Sulla spiaggia. Storie di ordinario razzismo

vu-cumpra

La storia che vi voglio raccontare è successa a me personalmente, nel senso che ho assistito con i miei occhi al brutale comportamento di una masnada di giovinastri, forse ancora minorenni, che sono lo specchio dell’incresciosa realtà che vige oggi in Italia.

Il teatro della vicenda è una spiaggia privata del litorale tirrenico. Sono le dieci del mattino, il lido è ancora semi vuoto. Ci sono io e la mia compagna di vita; mentre negli ombrelloni a fianco del mio hanno preso posto tre giovani coppie con i figli molto piccoli. Poi, sparsi, ci sono altri ombrelloni occupati per lo più da famiglie.

E’ un lido che conosco, considerato che le mie vacanze al mare della zona le passo sempre fra quegli ombrelloni. Conosco, quindi, gli innumerevoli venditori che ti propongono occhiali, braccialetti, orecchini, collanine, asciugamani, massaggi, borse, ecc: mai hanno dato fastidio ad alcuno. Sono africani provenienti dal Maghreb e molti di loro anche dall’Africa subsahariana; poi ci sono molti asiatici: indiani, pakistani, cingalesi. Gente, insomma, che cerca di sbarcare il lunario proponendo merce, per lo più contraffatta o scadente, probabilmente proveniente da una più ampia distribuzione i cui capi sono certamente italiani legati alla criminalità mafiosa. Ma questa è un’altra storia.

Intorno alle dieci e mezza, a distanza, si comincia a sentire un vocio confusionario che si avvicina ai nostri ombrelloni. Si tratta di un gruppo di dieci ragazzi e tra loro sono tre le ragazze.

Non parlano, gridano! Lo slang usato li colloca residenti certamente in qualche zona della nostrana Capitale.

Prendono tre ombrelloni proprio dietro il mio e poi continuano a schiamazzare. Due di loro, gli atteggioni del gruppo, in realtà i più idioti, prendono subito di mira un venditore asiatico. Si fanno dare gli occhiali con la scusa di provarseli, e una volta avuti filano di corsa dentro il mare; mentre il venditore resta allibito sul bagnasciuga. Passano cinque minuti e i due cretini restano ancora in acqua, mentre gli altri dietro di me, come finora hanno fatto, continuano ad urlare mandandosi a quel paese a vicenda e ogni loro discorso è condito da parolacce e bestemmie, noncuranti della presenza anche di numerosi bambini. Una Mamma comincia ad alterarsi e affronta i giovani chiedendo di non bestemmiare. Quelli nemmeno se la filano.

Nel frattempo gli idioti in acqua accorgendosi della presenza del venditore in attesa, lo apostrofano da lontano: “Oooo, ancora lì stai. Ma te ne vòi annaff…… Nu rompe er c…… Vatteneeee”.

Il povero asiatico, per evitare storie, decide di andarsene. Solo allora i due idioti escono dall’acqua e mentre vanno verso l’ombrellone dei loro colleghi urlano “Aooo ecco i primi che se semo fregati, aprite la borsa”.

Già a quel punto dovevamo intervenire. Non l’ho fatto io, pur avendo il sangue nelle vene che mi ribolliva, non lo hanno fatto quei giovani mariti che stavano vicino a me, anche se vedevo uno di loro davvero inferocito.

Gli stessi due idioti, che dopo cinque minuti sdraiati, già volevano nuovamente rendersi imbecilli, decidono che devono andare a farsi una passeggiata. “Oooo annamo a fasse ngiro”.

Questi due idioti erano i leader di questo eterogeneo gruppo di m.

Tornarono dopo una mezzoretta: “Eeeee, aprite le borse, n’avemo fottuti artri due”.

Non contenti, appena tornati, puntarono un altro venditore. Anche lui asiatico che arrivò di corsa perché nella sua testa pensava al guadagno futuro.

I soliti idioti con la scusa di provare gli occhiali, ne presero un paio e – come prima – si diressero di corsa dentro l’acqua. Questa volta, però, il venditore per nulla intimorito li attese. Anzi, più volte chiedeva ai sodali che erano rimasti stravaccati sulle sdraio se pagavano loro. “Ma chi te se nc…. – risposero i baronetti con malcelato fastidio – ma sei sicuro che te se so presi gli occhiali? Ma guarda che te li hanno ridati”

Ma il venditore insisteva: “Chi mi paga gli occhiali?”

Ma chi te se frega, guarda che te stai a sbaglià, te l’hanno ridati – continuavano gli stravaccati imbecilli.

I due uscirono dall’acqua e tornarono agli ombrelloni, e alle rimostranze del venditore negarono di aver preso gli occhiali. Ma l’asiatico insisteva giustamente.

Mo c’hai rotto er c…., te ne vòi annà

Io chiamo le guardie – diceva il venditore.

Ma chiama chi c. te pare, tanto no stai a regola e le guardie se la pigliano co te”

No, io sto in regola e mi dovete pagare gli occhiali

Ooooo ma vattene affan….., pezzo di m., negro der c. ma che voi comandà qui….. N’hai capito che te damo na sveglia, negro de m….Vatteneeee”.

L’urlo si spezzò in gola allo scemo. Uno dei giovani mariti era scattato di botto e aveva preso l’idiota per il collo. Ero indeciso se lasciarlo fare, poi, però, il buon senso ti consiglia per il meglio, e sono scattato di botto anch’io per cercare di fermare il giovane marito che stava stringendo sempre di più l’idiota. In quel momento tutta la spiaggia si diresse verso quel gruppo di giovani cialtroni che aveva anche la prosopopea di protestare nei nostri confronti, sorpreso che tutti difendevamo un extra comunitario. Anche noi – per una volta – diventammo cattivi e con parole irripetibili, uomini e donne cinquantenni (e più) invitarono (eufemismo) quegli idioti, che per età potevano essere nostri figli (per carità!!!!), ad andarsene.

Con la coda tra le gambe il gruppo lasciò l’arenile sempre più sorpreso dalle nostre invettive e proteste verso di loro. Qualcuno degli idioti provò a reagire, ma tutta la spiaggia lo invitò ad andarsene per evitare ulteriori guai.

Due Italie si sono incontrate su una spiaggia romana: quella becera e cafona, quella intollerante e prepotente, razzista e menefreghista, cattivista come certi rappresentanti che aizzano questo tipo di comportamento; e l’Italia perbene, quella che non ti aspetti di questi tempi, ma che c’è, e se reagisce vince!

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