Champions. La Juve e l’esperienza della paura

arbitro_cakir_dybala_juventus_realmadrid_2017_2018_1080x648Il Madrid non ha voluto affondare, anche se ci ha provato ad umiliare la Juventus, viste le traverse che hanno impedito che il passivo fra le due squadre già triste, diventasse mestissimo. Anche il 3-0 è per la Juve un risultato davvero avvilente, e lo è per tante ragioni. Innanzitutto lo è perché dimostra che tra Cardiff e ieri (un anno di distanza) non è cambiato il vento, anzi, la forbice tra i due teams si è ulteriormente allargata, e questo è il secondo fattore demoralizzante: essere presi letteralmente a pallonate! Il secondo tempo è lo specchio dell’umiliazione. La Juve è oggi squadra senza ritorno, che ha vinto in Italia (e forse lo farà ancora quest’anno), ma che non è mai stata all’altezza europea, e non è questione di uomini, o meglio, non è solamente questione di calciatori, è, per lo più, senso di impotenza di fronte a una manifestazione che, invece di esaltare, annichilisce la Juventus come nessuna altra squadra. Voglio dire che la Juventus affronta la Champions con un timore reverenziale che va al di la di ogni spiegazione di tecnica calcistica. La Juve ha paura della Champions, e ti accorgi di questo ogni volta che i calciatori entrano in campo per affrontare la squadra di turno. Gli occhi degli undici bianconeri sono sempre spenti, anche quelli dei cosiddetti senatori. Non c’è alcun lampo in quello sguardo, e non c’è futuro. Poi le partite si aggiustano e arrivano prestazioni (poche per la verità) come Barcellona (lo scorso anno) e Tottenham (quest’anno). A queste partite, sopra la media, non dimentichiamo però di aggiungere due finali perse con 7 gol subiti, e con gare davvero da non raccontare. E se vogliamo andare indietro nel tempo, non bisogna dimenticare che una Juventus ben più forte dell’attuale (quella di ieri col Real) ha perso una finale ai penalty con il Milan, e ancor prima, dopo aver vinto ai rigori (sottolineo rigori), ha perso due finali consecutive con Dortmud e con un mediocre Real. E siccome a noi juventini piace farci male, evidenzio che la Juve di Bettega, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek fu “uccellata” da Magath (Amburgo) in una finale assurda nel 1983.

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Questa è paura! Ed è esperienza della paura, nel senso che alla Juventus si tramanda questo tipo di conoscenza, forse si respira nello spogliatoio e tra i fili d’erba dello stadio, ma è certo che chi arriva alla Juve si allinea. Ed è normale, perché alla Juventus ci si allinea sempre: lo si fa nel rispettare ogni avversario, lo si fa nella cultura della vittoria e in quella della sconfitta, ed è normale che lo si faccia anche nell’esperienza della paura. Anzi, a dirla tutta, è ancora più profonda la malattia da Champions: è paura di avere paura, e la partita diventa uno steccato altissimo, dove la Juve si chiude, si rintana, appunto, con le sue paure, e gli altri, quelli fuori dello steccato, si divertono e vincono. Sarebbe necessario uno psicologo che aiuti la squadra di Torino a saltare e superare il recinto. Ci sono questi psicologi! Me ne verrebbero in mente alcuni: Ibrahimovic, Cassano, Balotelli. Attenzione, non sto parlando di calciatori, sto parlando di personalità, di caratteri, cioè, che con la loro sfrontatezza, non saprebbero allinearsi ma saprebbero infondere quell’aria ribelle, anticonvenzionale e anticonformista che è necessaria per superare ogni tipo di steccato.

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La partita di ieri ha testimoniato tutto questo: il Madrid fuori dalla staccionata a giocare e divertirsi, la Juve dentro a contrirsi. Poi, però, a volte – come detto – le partite si aggiustano, perché magari l’allenatore ha l’idea geniale che apre il recinto, o il fuoriclasse di turno (ma ci sono alla Juve?) tira fuori il coniglio dal cilindro. Non ieri, però! Alcune cose sono sembrate davvero irresistibilmente incongruenti. Il loro centrocampo era composto da Modric, Isco, Kroos e Casemiro; quello della Juve da Khedira e Bentancur. Loro avevano sulla fascia Cristiano, e la Juve rispondeva con Alex Sandro, un difensore a fare l’ala, e Douglas Costa, un’ala a fare il difensore. Al posto di Allegri avrei scelto un più redditizio 4-3-1-2, con Rugani su quel di Barzagli e con Matuidi e Marchisio a sostenere Khedira. Per ultimo avrei scelto Dybala e lo avrei messo dietro a un solitario (troppo) Higuain e avrei rischiato Mandzukic, l’unico anticonformista che sta alla Juve. Ma io faccio lo scribacchino e l’allenatore da strapazzo.

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