importanti del Mondo, invitati privatamente da Monique e suo marito Pierre, a loro volta dirigenti dell’Air France, hanno visitato Artena.

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Di per se la notizia non sembra eclatante, ma a guardarlo meglio, l’avvenimento appare di notevole importanza. Partiamo dal fatto che l’APDC è il consesso di tutti i capi del personale delle compagnie aeree della terra, e che i membri si riuniscono ogni anno nelle maggiori e più belle città del globo. Carcassonne (Francia), Florida, Sidney gli scorsi anni; Stoccolma e Roma quest’anno. Inoltre, è facile osservare che queste persone rappresentano il massimo delle migliori compagnie aeree del mondo, quindi, a loro volta, un veicolo di visibilità del nostro paese di assoluto rilievo. Monique e Pierre hanno fatto le cose per bene! Hanno deciso che dopo la fine del convegno di Roma, alcuni dei congressisti dell’APDC, dovevano visitare Artena: “Noi non avremmo mai potuta descriverla a parole “, ci ha detto Monique. Ad Artena sono venuti a trovarli otto statunitensi, quattro francesi, tre tedeschi, altrettanti giapponesi, due inglesi, uno svizzero e un norvegese. Inoltre, vi erano quattro italiani. Queste ventisei persone sono tutti leaders del personale delle loro compagnie aeree, la Delta Airlanes, L’United Airlanes, L’Air France, la Japan Air, la Lufthansa, la SAS, la British Airways e l’Alitalia. L’idea dei coniugi francesi, di ospitare per un soggiorno privato da un giorno questi alti dirigenti con le rispettive consorti, è stata davvero eccellente. Monique e Pierre hanno fatto da guida, aiutati da gente del luogo, per le vie del borgo antico visitato dagli ospiti a dorso di mulo.

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Il tragitto è iniziato da Piazza della Vittoria, che è la più bella piazza del Lazio e che getta il suo sguardo sull’antica via Latina, in un incantevole vista di un colore verde sterminato, punteggiato da gocce più scure, più lontane che sono le decine di paesi che guardano Artena dalle montagne di fronte. A piazza della Vittoria i ventisei ospiti erano attesi da persone del luogo vestite con gli abiti caratteristici; ma soprattutto dai muli, questi mansueti animali che hanno grande parte nella vita economica del borgo antico di Artena, visto che solo con loro è possibile l’approvvigionamento di materiali e viveri per gli sparuti negozi del paese. Per una volta quei muli hanno avuto il piacere di sopportare some ben diverse dal solito: gli eleganti glutei di gentili e belle signore, e quelli, più muscolosi dei loro mariti. Sempre un peso, certo, ma possiamo dire un peso più garbato. Visitare il Centro Storico di Artena a dorso di mulo deve essere stata una straordinaria scoperta per gli ospiti, che restavano ammirati ad ogni vicolo del paese, e ad ogni recesso, ad ogni curva, si aspettavano una sorpresa maggiore della precedente. Abituati a vivere le grandi metropoli di terre diverse dalla nostra, gli ospiti sono rimasti affascinati dalla pace e dalla serenità che si respirava in ogni angolo di Artena. Una quiete, per nulla apparente, che suggestiona l’anima, che rilassa e tocca le profondità dell’essere umano. La giornata si è poi conclusa nei tre livelli della casa, pardon, del gioiello di Monique e Pierre. Una volta quella casa era composta da più cantine, una sopra all’altra. Poi quindici anni fa arrivarono questi due francesi, parigini, abituati alla grandeur della loro terra, abituati alla straordinarietà della loro ineguagliabile capitale; ma sensibili al fascino di Artena, che non è Parigi, ma come Parigi fa innamorare chi la vede per la prima volta.

Monique e Pierre si sono innamorati subito di Artena ed hanno deciso di costruire lì, in alto, il loro nido. Oggi la loro casa è un passaggio continuo di amici che provengono da tutto il Mondo e che quando vanno via portano con loro un pezzo di Artena e la promessa di ritornare.

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Visitare il centro storico di Artena, infatti, è come immergersi in una realtà scomparsa. Le case, i vicoli, le immagini, sono come quelle del primo Rinascimento. E’ un paese antico Artena! Straordinariamente arroccato sulle prime propaggini dei Monti Lepini. Quelli che così lo concepirono erano probabilmente affascinati dalla posizione della montagna: a totale dominio della sottostante vallata latina. Costruirono, senza saperlo, un paese che per la sua fisicità è come quella poesia i cui versi si rincorrono gli uni agli altri, s’intersecano in alti equilibri linguistici e t’appaiono subito belle, concretamente belle, anche se difficili da capire, quasi ermetiche.

