Forestieri in Città: Artena è un valore aggiunto alla Vostra vita. Sappiatene apprezzare gli odori e…le puzze

RIPROPONGO L’ARTICOLO DELLA VOLTA SCORSA CON QUALCHE DISTINGUO, SENZA ESTREMISMI E SENZA GENERALIZZARE COME HO FATTO IN PRECEDENZA

Continuo a leggere sui social – anche se mi è capitato di essere presente direttamente a certe discussioni (in cui non sono intervenuto per evitare polemiche) -, i commenti sempre meno lusinghieri di alcuni nuovi artenesi. Chiamo così quelle persona che per motivi di lavoro sono state costrette (è proprio il caso di dirlo) a risiedere ad Artena, ma che trovano la città brutta, sporca e cattiva, come quei personaggi di un gran film di Ettore Scola. Il film parlava della vita di alcune famiglie della periferia più degradata di Roma negli anni sessanta settanta, e tratteggiava figure inquietanti, negative e capaci di fregarsi l’un l’altro a dispetto dei legami familiari. Riferendomi alla considerazione che questi nuovi artenesi hanno della Città, sto evidentemente estremizzando, ma è chiaro che emerge, nei loro commenti sulle dinamiche cittadine, un astio e un’incomprensione che è davvero inconcepibile. Detto questo mi preme sottolineare che la stragrande maggioranza dei trapiantati ad Artena hanno il massimo rispetto della nostra Città, la considerano davvero la loro seconda Patria. Si sentono onorati di appartenere al nuovo tessuto sociale. Mi riferisco, quindi, a una minoranza di persone che non hanno davvero compreso il senso stretto della parola comunità. Faccio questa precisazione perchè in molti, forestieri amici ma anche appena conoscenti, si sono sentiti colpiti dalla precedente stesura dell’articolo. Era stata fatta con la pancia, nel senso che era scaturita dopo aver ascoltato una conversazione di alcuni residenti non locali che ne dicevano di cotte e di crude contro Artena e gli artenesi. Questa mio dissapore è stata amplificato subito dopo da alcune letture di post letti sui social e che vi vado a riassumere.

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C’è ad esempio quello che si lamenta per l’abbaiare del cane, o quello che scrive al Sindaco perché il suono delle campane di Santa Croce lo disturba. Ci sono anche quelli che odiano i botti durante le processioni, o che le luminarie per la Madonna delle Grazie sono inutile e uno spreco di denaro. Poi c’è quello che le buche non si aggiustano, e quello che al Comune sono tutti ignoranti, o ancora l’altro che pensa che il ritiro dell’immondizia così non va bene. Ce ne sono alcuni, che dietro il PC sono produttori di innumerevoli consigli, e tanti altri che dichiarano che il Centro Storico è sporco e mal odorante. E poi ci sono quelli che non sanno nemmeno cosa è Artena, quelli che vi abitano, da qualche tempo, ma non sono mai andati al di là della rotonda di via Marconi. Ci sono i tuttologi che riescono a dire la loro su come si governa, su come si fanno le feste, su come si rattoppano le buche, su come si devono comportare i commercianti. E poi, per ultimi, ma non ultimi, ci sono quelli che gli artenesi sono praticamente da rifare. Insomma una varia umanità che si è ritrovata in questo buco dell’inferno (secondo il loro giudizio) e ci stanno come il cane sta alla catena.

A questi forestieri “imprigionati” dalla Città mi fa piacere far sapere che ognuno è liberissimo di pensarla come vuole, su questo non c’è nemmeno da discutere, però è prassi che quando si conosce una persona per la prima volta, prima di giudicarlo dovrebbe essere conosciuto a fondo, magari dovrebbe essere vissuto, solo allora – forse – si è capaci di stabilire chi è davvero quella persona che ci sta di fronte. Ecco, il consiglio che darei a questi pochi sfortunati residenti di Artena, ma non artenesi, è quello di vivere di più la Città. Di uscire dalle loro case e farsi una passeggiata al Centro Storico, chiacchierare con le persone che lo abitano, sentirne i profumi ma anche le puzze. Partecipate alla vita della Città, perché anche se voi non lo credete, questa Città una vita ce l’ha! Ha le sue dinamiche, che ammetto possono essere a volte chiuse e diffidenti, ma abbiate il coraggio di schiuderle, e lo potete fare mettendovi in prima linea, iscrivendovi ai tanti vari comitati e alle associazioni che pullulano ad Artena (forse sono anche troppe). Volete cambiarla questa Citta? Fatelo mettendovi in luce e non dietro il PC. Partecipate alla vita sociale del Paese. La prima volta sarete respinti, lo so, perché noi artenesi siamo un pò così: “ma questo forestiero viene qui per comandarci?” Poi, però, siamo pronti a darvi tutto. Se vi integrate (parola che odio e che non esiste nel mio vocabolario perchè penso davvero che ognuno E’ del posto dove vive in quel momento) nel tessuto sociale della Città vivrete una meravigliosa esperienza e la vostra permanenza ad Artena ve la ricorderete per sempre; se, invece, volete per forza guardare al lato negativo sarà per voi una vera sofferenza perché Artena è questa, lo è dal 1557, quando un Papa crudele e stolto decise di cancellarla ma non vi riuscì perché il carattere e la fierezza non si possono combattere con le fiamme e con le cannonate. Ecco, cominciate a studiarvi la storia della Città che vi ospita e vi sarà tutto più chiaro. Vi auguro, con tutto il cuore, che il vostro soggiorno ad Artena lungo o corto che sia, comunque vi sorrida e vi faccia stare bene.
Ai miei amici e agli altri non artenesi che si sono sentiti accomunati in questo calderone di disprezzo che ho descritto, posso dire che ho estremizzato un pensiero, ma che sia io che la Città sappiamo distinguere alla perfezione chi possiede innato il senso della Comunità. Non volevo che vi sentiste tutti rei, e me ne scuso se ho dato questa impressione, volevo che si sentissero colpevoli solo quelli che disprezzano il posto dove vivono e questo è riferito anche agli artenesi incontentabili.

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