L’incipit del mio libro ARATO E SEMINATO COL SALE (1557)

La seconda edizione del mio libro ARATO E SEMINATO COL SALE, ovvero l’eccidio di Montefortino (1557), ha visto la luce il 23 Marzo scorso. Il libro originariamente pubblicato nel 2003, è stato aggiornato e rivisitato, anche alla luce di ulteriori ricerche. Di seguito pubblico l’incipit che potete leggere nelle pagine interne della copertina.

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L’aratura e la semina del sale, triste esercizio posto in atto da un papa crudele nei confronti di una intera comunità. La storia dei giorni del Maggio del 1557, quando il Castello di Montefortino (Artena) viene prima assediato, poi conquistato, quindi raso al suo e incendiato e, per ultimo, viene fatto oggetto di questa barbara usanza che aveva colpito già Cartagine (ad opera dei Romani).

Furono scavati solchi con l’aratro che vennero riempiti di sale, per rendere il terreno sterile, in modo che non potesse più rinascere nulla su quel territorio dichiarato maledetto da un pontefice spietato e privo di ogni carità cristiana.

Questo libro parla di un Urbicidio bello e buono.

Il neologismo è entrato a far parte della lingua italiana solo dopo quello che è accaduto ad alcune città dell’ex Jugoslavia durante la guerra fratricida degli anni novanta. Città come Mostar e Serajevo, vengono fatte oggetto di distruzione totale con inumana ferocia. E prima di loro Gerusalemme, Gerico, Troia, Cartagine, appunto; ma anche Milano, Lodi e Mantova, anche loro arate e cosparse di sale. Dopo quel tempo, però, gli urbicidi spariscono perchè le guerre vengono combattute sui campi di battaglia, di fronte gli eserciti, lontani dalle Città. L’obiettivo non era più la metropoli, era il bottino, la conquista del territorio, i prigionieri.

montefortino territorio paese antico

Quando si decide nuovamente di attaccare le Città lo si fa perchè queste sono un simbolo. La distruzione di Cartagine, ad esempio, è per i romani la definitiva sconfitta dei rivali e l’imposizione del predominio.

La distruzione di Montefortino è stata per quel papa crudele e vigliacco, la definitiva vittoria nella guerra di Campagna e Marittima, e la sua dimostrazione di forza. La caduta di Montefortino era la testimonianza tangibile della onnipotenza del papa.

Proprio perchè la nostra comunità è stata oggetto di un urbicidio, che è l’uccisione strategica e chirurgica della Città, Montefortino (Artena) merita tutto il nostro rispetto. Meritano rispetto e venerazione, oserei dire, i suoi abitanti, perchè la Città è la materializzazione più evidente delle persone che l’hanno abitata nel passato e che la abitano nel presente. Mutano di continuo, vengono curate, ferite, e a volte uccise.

Non avere cura della nostra città è non avere cura di noi stessi.

Ricordo questo tragico momento di Montefortino (Artena), affinchè non vadano perdute fierezza e orgoglio, passione e determinazioni, sudore e fatica, che da sempre sono elementi che contraddistinguono l’intera nostra comunità.

palazzo borghese vecchia maniera

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