Artena è un paese difficile da comprendere. E’ difficile, ad esempio, capire come fecero i nostri antenati ad appollaiarsi l’un l’altro con le loro abitazioni, o come fecero a realizzare quei due esempi di straordinaria arte architettonica che sono Santa Croce e Santo Stefano, le Chiese nel cuore del Borgo Antico, il fulcro su cui è poggiata la vita dei nostri progenitori. Artena la devi accettare così com’è, senza cercare di capirla.

Chi c’è riuscito meglio di noi di una certa età, attualmente sono i giovani e i turisti di passaggio, innamorati del nostro centro storico, hanno abbandonato la valle e sono andati a vivere lassù, ipnotizzati completamente da quei vicoli, dagli anfratti più nascosti e dai profumi che emana il paese.

Il centro storico è ampio, a tal punto che i labirinti che s’intrecciano tra di loro, rappresentano – come detto – il groviglio più vasto della regione, quasi il più vasto d’Italia e di Europa. Un dedalo di vie, viuzze, vicoli, recessi, angoli e riseghe dove ci si perde, ma è bello perdersi per sognare di essere stati catapultati in un’altra epoca. T’aspetti quasi che ti vengano incontro ì vecchi artenesi con i loro cappellacci di scorza dura o le donne con il fazzoletto inamidato in testa.

Due sono le principali arterie del vecchio centro, quella intitolata al re Vittorio Emanuele, e via Crognaleto. Fino a trent’anni fa andare a’ngrognalito (da Crognaleto) significava andare nel centro del paese. Questa scalinata pare non finire mai. Dopo un’erta ripidissima si volta a sinistra fino a raggiungere uno slargo, una volta meta dei numerosi ragazzi che lo utilizzavano per giocare al pallone. Da questa parte di via Crognaleto, volgendo lo sguardo a sinistra, si ammira un panorama mozzafiato, che parte dalle desolanti fornaci, incontra il convento dei Frati ed arriva fino a Macere ed oltre. Superato il forno sulla destra, chiuso da tempo, anche se pare uscire fuori da quell’uscio bruciato l’odore del pane, si giunge davanti alla maestosità di Santa Croce che resta il cuore pulsante dell’intero centro storico. Mentre si passeggia per i vicoli e le viuzze si respira l’odore dei cibo appena cotto che esce fuori dalla porte di casa quasi tutte aperte, a testimonianza dell’ospitalità dell’abitante del centro storico che non mancherà di offrirvi un caffé e farvi riposare dopo aver tanto camminato sugli infiniti gradoni selciati.

E’ successo a Luglio con i leaders delle compagnie aeree, ma era già successo in precedenza, quando un gruppo di turisti francesi ha visitato la nostra città. E’ finalmente l’inizio di una Era nuova per Artena quella che abbiamo auspicato per decenni ma che non siamo riusciti mai a mettere in pratica: l’era del turismo.

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Artena è entrata a far parte di un ristretto gruppo di cittadine del Lazio che sono state visitate e che lo saranno ancora da turisti provenienti da ogni parte del Mondo. La prossima visita. Ad esempio, è prevista per il prossimo 22 Settembre, e ce ne sarà ancora un’altra il 27 Ottobre. Si tratta di un programma stabilito dai responsabili del sito foriporta.eu che hanno scelto Artena, Cori, Genazzano e Bassiano, come città guida per questo loro progetto che darebbe l’opportunità di portare nelle nostre latitudini tutti quei turisti che invece si fermano nella Capitale.

Il programma si presenta così: “au départ de Rome (Italie), FORIPORTA vous emmène, en petits groupes, visiter les plus beaux villages authentiques de la région Lazio. Dans un cadre privilégié, hors des sentiers battus et du tourisme standardisé, vous découvrirez, au moyen de rencontres avec les habitants facilitées par votre traducteur, l’histoire, la culture, les traditions, et la gastronomie locales”. Da Roma (Italia), FORIPORTA vi porta, in piccoli gruppi, a visitare i borghi più belli e autentici del Lazio. In un ambiente privilegiato, fuori dai percorsi turistici e turismo standardizzato, scoprirai, attraverso incontri con la gente del posto facilitati dal tuo traduttore, la storia, la cultura, le tradizioni e la gastronomia locale “.

Personalmente ho aiutato i responsabili di questo progetto e mi sono accorto, quindi, della bontà dell’iniziativa, della serietà e del desiderio di conoscenza degli animatori.

E’ un piccolo passo avanti, forse ancora molto piccolo, ma almeno è un inizio: un punto da cui partire per cambiare completamente la vita della nostra Città.

Vittorio Aimati

 

 

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