La Biblioteca che non c’è…o c’è?

I FRANCESCANI HANNO PORTATO VIA ANCHE LA LORO PRESTIGIOSA BIBLIOTECA?

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All’interno del Convento francescano di Santa Maria di Gesù, esisteva (esiste?) una biblioteca pregevole e rara: prestigiosa per la Città di Artena, anche se gran parte della stessa Città ne era completamente ignara. E’ un difetto prettamente nostrano quello di non riconoscere le bontà dei nostri “valori aggiunti”, di quei personaggi o di quelle situazioni, o ancora di quei luoghi, che darebbero visibilità e vigore alla nostra Città, favorendo così anche tante altre iniziative – mi viene in mente quelle legate al FAI di questo ultimo periodo – che riceverebbero maggiori consensi indubbiamente. Ed è un vero peccato (non veniale, certamente mortale invece) che di questi personaggi, di questi luoghi, di queste situazioni ci si occupa sempre in un secondo momento, quando non se ne può fare a meno o quando arriva qualcuno che ce lo fa notare. Allora tutti pronti a salire su quel carro e a tessere lodi sperticate verso le eccellenze nostrane che fino a ventiquattr’ore prima erano del tutto sconosciute. Un lungo preambolo – lo capisco – per invitare ad essere più attenti alle cose che ci sono vicine, alla nostra cultura, alla nostra tradizione, alle nostre Donne e ai nostri Uomini. Non innamorarsi troppo di quelli che millantano crediti su Artena ma che alla resa dei conti sanno far poco il loro lavoro, soprattutto perché vengono da diversi contesti e territori. Abbiamo il cuore sempre pieno per taluni personaggi e del tutto vuoto per i nostri vessilliferi.

Ma torniamo alla Biblioteca del Convento francescano. Rara, come dicevamo, e preziosa, fondata da un padre della Chiesa, Gerolamo da Montefortino. A questa Biblioteca il Serangeli donò l’intera sua collezione di libri e tutti i suoi manoscritti compresi la Selva Genealogica e la monumentale storia di Montefortino in quattro tomi (contenuti in copia anche presso la biblioteca comunale).  Nel 1873 la Biblioteca francescana era dotata di quasi cinquemila volumi, ed era talmente prestigiosa che il Commissario Governativo Ettore Novelli la ispezionò dichiarandola di dominio dello Stato, nonostante l’energica protesta dei frati francescani del tempo. Fu grazie a Padre Tito Latini che la Biblioteca venne riscattata per una somma di cento lire, e venne fornita di ulteriori libri. Per questo al padre Tito venne dedicata una stele marmorea posta sul lato destro della Cappella di San Francesco.

Nel 1915 la Biblioteca subì notevoli danni per il terremoto, ma i religiosi seppero con lungimiranza restaurarla e l’aprirono al pubblico. Fu in quell’occasione che il principe Barberini la visito e ne cantò le lodi invitando altri principi romani a visitarla e a farla conoscere. Durante la seconda guerra mondiale i tomi furono spostati a San Francesco a Ripa, dove era presente un altrettanto biblioteca rilevante, ma alla fine degli anni sessanta i volumi furono riportati presso i locali del Convento di Artena.

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Questa prestigiosissima Biblioteca contiene un incunabolo. Nel Mondo si stima che siano 450.000 gli incunaboli, di cui 110.000 in Italia. Si tratta di uno dei primi libri stampati e miniati con la tecnica fondata da Gutenberg a Magonza. Quando visitammo la Biblioteca il frate francescano che ci accompagnava, facendoci vedere il libro, ci disse che risaliva al 1480, ed era una delle primissime copie anche colorate. Ma la biblioteca contiene anche 298 volumi del cinquecento, 877 edizioni del ‘600, ben 1204 volumi del ‘700 e la bellezza di 3500 edizioni dell’ottocento.

I testi hanno un indirizzo ben preciso: teologia cristiana ad esempio; ma anche storia e geografia della Chiesa antica, oppure origini della Chiesa cristiana e storia delle congregazioni e degli ordini religiosi. Opere che fanno gola a numerosi studiosi e teologi, che venivano spesso a consultare i volumi per le loro ricerche.

Ora, però, con la faccenda – per noi incresciosa e inaudita – della chiusura del francescanesimo ad Artena, con l’allontanamento dei francescani che erano rimasti grazie a una decisione incomprensibile generata dai capi dell’ordine, che con un colpo insensibile di spugna hanno cancellato ben cinque secoli di storia e di comunione fra Montefortino/Artena e il francescanesimo, della prestigiosa biblioteca non si sa più nulla. C’è chi dice che il luogo sia rimasto ad Artena e per visitarlo basta chiedere l’autorizzazione; ma c’è anche chi dice che la biblioteca sia stata liberata da ogni volume, e che le opere sono state portate a San Francesco a Ripa. Quest’ultima ipotesi può essere veritiera considerato che se non ci sono più i frati che senso avrebbe confermare la biblioteca francescana? E’ chiaro che spero di sbagliarmi, ma è anche vero che nessuno, e sottolineo nessuno, ha mai effettuato un opera di convincimento verso l’ordine affinchè almeno la biblioteca restasse al suo posto.

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Allora la mia proposta alla amministrazione che sta governando attualmente è chiara. Qualora la biblioteca e l’archivio fossero stati spostati in altro luogo, fate tutto quello che è in Vostro potere per riportare le opere ad Artena, dove sono state presenti per secoli. Se, invece, la Biblioteca fosse ancora nei locali del Convento pensate a chiederne la custodia e la gestione: i libri certamente non fanno mangiare, come non fa mangiare la cultura in generale, ma a volte il nutrimento dell’anima può essere molto più appagante di quello dello stomaco.

Vittorio Aimati

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