Artena, la sua storia comincia a N’grognalito

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Per un millennio e mezzo – più o meno – la storia della nostra Città si è svolta tra le vie, i vicoli, le viuzze di quello che noi oggi conosciamo come Centro Storico. Fino a mezzo secolo fa, però, quello che attualmente è Borgo Antico, era Centro urbano, ed era la culla della storia di ogni famiglia di questo sogno verticale, perpetrato dalla fantastica mente di Scipione Borghese, grazie agli urbanisti più straordinari del XVII secolo.

E’ stato fortunato il Paese di Montefortino (Artena), soprattutto nel periodo che va dalla seconda metà del Cinquecento e fino ai primi trenta anni del secolo successivo. Fortunato perché ha avuto l’ultimo feudatario della famiglia Colonna, e il primo dei Borghese, che sono stati i più grandi mecenati del tempo: Marzio Colonna e Scipione Borghese. Marzio incentivò ogni tipo di arte nel suo feudo, che comprendeva anche Zagarolo, Cave e Gallicano, addirittura ospitando il Caravaggio in fuga dopo l’omicidio di Ranuccio Tommasoni. Scipione Borghese è stato in assoluto il più importante collezionista italiano e il committente di opere pregevoli a Roma ma anche ad Artena.

Ma la fantasia del Borghese è andata oltre ogni immaginazione quando ha pensato ad Artena. Era talmente elevata la considerazione che il cardinal nepote aveva per la nostra Città, che nella sua idea Montefortino doveva diventare una sorta di città Stato, una Città, cioè, che doveva godere di un grado più o meno ampio di sovranità, e i monumenti di cui l’ha dotata lo dimostrano ampiamente, come lo testimonia la pianta viaria realizzata all’interno della Città stessa. Il Borghese ha preteso un ingresso davvero monumentale per la Città e ha commissionato a Johan Van Santen (Vasanzio) una porta che doveva essere un Arco trionfale come quelli che se ne vedevano nella Città eterna. Nessuna altra comunità, non solo nelle vicinanze, può vantare un Arco di ingresso così maestoso e soprattutto distinguente: si vede l’Arco e si deve immaginare già la grandezza di Artena.

In tempi remoti la Città vantava ben sei quartieri e tra essi quello di Santa Croce, edificato tutto attorno all’omonima Chiesa Collegiata, esempio ulteriore di grandezza, occhio vigile sulla vallata sottostante. Ed è proprio di quel quartiere che vi voglio scrivere, ed è mio desiderio raccontarvi, seppur brevemente (sto ampliando il lavoro per una prossima pubblicazione), una storia che ai più è sconosciuta e altri hanno dimenticato.

L’originario quartiere di Santa Croce lambiva altri tre vicinati: quello della Porta di Sopra, quello del Castello e quello di Santo Stefano. Per essere precisi cerco di tracciare i confini dei territori. Il quartiere della Porta di Sopra era rappresentato dalle abitazioni che da Fuori di Porta erano state realizzate sulle strade che oggi noi conosciamo come Via Santa Maria, Via D’Alessandris e via della Fortezza, arrivando circa al punto dove si interrompono i gradoni di Via Maggiore. Il quartiere del Castello era quello che si adagiava alle pendici del vecchio maniero di Montefortino distrutto dalla Desolazione del 1557, nel luogo che oggi riconosciamo come la Rocchetta. Il quartiere si dipanava su parte di via della Fortezza, scendeva verso l’attuale piazza della Resistenza e raggiungeva via Vittorio Emanuele. Il quartiere di Santo Stefano era riconoscibile perché insisteva su quella che oggi noi sappiamo come via Cavour, arrivando fino alla vecchia abitazione di Stefano Serangeli. A far da cuscinetto fra i tre quartieri vi era quello di Santa Croce. Partiva dall’abitazione del Serangeli, dove oggi comincia via Crognaleto, e arrivava fino a metà di via Maggiore. Questo era il quartiere più popoloso dell’intera Montefortino: pensate, infatti, a quante strade intersecano, a scendere e a salire, via Crognaleto e via Maggiore.

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Esiste oggi un’espressione prettamente dialettale che indica la zona: N’grognalito. Attenzione, ancora oggi si dice “andiamo a N’grognalito” per indicare il luogo. Anche se volendo essere precisi, e – soprattutto – ascoltando i residenti, non bisogna confondere N’grognalito con via Maggiore. Io credo, invece, che N’grognalito era l’intero quartiere di Santa Croce, anche se è chiaro che l’espressione dialettale arriva fino a noi da via del Crognaleto.

Se guardate gli scritti del Serangeli (XVII – XVIII secolo), già appare la via del Crognaleto, il Serangeli la chiama Corgnaleto e indica ben 75 famiglie che la abitano per un totale di 365 persone, e mentre le altre strade hanno più volte cambiato nome, quella strada non lo ha fatto mai. E questo è già un mistero! Ma l’arcano più grande è il motivo per cui la strada più importante e più popolosa della Città Antica, quella che collegava ben quattro quartieri, si è chiamata via del Crognaleto.

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Sono solo ipotesi quelle che si possono avanzare, ipotesi non supportate nemmeno dalla fonte più flebile. Io ne ho avanzate sempre tre e ve le voglio raccontare.

La prima, forse la meno plausibile, ci dice di una presenza nella zona, quando la Città non era ancora sviluppata come lo è attualmente, di gruppi ampi di piante di Corniolo. Si tratta di arbusti, o alberi davvero piccoli, longevi a volte plurisecolari. La parola Corniolo in dialetto è diventata Corgnale quindi il luogo è stato identificato come Corgnaleto e poi Crognaleto.

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La seconda ipotesi potrebbe esser più concreta, anche se ugualmente indimostrabile perché non esiste fonte a spiegarcela. Nel XV secolo parroco della Chiesa di Santo Stefano era don Berardino de Corniaribus, uomo di profonda fede ed immensa bontà. Don Berardino era reputato un Santo dalla comunità del tempo, e alla sua morte, nulla ci vieta di pensare che una strada della Città, magari quella dove abitava, fosse indicata con il suo nome. Con il passare del tempo e con il vizio di storpiare i nomi nel dialetto locale, Corniaribus può essersi trasformato in Crognaleto.

L’ultima ipotesi che sostengo, anch’essa da validare concretamente, magari con il ritrovamento di qualche fonte, è quella che ci racconta di un Paese in provincia di Teramo che si chiama Crognaleto, situato tra il Gran Sasso e i Monti della Laga. Vi voglio mostrare anche una foto di questa Città, e poi raffrontate il campanile della Chiesa di Crognaleto con quello della Chiesa di Santa Croce nella Montefortino del XV secolo che vi mostro ugualmente. L’ipotesi ardita è che abitanti di Crognaleto si siano trasferiti a Montefortino e qui abbiano voluto ricordare il loro paese di origine, realizzando una Chiesa simile alla loro e dando il nome alla via più importante della nuova Città.

Crognaleto

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Sono ipotesi, evidentemente, in questo ultimo caso l’ipotesi può essere definita anche fantasticheria, ma tutto è possibile in una Città che ancora oggi è troppo silenziosa sul suo passato e sulle sue origini.

                                                                                                             Vittorio Aimati

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